LIBRI/ARTE/Le donne del Tintoretto

di Paolo Petroni

Tutto nasce dieci anni fa dalla scoperta della figura di Marietta, figlia illegittima di Jacomo (come lui si firmava, preferito al tradizionale Jacopo) Tintoretto, cui seguono infinte ricerche e un romanzo nel 2008, "La lunga attesa dell'angelo", il cui successo ha reso popolare il pittore veneziano, con tantissimi fan che arrivano apposta e ne inseguono le opere per tutte le chiese di Venezia. Ora, dopo altre ricerche accuratissime, viaggi tra biblioteche e musei, e una bibliografia di 30 pagine, esce una vera e propria biografia firmata da Melania Mazzucco del pittore e della sua famiglia, con Domenico e Marietta pittori anch'essi [«Jacomo Tintoretto e i suoi figli», pp. 1024, Rizzoli, Milano, 2010, Euro 42,00].

Un biografia poderosa, circa mille pagine saggistiche, ma in cui è ben visibile la mano della scrittrice che conosce la sapienza del raccontare, pur attenendosi ai fatti accertati, ma con la capacità di allargare l'orizzonte senza perdersi, anzi facendo svolgere sotto gli occhi del lettore la vicenda articolata di una famiglia veneziana e della vita di quella particolarissima città nel Cinquecento. Ecco così la grandezza di una storia gloriosa, col culmine della vittoria di Lepanto sui turchi, ma segnata dalla tragedia delle epidemie di peste, e assieme il padre, il tintore Battista Robusti, le donne di Jacomo, da quella prima di sposarsi, alla giovane ma solida moglie sempre tradita, Faustina, poi le figlie che finiscono tutte suore e i figli che cercano una propria strada, sino ai nipoti, rinnegati, di quello che la Mazzucco definisce "il più terribile cervello che abbia avuto la pittura", e in quel terribile rientra anche il carattere, il padre padrone, l'artista ambizioso, che ha un'unico debole, Marietta, pittrice, musicista, donna di talento che si impone in un mondo di maschi, sino a farsi mito.
E attorno, come in un grande romanzo del passato, tra traffici leciti e illeciti, amori e trame in cui la vita sembra superare la fantasia, un brulicare di figure, alcune delle quali, incrociando i destini dei Tintoretto, diventano personaggi anch'esse, dall'alchimista Evangelista Ortense al musicista Julio Zacchino, da Orsola, cortigiana blasfema, alla ribelle suor Maria Isabella.

La capacità di ricostruire della narratrice di «Vita» (premio Strega 2003) e «Il bacio della Medusa» ci fa camminare per le meraviglie e le miserie delle calli di una Venezia, tanto diversa per vita e tanto simile per molti luoghi a quella che conosciamo, tra palazzi e fondachi, tra rive e monasteri, mercati e botteghe d'arte, come tra badesse e maestranze dell'Arsenale, commercianti e nobiluomini, poeti (Pietro Aretino tra tutti) e funzionari della Repubblica, speziali e pittori (Tiziano in testa).

Un'opera imponente, che pure riesce ad avere una sua leggerezza, così da renderla gustosa, presa a piccole dosi, anche al lettore comune, dallo scoprire e ripercorrere la storia vera di Marietta, che ha amato magari romanzata nella “Lunga attesa dell'angelo”, affascinato dall'umanissimo protagonista, col suo furore creativo, le sue rabbie, sempre in lotta per conquistare uno spazio per la sua arte, a qualsiasi costo, ambizioso, colto, scorretto, devoto e irriverente, un po’ come la Venezia del suo tempo che rappresenta forse meglio di chiunque altro.