TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Una notte con Daphne

di Mario Fratti

Ogni stagione si torna alla sofisticazione ed eleganza di una commedia di Noel Coward. Abbiamo quest’anno “Present Laughter” (produzione Roundabout-American Airlines Th., 227 West 42nd Street). Nell’elegante scena di Alexander Dodge, vediamo una bella giovane, la sensuale Daphne (Holley Fain), in vestaglia, tutta emozionata perché è andata a letto col famoso attore degli anni ’30 Garry (Victor Garber). Nell’originale era proprio lo stesso Coward che aveva scritto il testo, pensando alla sua vita nel mondo del teatro, sempre fra Londra e New York. Daphne attende l’uomo che lei adora, sperando che venga a prendersi un caffè con lei, dichiarando tanto amore. Arriva l’insonnolito, pigro Garry. Si ha l’impressione che abbia quasi dimenticato di aver passato la notte con Daphne ma è un gentiluomo; mostra un minimo di affetto e cerca di spiegare che non può appartenere ad una donna sola perché appartiene al mondo dello spettacolo che ha bisogno di una stella come lui. Arriva la sua segretaria Monica (Harriet Harris). Non è affatto sorpresa. Trova spesso una nuova donna quando arriva la mattina.

Arriva poi sua moglie, una gentile signora che è ora solo un’amica e gli dice che sarebbe ora diventasse serio, evitando superficiali avventuette. Liz (Lisa Banes) è tollerante e cortese. Cerca di consolare l’ingenua Daphne. Stanno per arrivare altri guai che ritardano una sua partenza per una tournée in Africa. Arriva un’altra donna (l’elegante, aggressiva Pamela Jane Gray). Ama Garry e si offre nonostante sia sposata col produttore Henry (Richard Poe) ed abbia come amante un amico del marito (Marc Victor). Bugie, gelosia, ricatti. Ma il tutto sembra abbastanza calmo e prevedibile quando arriva un folle commediografo (Roland - Brooks Ashmanskas) che descrive la sua commedia e cerca di imporla a Garry. E’ estremo e salta qua e là come un animale indomabile. E’ esagerato e si è un po’ sorpresi dalla pazienza di tutti i presenti. Ma sono inglesi; son quindi corretti e tolleranti. Alla fine, Garry si sente solo ed abbandonato. Partirà da solo? No. Una dopo l’altra le donne si presentano con un nuovo passaporto e un biglietto comprato e convalidato. Le grandi stelle hanno la fortuna (o sfortuna) di essere desiderate da tante ammiratrici. Un perfetto Victor Garber è in gran forma, pronto a compiacere donne e pubblico. Abile regia di Nicholas Martin.

Il teatro Castillo (543 West 42nd Street) è attivissimo con i suoi tre dirigenti e tanti collaboratori. Sono il commediografo Fred Newman (fondatore), Dan Friedman (commediografo, regista e drammaturgo) e Diane Stiles (direttrice di produzione). Friedman insegna teatro ai giovani e rappresenta ogni anno una decina di loro testi in tre bei teatri. Quattro volte all’anno presentano grossi spettacoli, eleganti ed importanti. Presentano questi giorni “The Task” di Heiner Muller, considerato l’erede di Brecht. Brecht scrisse “La Comune”, dedicata alla rivoluzione proletaria a Parigi, spenta nel sangue. Muller ci mostra in “The Task” la rivoluzione che fallì purtroppo in Jamaica. Si pensa per due ore alla riuscita rivoluzione di Haiti, quando gli schiavi cacciarono i padroni francesi. Teatro potente, ben tradotto da Carl Weber, con musica e liriche di Fred Newman. Seguiamo con interesse l’angoscia di schiavi in gabbia (Sheryl Williams) e rivoluzionari che sperano e non vogliono arrendersi all’evidenza che i padroni bianchi hanno il potere di distruggere ed uccidere. Bravi i protagonisti Peyton Coles e Keldrick Crowdre. C’è anche un attore che rappresenta il saggio autore che dà consigli (Chrislabelsay Elian). Un abile complesso di dieci attori che sanno cantare e ballare. Le migliori canzoni sono “Always”, “The Letter”, “The Mask Song”, “First Love’s Song” e “Debuisson’s Farwell”. Ottimo spettacolo, diretto con energia e stile da Gabrielle L. Kurlander. Dal 7 maggio due versioni della vita di Che Guevara (tel. 212/941-1234).

Son tornato all’FB Lounge (172 East 106th Street) per godere l’eccezionale orchestra di Bobby Sanabria. Entusiasmante jazz, mambo, samba e un finale di eccitante musica cubana. Ogni mercoledì. Consigliato (tel. 212/348-3929).

Nuova versione del “Dorian Gray”, abilmente adattato da Daniel Mitura (Kirk Th., 410 West 42nd Street). Inizia col cinico Henry (Vayu O’Donnell) che vorrebbe comprare uno specialissimo dipinto dell’artista Basil (Leif Huckman). Arriva Dorian (Will Petre) che posa per il quadro mentre Henry commenta. Dorian è tormentato da dubbi. Scopriremo che il suo volto non è cambiato dopo diciotto anni. Henry ha qualche capello bianco. Sorpresa quando il quadro viene distrutto. Bravi attori. Anche Cristina Broccolini che deve fingere di essere una terribile attrice.

Sono andato a vedere “Girls Night: The Musical” di Louise Roche. Ebbene, era vero; almeno cento spettatrici applaudivano con entusiasmo. Ed alcune andavano al bar durante lo spettacolo. Cinque brave attrici-cantanti che prendevano in giro gli uomini. Ero l’unico in sala, vagamente nervoso. Tutte ben differenti, tutte brave. Laura, Priscilla, Chelsea, Christina e Debra, la più sensuale ed aggressiva (Sophia Th., 221 West 46th Street).
Il miglior monologo del mese è senza dubbio “Circumcise Me”, scritto e recitato da Yisrael Campbell al teatro Bleecker (45 Bleecker Street). Un simpaticissimo cristiano che decide di convertirsi, più volte. Dettagli esilaranti. Uno spettacolo unico, molto divertente. Uno dei pochi monologhi che ti tiene sveglio per l’intera durata.