CINEMA/Mafia-musical a N.Y.

di Giuseppe Greco

Tre premi alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, tre “Nastri d’argento” e due David di Donatello (solo per ricordare alcuni dei riconoscimenti avuti dalla pellicola “solo” in Italia): ce n’è abbastanza per dichiarare peso e successo di «Tano da morire» che, col titolo «To Die for Tano» approda ora anche al di qua dell’Atlantico: venerdì sera “presentato” all’Istituto Italiano di Cultura a Manhattan e, da venerdì prossimo, sugli schermi al Cinema Village. Storia di mafia e di musica (appositamente scritta da Nino D’Angelo), girata soprattutto nella Vucciria palermitana, il quartiere consacrato da un famoso dipinto di Renato Guttuso, e interpretata, fra gli altri, da Ciccio Guarino, Mimma D. Rosalia, Enzo Paglino, Maria Aliotta, Francesca Di Cesare e Maurizio Testa. Un cast non professionista, di gente normale, diretto con sagacia e tensione da Roberta Torre.

Storia parlata, cantata, suonata e un po’ ballata di Tano Guarrasi, boss palermitano di quartiere ucciso nel 1988 da un sicario dei corleonesi, e delle sue quattro sorelle zitelle. Scritto (con Gianluca Sodaro ed Enzo Paglino) e diretto dalla milanese Torre (1962), trapiantata a Palermo nel 1991, interpretato da un centinaio di palermitani - come già detto - non professionisti, è un film dove si mette in musica non in burla la mafia, rappresentata dall'interno, partendo dall'immaginario dei suoi personaggi/attori che la sentono come un sistema di valori che ha strutture, necessità, codici, riti. Le musiche e le canzoni del napoletano Nino D'Angelo, la dimensione di sceneggiata, la cultura dei vicoli sono gli strumenti con cui questo sistema di valori criminali, ma non soltanto è stato rappresentato in modi critici e, insieme, appassionati. Film impudico e blasfemo che trasforma l'antropologia in spettacolo e comunicazione con una qualità rara nel cinema italiano (europeo): l'energia.

«Tano da morire» è un musical dedicato alla mafia ma anche allo stile di vita siciliano, visti in un'ottica di allucinazione e con numerosi risvolti grotteschi. Il film è ispirato ad una storia vera, l'omicidio appunto di Tano Guarrasi, macellaio di Palermo per copertura, ma importante esponente della mafia; all'inizio della pellicola si assiste al suo omicidio e si ripercorrono le tappe che hanno portato il personaggio nella mafia, ma anche i rapporti con la famiglia (le sorelle e la figlia da cui vengono allontanati tutti i possibili spasimanti).

Questa storia drammatica viene però rappresentata con toni grotteschi, talvolta comici, in cui Tano viene accolto nella "famiglia" con un ballo stile «La febbre del sabato sera» (accompagnato dalla canzone “Simme 'a mafia”, divenuto un pezzo cult) e i familiari piangono la sua morte a tempo di rap (“O' Rap 'e Tano”, appunto).
Interessante notare, al termine del film, la presentazione di tutti gli attori che hanno preso parte alla pellicola, di cui viene segnalato il nome, la parte e la reale professione: vi si trovano barman, agricoltori, macchinisti delle ferrovie e parcheggiatori.

La regista milanese Roberta Torre, dopo aver conseguito la laurea in filosofia e dopo aver frequentato l'Accademia d'arte drammatica "Paolo Grassi" e la scuola di cinematografia di Milano, affascinata dal capoluogo siciliano, si trasferisce a Palermo nel 1990.

Negli anni '90 gira diversi cortometraggi in video - “Angelesse” (1991), “Angeli con la faccia storta” (1992), “Le anime corte” (1992), “Il treno è una bestia nera” (1993), “Senti amor mio?” (1994), “La vita a volo d'angelo”, videoritratto del popolare cantante Nino D'Angelo (1995), “Verginella” (1996) - che le fruttano vari premi in festival cinematografici italiani e stranieri e fonda una piccola casa di produzione, la "Anonimi & Indipendenti".
Il grande successo arriva però nel 1997 con il suo primo lungometraggio «Tano da morire» appunto, un musical originale e sorprendente che viene presentato al Festival di Venezia, in cui gli viene attribuito il premio Luigi De Laurentiis per l'opera prima, e che conquista poi altri premi tra cui due David di Donatello (miglior regista esordiente e migliore musicista a Nino D'Angelo) e tre Nastri d'Argento (miglior regista esordiente, migliore musica, migliore attrice non protagonista).

Nel 2000 esce «Sud Side Stori», ancora un musical, questa volta ambientato tra gli immigrati africani sbarcati sulle cose della Sicilia. Il film è girato con centinaia di comparse scelte tra varie etnie tra cui marocchini, nigeriani e senegalesi e si avvale di una colonna sonora multietnica creata a più mani dove spiccano tra gli altri, i nomi di Pacifico (Gino De Crescenzo), Linton Qweesi Johnson e Bobo Rondelli. Nel 2002 presenta il film «Angela» alla Quinzaine des Realizateurs di Cannes. Il film di cui la Torre firma la sceneggiatura e la regia, lancia l'attrice catanese Donatella Finocchiaro, esce in Francia e in Inghilterra e conquista numerosi premi nei maggiori Festival Internazionali,tra cui Tokyo e il Sundance Film Festival, successivamente viene candidato a sette David di Donatello.

Del 2006 è invece «Mare Nero», un film noir, la storia inquietante di un uomo alle prese con le sue ossessioni girata nel mondo notturno dei privé e degli scambi di coppia, con Anna Mouglalis e Luigi Lo Cascio e si avvale della splendida colonna sonora del compositore premio oscar Shigeru Umebayashi. Presentato al festival di Locarno nello stesso anno in concorso. Nel 2008 fonda la Rosettafilm con cui produce «Itiburtino terzo» e «La notte quando è morto Pasolini», due docu-film sulle borgate romane.

Il primo è un affresco sulla vita e le storie dei giovani del tiburtino terzo, storico quartiere di Roma, il secondo è una lunga intervista racconto di Pino Pelosi che ricorda la notte del delitto Pasolini tra passato e presente. I film vengono presentati al Festival di Locarno nella sezione Ici et Alleurs agosto 2009. Del 2009 è anche «I baci mai dati» film lungometraggio, prodotto da Nuvola Film e Rosettafilm con Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Piera Degli Esposti, Pino Micol, Carla Marchese.

Le musiche di « To Die for Tano» sono state concepite e scritte da Nino D’Angelo. Gaetano D’Angelo, questo il suo vero nome, nasce il 21 giugno 1957 a San Pietro a Patierno, quartiere periferico di Napoli. Cantautore, attore per il Teatro e per il Cinema, produttore discografico e teatrale; apprezzato da critica e pubblico per la sua poliedrica “anima artistica”, è oggi uno dei più conosciuti rappresentanti della cultura partenopea.
Primo di sei figli, padre operaio e madre casalinga, Nino D’Angelo comincia ad intonare le prime canzoni sulle ginocchia del nonno materno, grande appassionato di musica napoletana: ben presto, inizia a partecipare ai festival di voci nuove diventando, in breve tempo, uno dei cantanti della “Galleria Umberto” di Napoli.Nel 1976, grazie all’aiuto della famiglia, Nino riesce ad incidere il suo primo 45 giri, dal titolo “’A storia mia (’O scippo)”, il clamore è tale che la canzone diventa una sceneggiata, a cui ne seguiranno altre di successo (tra cui, “L’onorevole”, “’E figli d ’a carità”, “L’ultimo Natale”).

Il primo approccio col Cinema avviene agli inizi degli anni ’80: il debutto è con la pellicola “Celebrità”; il grande successo arriva con i film “Lo studente”, “L’Ave Maria” e “Tradimento e Giuramento”.Nel 1981 Nino D’Angelo scrive uno dei suoi più grandi successi, “Nu Jeans e ‘na Maglietta”, “madre di tutte le canzoni neomelodiche”, che lo consolida come uno degli artisti più rivoluzionari della nuova Canzone Napoletana. La canzone diventa un album, che vende più di un milione di copie, ed un film, che al botteghino incassa più di “Flashdance”!!! Il successo dilaga e la suaimmagine con il “caschetto” diventa l’emblema di tutti i ragazzi dei quartieri popolari del Sud.Nel 1986, quasi “a furor di popolo”, la sua prima partecipazione al Festival di Sanremo con lacanzone “Vai” ed il primo, vero contratto con un’importante casa discografica, la “Ricordi”.

Ancora cinema con alcuni film che “sbancano al botteghino”: tra questi, “Uno scugnizzo a New York”, “La ragazza del metrò” e “Popcorn e Patatine”.Il “fenomeno Nino D’Angelo” varca anche i confini nazionali con una serie di tournée all’estero. Il 1991 è l’anno in cui Nino D’Angelo avverte la necessità di un “cambiamento”, di un nuovo percorso artistico: è un passaggio molto difficile nella carriera di Nino, da tutti considerato solo per il “caschetto”, per i film di grande successo e per i milioni di dischi venduti. Con dispiacere dei tanti suoi vecchi fan, l’artista taglia la chioma bionda ed inizia a scrivere canzoni non più basate solo sustorie d’amore, ma anche di vita quotidiana.Vengono cosi pubblicati album con contenuti molto diversi rispetto al passato: “E la vita continua” (1991); “Bravo ragazzo” (1992); e “Tiempo”, nel 1993, il meno venduto di certo ma il più apprezzato dalla critica, che comincia ad occuparsi anche dei contenuti sociali delle sue canzoni, e sicuramente considerato dallo stesso artista “il disco della svolta”. Arrivano i primi riconoscimenti al nuovo percorso artistico: e la Torre, allora registaemergente, presenta al Festival di Venezia, “La vita a volo d’angelo”, trasposizione cinematografica della storia di Nino; un anno dopo, la stessa cineasta gli propone di realizzare la colonna sonora del suo primo lungometraggio, “Tano da morire”. Alla soglia dei quarant’anni, con “’A nu pass’ d’a città”, Nino opera l’ennesima svolta artistica, la più complessa, quella che gli permette d’ora in poi di coniugare la melodia popolare con le sonorità ai confini del jazz e della musica etnica, la canzone napoletana con un certo tipo di “world music”.

Nel 2008, nominato direttore artistico della “Festa di Piedigrotta”, Nino invita in Piazza del Plebiscito a Napoli Sophia Loren e Josè Carreras, e tanti altri artisti per una festa che resta memorabile e che riscuote un successo internazionale, con il suo concerto conclusivo davanti(nonostante la pioggia) a più di 50mila persone (nella stessa piazza, in estate, Nino D’Angelo era stato tra gli ospiti del concerto-evento di Pino Daniele). Lo scorso, Nino D’Angelo torna alla sceneggiata al Teatro Trianon, omaggiando Mario Merola con il classico “Lacreme Napulitane”. Al suo fianco, Maria Nazionale, cantante ed attrice (tra i suoi film, “Gomorra”) da sempre stimatada Nino e che, in diverse occasioni, aveva dichiarato di voler lavorare con lui: il progetto artistico si amplia, ora Maria sarà con Nino D’Angelo anche sul palco del Teatro Ariston per interpretare la canzone “Jammo Jà” al Festival di Sanremo 2010.