TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Tutta una Babele

di Mario Fratti

Il prezzo degli affitti per i teatri Off sta aumentando. Quindi stanno trovando diverse soluzioni. L’esempio viene dal teatro Dodger Stages (340 West 50th Street). Spettacoli a giorni alternati o addirittura nello stesso giorno, ad ore differenti. Hanno anche ospitato commedie che pagavano troppo a Broadway (“Avenue Q” e “39 Steps”). Segue l’esempio la compagnia Roundtable al teatro Arclight (152 West 71st Street). Due drammi a giorni alterni. Due per il prezzo di un affitto.
Danno “Babel Tower”, scritto e diretto da Alexis Kozak. Due storie che non riescono ad integrarsi.

Nella prima un professore (Tony Cormier) sta costruendo un razzo per mandare William (Ryan Farrel) nello spazio. Jack (Ty Hewitt) è sospettoso di tale misteriosa preparazione. Uno scienziato solo soletto che fa calcoli segreti e costruisce uno strano razzo? Sua moglie Hattie (Steph Van Vlack) amava nel passato William ed è indecisa fra i due. Forse tornerà a vivere con William che sta per essere lanciato nello spazio. William la invita nel razzo. Andranno insieme nello spazio. Lite fra il professore e William. Come ne metti due, impreparati, nello stesso razzo? Il professore decide di improvvisare un altro astronauta; Jack accetta e muore nell’esplosione. Il secondo tema è meno chiaro. Il professore teme che feroci sovietici costruiscano una torre di Babele in America per assassinare tutti gli americani. Due per il prezzo di uno.

C’è poi il secondo testo. Una nuova traduzione del noto “Suicide” del sovietico Nikolai Erdman. Vidi una produzione in Russia con una trentina di attori (lì eran pagati a vita; stipendio ogni mese). Qui lo fanno con sei attori in decine di ruoli. E’ stata la scelta di Robert Ross Parker che ha adattato e diretto. Una frenetica satira dove tutti corrono per cambiar vestiti e parrucche. Un gruppo di amici vuole spingere al suicidio Semyon, un ingenuo contadino, come protesta politica. Vogliono usarlo. Muore, finge di morire in una bara che si apre e chiude spesso ma alla fine delude tutti. Preferisce la vita. Kelly Ann Moore è la direttrice artistica che sceglie i programmi. Semyon è il bravo Paco Tolson.

Molti monologhi e atti unici in città, ultimamente. Il migliore è senza dubbio “Little Gem” di Elaine Murphy al teatro Flea (41 White Street). Tre attrici irlandesi che si rivelano e si confessano. Son collegate dal fatto che sono nella stessa famiglia: nonna, madre, nipote. La nonna (Anita Reeves) ci diverte confessando che, senza il calore di un marito morente, va in un negozio dove vendono giocattoli sessuali. Prova; non sa come usarli bene. La figlia (Hilda Fay) è sull’orlo di un collasso di nervi e litiga con tutti nel negozio dove lavora. La più giovane (Sarah Greene) ha un fidanzato che la porta a ballare e poi scompare. Scopre di erssere incinta. Dubbi, importante decisione. Tre attrici perfette. Caldi applausi.

Nel teatro 59E59 Craig Alan Edwards si presenta come scrittore ed attore in “The Man in Room 306". Ultimo giorno di vita di Martin Luther King, nella stanza d’albergo dove fu ucciso nell’aprile del 1968. Ci mostra un uomo che noi consideriamo eroico in una luce nuova. Debole, confuso, nervoso, pronto a cercare calore umano, quando non è con la moglie. Sa di essere spiato dall’Fbi di Hoover e li accusa di aver mandato a sua moglie nastri registrati delle sue avventure a letto. Un attore che non ha la piacevole, calda personalità del vero Martin Luther.

Teatro affollatissimo per un monologo col titolo allettante “The Accidental Pervert” di Andrew Goffman, autore ed attore (teatrino Players, 115 MacDougal Street). E’ seduto di fronte ad un televisore e si gode, con vero piacere, film pornografici. Com’è cominciata la sua passione e malattia? Aveva un padre serio ed apparentemente religioso e moralissimo che aveva una grande collezione di foto, riviste e film pornografici. Andrew li ha scoperti quando aveva dodici anni. Da quel momento un’ossessione che non riesce a controllare. Questo monologo ha però una svolta che lo redime. Incontra una verginale Maria e scopre sesso sano, dolce, nuovo. Descrive famiglia e serenità. I dubbi riaffiorano alla fine. Come dimenticare le cento avventure del passato? Un bravo attore che non sembra affatto il pervertito del titolo. Si fa applaudire.

Molti applausi ogni mercoledì per la Big Band di Bobby Sanabria (FB Lounge, 172 Lexington Avenue & 3rd Street, tel. 212/348-3929). Bobby Sanabria (tante volte nominato per premi Grammy) ci dà il meglio del jazz. Rumba, mambo, samba, cha-cha-cha, interpretati con rara passione. Spettacolo eccezionale.
Altro riuscito monologo è al teatro Players (16 Gramercy Park South). La convincente Joan Copeland ci ricorda il suo amore per la musica, il teatro e suo fratello Arthur Miller. Vita in famiglia con una madre che suonava contiunuamente il piano, matrimonio, gita a Londra dove incontra con emozione Noel Coward. Primi successi. E poi la soddisfazione di interpretare il ruolo di sua madre in “American Clock”. Bravissima. Caldi applausi.
Nel teatrino 59E59, “Rough Sketch” di Shawn Nacol, diretto con abilità da Ian Morgan. Due eccellenti attori che si amano, odiano, desiderano in un ambiente di lavoro dove prevale la competizione. Sono animatori di cartoni animati in gara per terminare un lavoro basato su una lacrima. Cartoni animati per famiglie sane. Bella la scena in cui si spogliano in fretta, con folle passione. Lei è la bella, snella Tina Banko. Lui è il robusto, simpatico Matthew Lawler.