Che si dice in Italia

Le amicizie di Bertolaso

di Gabriella Patti

Il prossimo ministro Guido Bertolaso (la nomina, promessa in diretta da Berlusconi, dovrebbe arrivare anche se non se ne parla più. O no?) è sotto attacco da parte di pochi, pochissimi giornali. “Il Fatto Quotidiano” ha scoperto che l’azienda in via di fallimento di “Giampi” Tarantino, l’uomo che forniva le escort al Capo, è stata salvata  dal fratello di Bertolaso dopo che Tarantino aveva chiesto al Capo stesso di presentargli il responsabile della Protezione Civile. Passa quindi quasi silenzio un’altra grana, scoperta dal “Venerdì di Repubblica”. Bertolaso, per ricompensare i volontari che si sono adoperati nelle recenti missioni, dallo tsunami del 2004 ai funerali di Giovanni Paolo II (in arrivo anche quelle per il terremoto in Abruzzo), ha istituito delle onorificenze.

Ma se l’attestato arriverà gratis, medaglie e nastrini saranno invece a pagamento: tra 120 e 150 euro. In pochi hanno accettato l’esborso: solo 500 sui 73mila premiati. Alla Protezione si difendono puntando proprio sull’alto numero di assegnatari, che comporterebbe un costo troppo alto per le casse dell’organizzazione. Possiamo pure essere d’accordo. Ma allora, non era meglio un bel “grazie” collettivo da Super Guido e basta?   
    L’AQUILA, MESI DOPO IL TERREMOTO. Ci sono stata perché è una zona a cui sono affezionata. Il centro città è sempre morto: messo in sicurezza, sì, ma disabitato. Impossibile entrarci, vigilano esercito e forze dell’ordine. E, anche a passare, che ci si va a fare? E’ un deserto vuoto e spettrale. Al di là delle belle parole, ci vorrebbe una seria politica intenzionata a riportare la vita tra le strette vie e le piazze aquilane. Se ci fosse, allora si metterebbero in moto i capitali. E, con questi, arriverebbero i progetti di ricostruzione da parte di architetti, ingegneri e aziende di valore. E, anche così, ci vorrebbero almeno dieci anni, dicono gli esperti, per far rinascere il centro cittadino. La vita, invece, ha ripreso in periferia e nelle aree intorno. Le colline attorno a L’Aquila sono tutto un fiorire di case e edifici prefabbricati. Non sono nemmeno brutti, intendiamoci, e permettono alla gente che ha perso l’abitazione di avere di nuovo un tetto. Ma un po’ stringe il cuore vedere quelle valli e quei prati un tempo solo verdi, invasi da costruzioni indubbiamente funzionali ma senz’anima. Siccome però bisogna sempre cercare di essere ottimisti, ho trovato qualcosa che mi ha fatto sorridere. Le strade di questi nuovi insediamenti hanno tutte un nome, come deve essere. Ma niente soliti via Cavour, o piazza Garibaldi. Ho visto strade intitolate a Lucio Battisti, Mia Martini e altri cantanti. Meglio così.

   TRANNE CHE DALLA STAMPA PRONA E AMICA a tutti i costi, non è che Berlusconi abbia raccolto commenti molto favorevoli sul suo viaggio in Israele dove è stato accolto come “il migliore degli amici”. Intendiamoci, di una cosa bisogna dargli atto: ha fatto qualcosa di nuovo, di forte e di inatteso riportando alla ribalta una politica estera italiana che ormai sembrava languire da anni. Ma la sensazione è che si sia mosso “a tempo scaduto”, come ha detto Roberto Aliboni, noto commentatore di politica internazionale. E’ vero, “bisogna rallegrarsene” di questa visita perché l’improvviso affiatamento con Israele dopo decenni di governi più o meno apertamente filo-palestinesi “allinea più esplicitamente l’Italia sulle posizioni europee.

Tuttavia, questa posizione è tanto inattuale quanto lo è ormai la dottrina ufficiale dell’intero Occidente sulla risoluzione del conflitto israelo-palestinese: una dottrina che riposa su premesse che non esistono più, o a cui non si ha la forza e la volontà di dare concreto seguito”. Insomma: “Berlusconi ha detto la cosa giusta, ma quando ormai sarebbe il caso di dire qualche altra cosa che serva davvero a far ripartire il processo di pace”. Anche il commento di un altro autorevole guru di questioni internazionali, l’ex ambasciatore Sergio Romano, liquida il tutto con un “le parole di Berlusconi resteranno solo parole del momento”. E, con antica cautela diplomatica, evita di rispondere in maniera diretta alla domanda che si pongono in tanti, cioè se “ci potrebbero essere ripercussioni sul terreno, ad esempio in Libano, dove il contingente italiano della missione Onu Unifil ha a che fare con Hezbollah in stretti rapporti con gli iraniani”. Io, che ammiro molto Israele ma sono decisamente per la pace, non sono però diplomatica. E mi domando se, alla fin fine, non abbia avuto ragione in tutti questi decenni un vecchio volpone come Giulio Andreotti. Che, senza mai attaccare Israele, ha però sì strizzato l’occhio ai palestinesi. E, in questo modo, ha tenuto fuori l’Italia dal rischio di attentati terroristici.