La rivoluzione digitale della politica

di Michelina Zambella

La nuova frontiera della rivoluzione digitale si testa anche in campo politico. A dimostrarlo il libro Obama.net: New Media, New Politics? Politica e comunicazione al tempo del networking (Morlacchi Editore 2009, E.19, disponibile anche in formato e-book su  www.morlacchiebook.com, 290 pag.), presentato giovedi 28 gennaio presso la sede della Rai Corporation di New York. All’indomani del discorso del Presidente sullo "Stato dell’Unione", Michele Mezza, professore e giornalista Rai, ha dibattuto la sua tesi insieme ad un panel di speaker all’evento organizzato dall’ISSNAF (The Italian Scientists and Scholars in North America Foundation), in collaborazione con Rai Corporation e l’Istituto Italiano di Cultura a New York: Marina Santili, ISSNAF, Guido Corsi, Rai Corporation, Giampaolo Pioli, Presidente Associazione dei Corrispondenti Italiani in America, Giorgio Einaudi, Direttore Scientifico ISSNAF, Corrado Clini, Direttore Generale per la ricerca ambientale e lo sviluppo, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.  

 "Nel nostro piccolo, avviando il progetto Obama.net, ci siamo chiesti come Obama fosse sopravvissuto non all'ultimo miglio della sua competizione elettorale ma al primo miglio, come fosse riuscito insomma a sopravvivere alla selezione naturale che gli apparati politici impongono, per controllare il sistema", ha spiegato il Professor Mezza, il cui lavoro è il risultato dell’attività svolta dalla comunità online mediasenzamediatori.org e del corso di Teoria e Tecniche dei Nuovi Media dell'Università degli Studi di Perugia. Il caso "Obama–Histoire d’O", come lo hanno battezzato, offre lo spunto per una riflessione sulla nuova era dell'informazione tecnologica e su come essa abbia modificato i tradizionali modelli relazionali, di produzione, politico-istituzionali, focalizzandosi essenzialmente su tre punti.

Innanzitutto, la nuova filosofia politica. Esso infatti descrive la vittoria di Obama come la più innovativa della storia politica mondiale: Barack si sarebbe mosso su un modello di consenso politico esterno al suo partito, maturato giorno per giorno. "Il punto non era solo l'abbondanza di denaro, ma disporre di un legame sociale in grado di produrre contributi estesi e ramificati. Senza dover dipendere dall'apparato, o dai grandi magnati. Nasce così l'idea della rete come comitato elettorale, anzi come partito. La rete per parlare con la gente, per attivare la gente, ma anche per ascoltare gli individui e raccoglierne indicazioni e bisogni. Siamo fuori dalla politica tradizionale", si legge nel capitolo "Il Primo Miglio" a cura di Mezza, che ha precisato: "Obama in realtà intreccia metodi. Si candida a rappresentare direttamente la sua gente. Dall'altra decide di scavalcare ogni intermediazione di apparati o di poteri, e di raggiungere direttamente il suo elettorato, convinto di avere cose e contenuti di forte presa da comunicare: siamo alla scelta della rete come mezzo e come contenuto. Il tutto in sei anni: con grande ambizione, sufficiente scaltrezza, non poco spregiudicatezza, ma soprattutto grande cultura del nuovo".

Secondo, il concetto di rete come senso comune. L’ascesa al potere di Obama ha rappresentato un’innovazione per l’utilizzo di un linguaggio non tradizionale: con lui il senso comune della rete ha coinciso con il voto popolare. Infine, la questione dei media. La crisi dei mezzi di comunicazione di massa rappresenta la lente d’ingrandimento di un mondo che cambia: stiamo vivendo il decennio della riforma del tradizionale modello di informazione.

 Il fenomeno Obama  induce dunque ad interrogarsi sul carattere della rete e su come essa abbia indotto un cambiamento nei modelli relazionali per la rappresentazione degli interessi. La rete come sperimentazione inedita o un ritorno all'idealismo dell'individualismo attraverso una tecnologia più pervasiva? Questi e tanti altri quesiti a cui ciascuno degli esperti ha cercato di dare risposta. "La rete non è l’unico strumento di comunicazione che ha consentito la vittoria di Obama", dice Pioli, secondo cui la comunicazione in rete è arbitraria e solo un presidente attivo riuscirà a mantenere in vita il consenso scaturito in rete. "La rete non è ancora riuscita a consegnare un messaggio armonizzato perchè il mondo scientifico è ancora individualista, frammentato, non oggettivo; anzi, non informa correttamente nemmeno i policy makers", commenta Einaudi che intravvede difficoltà per un futuro cambiamento "dal momento che, per definizione, lo scienziato è un individualista". 

"Washington sta mostrando un interesse nei confronti del sapere in generale e di quello tecnico-scientifico in particolare. La rete è sempre più un veicolo di contatto ma sono scettico sulla possibilità di un suo utilizzo per governare", ha concluso Einaudi. Quanto al rapporto ambiente e innovazione tecnologica, Clini ha dichiarato come l’incontro di Copenagen sull’ambiente fosse fallito perchè Cina e Usa non hanno accettato il controllo internazionale per la verifica degli impegni assunti. "Obama dovrebbe riuscire a conciliare la sensibilità del Congresso e del Senato Usa con la disponibilità individuale del consumatore americano a risparmiare, e la rete potrebbe servire a testare tale volontà", ha chiarito Clini che ha così concluso: "Obama dovrebbe convincere gli americani che la riduzione dei consumi condurrà ad una efficienza economica e produttiva tale da poter vincere la competitività internazionale... La rete rappresenta, in maniera non strutturata, lo spazio-luogo dove si costruiscono opinioni; sede di dissenso e contestazione in Europa, fonte di controllo estremo in Cina, la rete è servita ad Obama per vincere ma non so se sia il luogo giusto per poter governare".