IL COMMENTO/Diversità e communalità dei vini italiani

di Sarah Bray

Orlando Abrigo e Virna Borgogno sono una coppia sposata che produce vini usando vigne di loro proprietà ma di aziende vinicole separate. I vini venduti sotto l’etichetta Virna si concentrano piuttosto sui Barolo, e quelli di Orlando Abrigo, a 20 km di distanza, vengono dalle vigne concentrate sui vini tradizionali quali Barbaresco, Dolcetto d’Alba, e Barbera d’Alba. Anche se i vini di Abrigo sono più robusti rispetto a quelli di Virna, hanno tuttavia lo stesso livello d’acidità. Si sente che fanno parte della stessa "famiglia".

Stesso dicasi nel caso dell’evento VINO2010.  Anche in questo caso si incontreranno produttori di diversi vini da regioni d’Italia differenti. Ma tutti questi prodotti hanno un elemento in comune.
Il successo dell’evento "VINO2010", ben organizzato dall’Ice a New York, non solo è dovuto  alla diversità dei vini italiani - con 20 regioni e intorno a mille varietali, prodotti in chissà quante combinazioni - ma anche per quella cosa che hanno in comune. I vini italiani, almeno quelli rappresentati, condividono una finezza e struttura, una tradizione e complessità, che ci dice che fanno parte della stessa famiglia, che sono italiani. Questo successo viene in gran parte dai piccoli seminari che hanno avuto luogo a New York durante tutta la scorsa settimana.

Tra le tante presentazioni, la mia preferita, che ha dimostrato questa complessità ed eleganza essenziale, è stata quella sul vino primario della Sardegna, il Cannonau. Con una presentazione in italiano seguita dalla traduzione in inglese, il Dott. Attilio Scienza—professore e direttore del Master Universitario di primo livello in "Gestione del Sistema vitivinicolo" dell’Università di Milano—ha parlato della storia dell’uva,  proponendo che le radici del cannonau (conosciuto anche dal suo nome grenache e garnacha in altri parti del mediterraneo) è probabilmente di origine sarda, dimonstrando i rapporti genetici.

Inoltre, lo Scienza ha provato a fare entrare gli ascoltatori nel vino, nella cultura, nella terra, nel suolo, dando pepite di storia della Sardegna, della sua viticultura, del suo paesaggio - diceva che la difficoltà di capire i vini risulta da una mancanza di comprensione delle loro origini. Lo scopo del seminario era di lasciare i vini parlare per loro stessi. C’erano rappresentati di Giuseppe Gabbas, Cantina Dorgali, e Giuseppe Sedilesu che hanno dato informazioni sul clima, terra, e viticultura dei loro vigneti, ma sono stati i vini stessi che hanno dimostrato la complessità e raffinatezza delle loro origini.

VINO2010 è stato un amalgamarsi di tutti i vini d’Italia, dalle case più antiche ai piccoli produttori familiari, venuti qui a New York per cercare distribuzione, tutti con vari livelli di acidità, corposità, composizioni. La settimana, iniziata al Wardolf Astoria, si è conclusa con un Grand Tasting al New York Hilton, mostrando la gran quantità di vini - la maggior parte di qualità - che vengono vinificati ogni anno in Italia. Con più di 300 aziende rappresentate, è stato un avvenimento grandioso. Molti dei produttori stessi sono venuti per parlare dei loro vini, spesso con un interprete accanto. Dando una nuova prospettiva sulla difficoltà di distribuire i propri vini, come le piccole aziende quale Tenuta Patruno Perniola di Puglia con solo due vini - un primitivo secco e uno dolce - accanto a quelle più grandi e conosciute come i Banfi, ma anche sulla passione di questi produttori che praticano uno dei mestieri più antichi e affascinanti nella storia dell’umanità.