PUNTO DI VISTA/Pane e cipolla anti ville

di Toni De Santoli

Noi che viviamo di pane e cipolla, noi che facciamo attenzione ai 10 euro, noi che, come i Romani antichi, interroghiamo il futuro seguendo il volo degli uccelli la mattina nel cielo terso o plumbeo che esso sia, siamo felici di vivere “a pane e cipolla”, felici di contare i 10 euro, felici di indagare (sebbene inutilmente!) nel Futuro. Abbiamo amici, anzi, abbiamo tanti amici. Siamo circondati da persone alle quali stanno a cuore le nostre sorti. L’amicizia di quelle persone è disinteressata. E’ cristallina. Pulita, quindi. Riceviamo un abbraccio e sappiamo che con quell’abbraccio nulla in cambio si chiede. Riceviamo un sorriso e sappiamo che quel sorriso è sincero, adamantino.

Innocente. Come innocente è, appunto, l’amicizia, l’amicizia vera, quella di antichissimo stampo romano (“Fa’ il massimo del bene ai tuoi amici e il massimo del male ai tuoi nemici” – Perfetto!). Il nostro sudore è simile, anzi, identico, al sudore dei nostri amici. Le gioie dei nostri amici, sono le nostre gioie. Sappiamo che, nel momento del bisogno (il momento che può sempre capitare…), troveremmo porte spalancate, avremmo accesso al desco bene imbandito, ci verrebbe assegnato un letto comodo e caldo. Non ci verrebbero poste domande. Non ci verrebbero rivolte sollecitazioni. Non noteremmo perplessità negli sguardi di chi ci ospita. No.

Noi bastiamo a noi stessi. Stiamo bene con noi stessi, stiamo bene coi nostri amici. Nessuna frenesia s’agita nella nostra psiche. Non desideriamo ciò che non abbiamo. Gli “ambiziosi” ci fanno quasi pena. Non ce ne fanno però gli ambiziosi ben contenti di disporre di servi, giannizzeri, mantenuti. Loro nemmeno sanno (o se lo sanno ne scacciano via il pensiero…) che, se funzionale ai loro interessi, il servo, il giannizzero, il mantenuto non esitano un istante a mollare il Capo riverito e adulato fino a un’ora prima…

Ora apprendiamo che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è entrato in possesso di un’altra villa, di un’altra villa ancora, quella del “Gernetto”, in Brianza, che già fu dei conti Rognoni e poi dei marchesi Molinari. Secondo il “Corriere della Sera” di martedì 9 febbraio, Berlusconi stesso nemmeno sa quante sono le sue ville, ventisette, si dice. Ventisette… Neppure il Re Sole aveva ventisette ville. Nemmeno i Reali d’Inghilterra, i Windsor, dispongono di ventisette ville. Neanche il Re del Siam vantava il possesso di ventisette fra ville, villini, manieri. E l’Imperatore del Brasile?? Si ‘accontentava’ di un palazzo (splendido, certo) e di due o tre fazende (enormi, certo!), non di più.  Uno dice: “E non dimentichiamo che già settanta o ottant’anni fa, i monarchi scandinavi andavano in giro in bicicletta, come i cittadini qualunque”. No, cari, era una posa anche quella, quindi ipocrita, sciocca! Come posa è quella che si manifesta nelle pulsioni politiche, mercantili, mondane – pulsioni senza sosta - di questo signore milanese catapultato a Palazzo Chigi e che secondo non pochi italiani, i quali ci muovono a compassione (…), sarebbe un secondo Mussolini…

Ma che cosa intende dimostrare questo personaggio che sempre si veste come se stesse per andare a un matrimonio? Che cosa vuole provare, stabilire, fissare, quest’uomo che colleziona ville come noi un tempo collezionavamo “L’Intrepido”, “Il Monello”, “Pecos Bill”…? Quale “demone” lo stimola, lo acceca, lo divora senza che lui stesso se ne renda conto…? Quale?? Che cos’è tutto questo? E’, forse, il tentativo di giungere a un “riscatto”, a un “riscatto genetico” dopo secoli di grigiore, di mediocrità, di rinunce magari immeritate, ingiuste, certo?? Ma, a pensarci bene, così facendo non si rende affatto giustizia ai propri antenati. Anzi, è come inchiodarli di nuovo nel gelido, maledetto, plurisecolare complesso d’inferiorità.

Noi salutiamo con gioia pane e cipolla a pranzo o a cena proprio perché già duecento anni fa a tavola usavamo posate d’argento, Scusate lo snobismo, cari lettori. Ma così è: siamo, sì, snob…