Italiani in America

Lo scrittore proletario

di Generoso d’Agnese

Chieti, gennaio 2010. Nella sala della Provincia viene proiettato il documentario di Stefano Falco incentrato sulla vita dello scrittore italoamericano Pietro Di Donato. Segue il dibattito sull’emigrazione italiana nelle Americhe e molti spettatori confessano di non aver mai immaginato la ricchezza prodotta dalla presenza italiana nel mondo.

Ricchezza economica, scientifica e culturale. Ricchezza che la memoria collettiva degli italiani ha rimosso per anni e che ora – nel continuo tema giornaliero sulle problematiche immigratorie – inizia a riaffiorare sulle labbra attraverso le cinque domande. Chi, dove, quando, come, perché.
Quella di Pietro Di Donato è una delle storie emblematiche dell’italianità in America. Sconosciuta ai più ma di grande patrimonio sociale.

Una storia che affonda nelle radici di quella lotta sociale che nel corso di 100 anni ha portato i diseredati della Penisola ai vertici dell’amministrazione statunitense. Era il 1945 quando in Italia viene pubblicato da Bompiani «Cristo fra i muratori», un libro destinato a riscuotere tantissimo successo in lingua inglese (pubblicato nel 1939) e tra i lettori americani. L’autore, Pietro Di Donato è un muratore che ama scrivere e scrive bene, ma che non cerca la gloria letteraria per il suo romanzo. Nelle sue pagine egli infatti trasfonde infatti semplicemente il suo mondo, i suoi colori, la sua identità di italoamericano, figlio del assimilazione statunitense, in pratica figlio di nessuno.

Nato a New Hoboken, New Jersey, nel 1911, Pietro Di Donato vive in prima persona l'epopea della grande migrazione italiana negli Stati Uniti. Figlio di un semplice manovale emigrato agli inizi del aecolo dalla città del Vasto, in provincia di Chieti, e di una donna nata a Taranta Peligna, Pietro impara fin dai primi anni della sua vita che le mani del padre rappresentavano soltanto un paio dei milioni di mani che contribuiranno alla realizzazione delle grandi opere architettoniche americane.

Pietro scopre  l’odore del cemento e della calce e assorbe ogni elemento della vita di tanti muratori italiani in bilico tra un grattacielo e l'altro delle metropoli nordamericane. Il futuro scrittore non dimenticherà mai la sua infanzia e tra un impegno e l’altro come scrittore, si cimenterà egli stesso nella vita di cantiere.
Rimasto orfano all’età di 12 anni, Pietro Di Donato ha conosciuto sulla propria pelle la fatica del lavoro manuale e la propria esperienza nei cantieri lo aiuta nel mantenere saldo il credo nei valori del socialismo. Ispirato alla tragica vicenda del padre, morto in cantiere il Venerdì Santo del 1923, Di Donato scrive il suo primo romanzo, «Cristo tra i muratori»,  nel 1939 e diventa subito uno scrittore bestseller della letteratura americana. L’Italia dovrà aspettare almeno 30 anni per vedere un altro romanzo in vetta alle classifiche dei libri. Toccherà infatti a «Il Nome della Rosa» e a Umberto Eco rinverdire i fasti di un romanzo proletario scritto da un proletario.
Pensato in origine come un racconto breve pubblicato da Esquire, «Cristo tra i muratori» viene  rielaborato per divenire un romanzo. E conquista il cuore dei lettori americani. E’ un successo fugace, offuscato dai drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale, ma la storia raccontata ha grande pathos e nel dopoguerra si meriterà un adattamento cinematografico.

Il regista Edward Dmytryck realizzerà infatti nel 1949 una pellicola incentrata su questo libro dandogli il titolo di "Give Us This Day" : un film che ancora oggi viene considerato un caposaldo della tematica sociale. Interpretato da una bravissima Lea Padovani, il film viene proiettato in Italia nel 1950 con il titolo originale del libro, "Cristo fra i muratori" e vince il Premio Pasinetti della critica italiana alla Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Gli anni della guerra vedranno lo scrittore cimentarsi con la propria coscienza di italoamericano e socialista. Fedele al proprio credo politico, Di Donato sceglie di essere obiettore di coscienza e paga con il campo di internamento le proprie scelte ideologiche. Il periodo di prigionia non sarà del tutto oscuro. In questi anni egli conosce infatti quella che diverrà sua moglie.

La fine della guerra porta nuova ispirazione e Di Donato realizza un secondo romanzo, «Tre cerchi di luce», incentrato sul mondo primitivo dei componenti della colonia italiana di New York, all'inizio del secolo. L’italoamericano ritrova  il successo letterario ma scompare dalle scene con l'avvento di una filmografia postbellica tutta incentrata sui fasti della democrazia americana. Il mondo "esplosivo" di Pietro Di Donato attira solo per pochi anni l'attenzione del grande pubblico. Gli scenari di ombre cupe e di luce violenta, la sua filosofia amara e pazientissima, vengono metabolizzate ipocritamente dalla società americana e ricacciati definitivamente negli scantinati delle librerie e delle biblioteche.

Anche Pietro Di Donato rimane un personaggio sospeso nella grande storia della nostra emigrazione. Grandissimo autore di denuncia sociale, l’abruzzese pubblica nel 1958 «This Woman» e due anni dopo una toccante biografia di madre Cabrini: «Immigrant Saint: The Life of Mother Cabrini». Seguono, «Three Circles of Light» (1960), «The Penitent» (1962, sulla vita di Santa Maria Goretti), «Naked Author» (1970) e infine l’opera incompleta «The American Gospels» (che uscirà postuma nel 2000).

Di Donato divide il suo tempo tra la passione per la letteratura e il lavoro quotidiano nell’edilizia e assume spesso le vesti del giornalista d’inchiesta.
Nel 1978 il suo servizio giornalistico sul rapimento e l'assassinio di Aldo Moro (intitolato  Christ in Plastic ) , vince il premio dell'Overseas Press Club mentre molti altri articoli ricevono critiche lusinghiere e vengono pubblicate su riviste titolate del panorama statunitense.

Indiscusso esponente di una stagione letteraria italoamericana esaltata anche da John Fante, Pascal D'Angelo e Mario Puzo, questo figlio della dura emigrazione italiana, testimone obiettivo delle grandi ingiustizie sociali americane di inizio secolo, si spegne a Long Island, New York, nel 1992 trascinando il nome nell’oblio.Sarà il documentario realizzato dal regista Stefano Falco a riportare in auge l’opera e la vita di Pietro Di Donato. Il video si avvale del contributo di interviste inedite all’autore appartenenti alle Teche Rai e all’Istituto Luce oltre che di fotografie e pubblicazioni rare.

Tra le testimonianze e i commenti quelli dei professori Luigi Fontanella, Fred Gardaphe e Robert Viscusi, esponenti di spicco della letteratura italoamericana contemporanea.