IL FUORIUSCITO/I perché della fuga

di Franco Pantarelli

I primi coni, in prevalenza al gianduia, li ha venduti nel locale di Rue de Levis, ma in breve tempo le sue gelaterie sono diventate tre, più una "stagionale" che lavora solo d’estate sul lungosenna. In pratica, la fuga a Parigi di questo fuoriuscito molto speciale ha avuto successo, ma lui non intende considerarla conclusa, ha preferito mantenere i rapporti con almeno alcuni dei suoi clienti che certo avrebbero non poche difficoltà a comprendere la sua "scelta del gelato". Così, d’accordo con Nando Dalla Chiesa - che lo ha scovato e poi ha raccontato la sua storia su "Il Fatto" – ha deciso che il nome da usare per ora è Michele Del Buono, di professione avvocato civilista, un po’ perchè di un avvocato civilista è figlio e un po’ perchè "venendo da brutte terre non sono mai stato nemmeno sfiorato dall’idea di dedicarmi al penale e mi sono occupato di diritto societario.

Ciò che Michele definisce "brutte terre" è la Napoli della camorra da cui un paio di decenni fa è partito per trasferirsi a Milano dove le possibilità di mettere a frutto i suoi studi erano infinitamente più grandi. Per niente più grande, invece, era il rispetto per l’interesse pubblico. "Per lavoro – racconta – io i patrimoni e le grandi ricchezze di Milano li ho visti da vicino. Per questo mi viene il magone quando passo vicino a una di quelle grandi aiuole che si trovano nelle piazze milanesi e vedo la fatídica targa ‘questo verde è curato da…’ e il nome del benefattore non c’è per la semplice ragione che non c’è il benefattore".

Quelle aiuole che "sembrano personaggi in cerca d’autore" lui le vede come un símbolo di una città tanto ricca quanto priva di generosità, ma non è per questo – o almeno non solo per questo – che ha operato la nuova fuga, stavolta a Parigi. A deciderlo sono stati "i tanti furbastri, approssimativi, millantatori, gente che pensa che la giustizia è cosa per gli altri" e gli viene naturale aggiungere un "con gli esempi che vengono dall’alto, poi…". E poi "basta con le buffonate, non si può giudicare un giovane e geniale avvocato, come ho visto fare io, dai calzini corti bianchi. E basta con una società dove anche se fai il tuo dovere c’è sempre qualcuno che riesce a prenderti in castagna e poi chiederti un ‘aggiustamento’. Avete presente quel libro ‘Io volevo solo fare la pizza’, la storia di uno che nel tentativo – fallito – di aprire una pizzería al taglio ha buttato via due anni e duecentomila euro?".

E Parigi, invece? "A suo tempo le autorità ci spiegarono che la nostra insegna al neon era fuori norma e ci dettero venti giorni di tempo per metterci in regola. Dopo venti giorni tronarono, controllarono e approvarono, senza chiedere nulla". Conclusione: alla larga da ciò che oggi è l’Italia, ma con un certo magone, forse più forte intenso di quello provocato dalle aiuole trascurate. "So benissimo – dice pensoso Michele Del Buono – che questo può diventare un cedimento agli imbroglioni e agli zotici senza cultura, che magari ne approfittano per comandare ancora di più, ma…".

Il ragionamento rimane sospeso, sembra che Michele non se la senta di trarre conclusioni definitive. Chissà, magari un giorno ci sarà chi finanzierà il poco verde di Milano, o magari si potrà perfino aprire una pizzería al taglio.