Italiani in America

L’editore dei minatori

di Generoso d’Agnese

Di lui si dimenticarono in tanti. E molti si adoperarono per inquinarne le origini. Ci riuscirono perfettamente, trascinando nell’oblio la storia di un uomo che aveva fatto della lotta di classe il proprio credo. Un eroe sfortunato dell’emancipazione proletaria negli stati dell’Ovest nordamericano.

Quella di Carlo Demolli è una storia italiana che non ha avuto lieto fine. E il nome di Demolli è sparito dalle pagine della storia nonostante il suo impegno genuino per i lavoratori. Bollato dall’Italia come sovversivo, condannato negli Stati Uniti come editore osceno, Carlo Demolli ha combattuto una battaglia tutta in salita, dedicandosi alla causa dei lavoratori in un’epoca nel quale gli uomini chiamati a  lavorare erano considerati soprattutto due braccia attaccate al corpo.

C’è voluta la passione di Ernesto R. Milano, un ricercatore da anni impegnato nella ricostruzione biografica dei conterranei lombardi, per rimettere nel giusto posto i tasselli della vita di un editore e sindacalista vissuto sempre sulla linea di confine della legge.

Carlo Luigi Demolli nacque a Casorate Sempione, vicino Milano, nel 1872 , uno degli otto figli dei coniugi Paolo e Clementina Tenconi, che nella loro vita si dedicarono alla piccola ristorazione. Il locale gestito dal padre, chiamato "L’Antica Locanda del Sempione" era posto lungo la statale 33 del Sempione ed era la via di comunicazione più importante del periodo.

La locanda divenne con il tempo un punto di incontro di viaggiatori e luogo ideale per l’adescamento di forza lavoro per i paesi d’oltreconfine. Carlo seguì quasi naturalmente la scia che aveva già portato altri membri della sua famiglia in Pennsylvania (impiegati come minatori a Masontown e Uniontown). Divenuto un esperto tipografo stampatore Carlo approfittò delle sue conoscenze per attraversare l’Oceano e tentare la fortuna negli Stati Uniti. Era il 1893.

Appassionato della stampa e sostenitore convinto del socialismo, Demolli aderì alla UMWA (United Mine Workers of America), uno dei più potenti sindacati di lavoratori americani. In breve tempo il lombardo divenne il paladino dei lavoratori. Si trasferì in Colorado e ai primi del ’900 fondò il giornale in lingua italiana “Il Lavoratore Italiano”, organo ufficiale del 15° distretto della UMWA, una gazzetta molto diffusa tra i minatori italiani impiegati nello Stato del Sudovest americano.

Il Colorado divenne per Demolli una vera e propria arena in cui affrontare con piglio garibaldino il terribile ambiente delle corporazioni minerarie. Le lotte tra il padronato e i lavoratori scarsamente tutelati e assistiti divennero il pane quotidiano per un uomo che univa la sua anima socialista alla capacità editoriale.
Le pagine de “Il Lavoratore Italiano” divennero una tragica vetrina per dare notizia delle tragedie quotidiane causate dalla superficialità organizzativa e dall’abuso dei datori di lavoro. Scioperi e polemiche causate dai crumini trovarono spazio in un foglio che aiutava i migranti anche nel difficile percorso di adattamento alla vita quotidiana.

Scelto dal sindacato a rappresentare i minatori dello Utah, Carlo Demolli  nel 1903 iniziò a immergersi nella bolgia infernale delle lotte di classe e visse in prima persona i drammi derivanti dalle tragedie minerarie. Tre anni prima, un’esplosione avvenuta il 1° maggio a Winter Quarters vicino a Scofield aveva tolto la vita a oltre 200 minatori in gran parte finlandesi. L’italiano imparò a conoscere anche le reazioni dei datori di lavoro, sempre pronti a chiamare in aiuto le milizie private per risolvere le controversie con i sindacati.

Demolli arrivò a Price per dare manforte allo sciopero che vedeva i minatori combattere per migliori condizioni di lavoro. A Castlegate (356 su 424),  Sunnyside (246 su 628), a Clear Creek (172 su 395) e a Winter Quarters (74 su 470) molti minatori erano conterranei, motivo ideale per trasformare gli stessi – agli occhi della stampa locale rappresentata dal “Deseret Evening News” di Salt Lake City – in uomini di infima estrazione.
In un’epoca in cui il movimento anarchico si era reso appena protagonista del regicidio di Re Umberto I e del mancato attentato al re francese Napoleone III, tra i cittadini del West erano forti le paure nei confronti di elementi radicali refrattari a qualsiasi legge e opposti a tutto. Tanto bastò per schierare le forze militari private e per mettere all’indice Carlo Demolli, il capo riconosciuto degli scioperanti.

Sull’italiano vennero costruite informazioni distorte, a partire dal luogo di nascita, e gli venne ascritto un passato inesatto.

Addidato come ex operaio di un setificio e come esiliato politico. L’intossicazione informativa creò dal nulla un nemico della legge americana e tentò di bloccare il grande ascendente che Demolli aveva sui suoi assistiti.
Idolatrato dai suoi seguaci, l’italiano venne difeso a spada tratta dall’accusa di turbativa pubblica durante la permanenza a Price. La sua presenza diede sostegno e vigore alle richieste dei minatori, che tentavano di ottenere migliori condizioni di lavoro. Lo sciopero dell’Utah fallì e il sindacato non fu accettato. I lavoratori dovevano aspettare il 1933 per vedere riconosciuta la loro rappresentanza sindacale.
La vita di Demolli entrò in un cono d’ombra dal quale solo saltuariamente uscì lasciando labili segni. Uno di questi fu rappresentato dalla controversia che legò il suo nome a quello di una giornalista scandalistica del “Denver Post”. Demolli pubblicò diversi articoli contro di lei, accusandola di essere al servizio del miglior offerente, e attirandosi la l’accusa di diffamazione.

Il sindacalista fu trascinato in processo con l’accusa  di pubblicazione di materiale osceno e reo di avere distribuito i giornali contenenti questo materiale per mezzo del servizio postale pubblico. Condannato dalla corte  distrettuale del Colorado, Carlo Demolli  venne internato con la matricola 4364, nel penitenziario federale di Leavenworth, Kansas il  31 ottobre 1904.

L’Italia si disinteressò completamente al destino del suo concittadino. Citato nel Casellario Politico Italiano di Roma come anarchico, Demolli non merita la minima attenzione e aiuto e sconta la sua pena entrando in un tunnel esistenziale che in pochi anni lo ridusse a uno stato pietoso. Probabilmente alcolizzato e affetto da delirium tremens il sindacalista dei minatori dello Utah smise di fare paura ai proprietari delle miniere e ai burocrati statali, e nel 1920 scontò un'altra pena nel penitenziario di Folsom, vicino a Sacramento.

E’ la penultima traccia dello sfortunato protagonista italiano in America. Il 23 dicembre 1922 Carlo Demolli morì a Santa Rosa, nella contea di Sonoma. Il referto del coroner evidenziò la causa di morte nel suicidio per mezzo di arma da fuoco. Chiudendo mestamente il percorso esistenziale di un tenace lottatore per i diritti dei lavoratori. Vittima sacrificale del rampante capitalismo a stelle e strisce.