ECONOMIA/FIERE/L’Italia negli Usa va a tutto vino

di Marina Carminati

Una crescita del 14% sulla vendita degli spumanti italiani negli States, un aumento del consumo del vino tra i giovani americani e una riconferma dell’Italia come primo paese d’importazione vinicola sul mercato statunitense.

Questa la ventata di ottimismo che arriva dalla presentazione della seconda edizione di ‘Vino 2010’, ‘Italian Wine Week’avvenuta in settimana. Manifestazione organizzata a New York grazie alla collaborazione tra Buonitalia Spa, Istituto Nazionale per il Commercio Estero-ICE e Veronafiere-Vinitaly oltre alla presenza di alcune Regioni, come Veneto, Toscana, Puglia e Calabria,  e vari Consorzi. Un programma scandito da più di una trentina di eventi tra degustazioni e gala dinner ad integrazione di seminari e che ha avuto la sopresa della visita, giovedì, del presidente della Camera Gianfranco Fini, a New York per l’incontro all’Onu con Ban Ki-moon.

C’era il Brunello di Montalcino, il Prosecco, ma anche il Morellino, il Gaglioppo, il Cannonau. La rassegna è durata 4 giorni in cui alle degustazioni, ha alternato una serie di seminari dedicati ad aspetti particolari della produzione italiana. Qualche esempio: i vitigni autoctoni veneti, il pinot nero dell'Oltrepò pavese, i nuovi rossi del sud come il Gaglioppo calabrese. O anche l'evoluzione del Prosecco, oltre alla diversità e alla complessità di famosi vini toscani come il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Vino Nobile di Montepulciano.

Seguitissima dagli operatori del settore e dalla stampa specializzata americana, Vino 2010 ha visto una serie di degustazioni dei migliori vini italiani o delle più recenti novità sconosciuta al mercato Usa. Come ha ricordato Aniello Musella, il responsabile dell'Ice nel Nord America, è esemplare il caso del Prosecco: sul mercato statunitense la crescita è stata del 14% in un anno, dovuta ad una serie di fattori, tra cui quello del prezzo, decisamente inferiore ai concorrenti francesi e spagnoli. “E' un vino molto trendy - ha spiegato Musella -, con un ottimo rapporto qualità prezzo, un fatto particolarmente importante in un momento di crisi come questo. Il marketing è stato ottimo, ma se il prodotto non fosse stato di grande qualità non avremmo avuto la valanga osservata sul mercato statunitense in questi ultimi mesi”.

Le istituzioni presenti all’evento nella Grande Mela, non nascondono che il 2009 è stato un anno difficile anche se possono esserci buoni margini di sviluppo per i vini ‘leggeri’.Secondo i dati dell’Istituto nazionale per il commercio estero, a regalare un sorriso benaugurante all'Italia sono proprio le bollicine, con un +13,4% in quantità e +7,6% in valore, su un mercato americano che vede, in generale, un calo del 6,7% in volume e del 30,1% in valore.

Alcuni operatori ritegono che l’aumento degli spumanti sia dovuto al dèbacle dei vini francesi, e a un interesse crescente alla degustazione del vino da parte dei giovani. I produttori italiani possono approfittare della recessione proponendo il proprio prodotto come una alternativa a prezzo più basso rispetto lo champagne francese ma di qualità.

“Più che di indebolimento del mercato del vino – ha detto Giuseppe Martelli Presidente del Comitato Nazionale DOC – parlerei di una diminuzione del valore del -4% ma di un incremento del volume del 10% rifacendomi ai dati di Assoenologi. Il consumatore americano oggi predilige il vino di ‘fascia media’ a discapito dei vini di alta qualità”.

“Vogliamo creare un nuovo modello di vendita internazionale – hanno dichiarato Giovanni Colombo, direttore del Vinitaly Verona, e Giuseppe Morandini membro dell’Italian Trade Commision, durante la presentazione di Vino 2010 – creare nuove catene distributive, garantire efficacia degli investimenti pubblici”.
“Il primo passo verso il miglioramento si sta compiendo oggi – ha aggiunto Franz Mitterutzner - permettendo a 200 operatori statunitensi di incontrare 470 operatori italiani, rappresentanti di 2500 etichette italiane”.
Sul mercato Usa i vini italiani rappresentano il 31% del totale, e nonostante la crisi le cose stanno andando abbastanza bene rispetto ai concorrenti europei. L'obiettivo 2010, ha spiegato Musella, è di continuare a coprire la fascia medio - medio alta del mercato, con un sogno: dopo New York, conquistare San Francisco, a pochi passi dalla Napa Valley californiana.
Twitter e Facebook, sempre secondo Aniello Musella, saranno gli altri strumenti di vendita delle bevande made in Italy.

I contatti con i venditori ed altre informazioni sui seminari possono essere visualizzati all’indirizzo: www.italianmade.com/vino2010.