TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/Passione all’italiana

di Mario Fratti

Quando gli amici dall’Europa mi domandano che cosa devono vedere, il meglio di New York, sono spesso a disagio. Non è facile indicare il meglio. Quando però c’è in scena passione italiana, la risposta è ovvia. Andate a vedere “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller (Cort Th., 138 West 48th Street) e “Tosca” di Franca Valeri (338 West 23rd Street - Cell Th.).

Quando hanno annunciato una ripresa di “A View from the Bridge” eravamo un po’ preoccupati perché hanno scelto, come protagonista femminile, una “stella” del cinema. Per vendere biglietti, si diceva. Ebbene la ben nota matura Scarlett Johansson ci ha meravigliati e deliziati con la sua spontanea, commovente recitazione. La sua Cathertine convince. E’ semplice, dolce, affettuosa, innocentemente, con Eddie (Liev Schreiber) che l’ha ospitata ed allevata nella sua modesta casa a Brooklyn. Sua moglie Beatrice (la convincente Jessica Hecht) ha qualche vago sospetto sulle intenzioni di suo marito anche perché, da tempo, viene trascurata come moglie. Gli italoamericani sono generosi. Arrivano due immigrati illegali per trovar lavoro. Due fratelli ben differenti. Marco (Corey Stall) ha famiglia in Italia e lavora sodo per guadagnare e poi tornare. Rodolfo (Morgan Spector) è invece affascinato dalla vita a New York, vuol restare e c’è il vago sospetto che s’innamori di Catherine per aver la carta verde. Eddie lo accusa ma in verità Rodolfo è veramente innamorato, pronto a sposarla.

Tragedia, illustrata sapientemente dall’avvocato Alfieri (il sereno, perfetto Michael Cristofer). Allude a un possibile desiderio incestuoso da parte di Eddie. Avverte Eddie, paternamente, di permettere ai due giovani di sposarsi. Tragedia, gelosia, tradimento. Un clima da tragedia greca. Possibile anche fra modesti lavoratori; Miller ci ricorda che non si deve essere sofisticati sovrani per odiare e tradire ad alto livello. Perfetto, consigliato.

E’ poco noto qui in America che abbiamo numerose commediografe. Una ventina. Cito solo qualche nome: D. Maraini, M. Boggio, E. Franchi, N. Ginzburg, P. Monaco, F. Rame, e molte altre. S’ignora anche il fatto che la prima a sfondare sui palcoscenici italiani come scrittrice ed attrice è Franca Valeri (ora quasi novantenne, ancora attiva). Il teatro KIT-Kairos presenta due bravissime, convincenti attrici in “Tosca”, una storia che avviene in portineria mentre si sentono le urla del torturato Mario Cavaradossi. Laura Caparrotti usa, con grandi effetti comici, il dialetto romano. Marta Mondelli presenta una volubile moglie dell’invisibile torturatore che rivela un passato da attrice, disposta a tutto per sopravvivere ed aver successo. Una coppia magnifica che merita migliaia di spettatori.

Il regista James Jennings ci ricorda che Shakespeare amava l’Italia e la sceglieva per drammi di passione. Mostra ora nel teatro ATA (314 West 54th Street) “La bisbetica domata”, appassionata ribelle padovana che non vuole accettare l’aggressivo marito. Coppia perfetta. Jessica Jennings è sinuosa e sensuale mentre cerca di evitare gli abbracci di Petruchio, l’italiano Michael Matucci che ha lasciato la sua carriera di modello in Italia per affermarsi qui a New York. Un buon inizio. E’ preparato e convincente, con buon controllo della lingua inglese. Compagnia ben scelta e ben diretta da Jennings; abile, con appassionata energia.

Di tanto in tanto abbiamo un “giallo” ben costruito. Si tratta questa volta di “Phantom Killer” di Jan Buttram (Strelsin Th., 312 West 36th Street). Solo tre personaggi, perfetto quindi anche per i teatri europei. Siamo in Texas ed una coppia, apparentemente innamorata, si è appartata fra gli alberi. Temono un assassino che circola da giorni nella campagna. Rumori, timori, una pistola. Appare uno sceriffo più o meno minaccioso (Dennis Bess). La fragile Bessie (Wrenn Schmidt) ed il suo nervoso amante (Jon McCormick) temono per la loro vita. Gli sceriffi texani hanno una pessima reputazione. Ebbene, molti risvolti, molte sorprese. Com’è necessario in valide storie piene di suspense.

Sam Shepard riappare a New York in due produzioni. “True West”, prodotto dal teatro Athena (direttrice artistica Veronique Ory) e al teatro Lion (410 West 42nd Street). Vien rappresentato spesso per l’affascinante, teatrale lotta fra due fratelli che si odiano ma alla fine decidono di andare insieme nel deserto,. Psicologia bizzarra ed insolita. La regista Jen Forcino ha ben scelto Ryan Spahn come Austin, il sensibile scrittore e Brionne Davis come Lee, l’aggressivo, geloso individuo che non conosce regole. Ruba, minaccia, impone la sua volontà. Molti applausi.

Due eccellenti attori anche in “Ages of the Moon”, sempre di Shepard, al teatro Atlantic (336 West 20th Street). Anche qui due individui che sono amici ma solo fino a un certo punto. Ames (Stephen Rea) ha invitato a casa sua Byron (Sean McGinley). Bevono e rivivono vari episodi della loro vita, dopo quarant’anni. Ovviamente hanno differenti versioni dei loro incontri. Ames è ora solo perché la sua bella fidanzata lo ha abbandonato. E’ aggressivo e minaccia l’amico con un fucile carico. Spara e distrugge un ventilatore (ottimo effetto scenico). Torna un po’ di calma ed attendono l’eclissi della luna. Personaggi disperati nel mondo di un autore che ha successo ma è insoddisfatto. C’è sempre un nemico nella sua vita, nei suoi testi.

Monologo del mese è “Enigma”, scritto e recitato dal bravo attore Michael Aronov. Ha la lingua avvelenata ed accusa tutti. Afferma anche che siamo in America troppo generosi e tolleranti con gli stranieri (Clurman Th., 410 West 42nd Street). Aronov? Straniero pure lui?