EVENTI/IL RICORDO DELL’OLOCAUSTO/La “rivelazione” dei lager italiani

di Luisa Giuliano

Il 27 gennaio in tutto il mondo si è celebrato il giorno della memoria. Per non dimenticare l’orribile carneficina dei lager nazisti. Quello che però non viene ricordato e nemmeno minimamente menzionato dai libri di storia è che più di 40 campi erano localizzati in Italia.
Questo discorso è stato affrontato da un artista americano, Jack Sal, lo stesso 27 gennaio qui a New York, presso l’Istituto italiano di Cultura. Sal l’anno scorso era stato invitato a leggere l’elenco degli italiani di origine ebrea morti nei campi di concentramento, una lista lunghissima, circa 8600 nomi, un evento, questo, che si ripete ormai da tre anni, davanti al Consolato di Park Avenue.

"Sono rimasto colpito dalla durata della lettura, più di 8 ore - spiega Sal - e così ho pensato di realizzare, con gli strumenti del minimalismo e dell’arte contemporanea, qualcosa che durasse più di questa giornata e nello stesso tempo coinvolgesse in modo personale il fruitore, qualcosa di diverso rispetto alle tante conferenze che si ripetono, uguali, ogni anno dal 2000 (quando è stato istituito "Il giorno della memoria"), ma che la gente non ascolta. Differente è scoprire e capire in modo percettivo cosa c’è stato in quegli anni. In una conferenza si è spettatori, qui bisogna partecipare. Questo tipo d’installazione ha un efficacia  più immediata".

In sostanza Sal ha realizzato un video in cui vengono sfogliate (velocemente) le pagine del libro che riporta i nomi dei morti nei campi.  La durata del video è significativa: circa 25 minuti. Alla fine del filmato  c’è un’intervista di Primo Levi fatta nel 1984, in cui lo scrittore parla di memoria e di speranza. Per molti la memoria s’identifica in un sentimento di rabbia e vendetta. Levi al contrario ha lasciato la memoria della speranza, usando la sua esperienza per conoscere di più l’umanità. Cercando di capire come tutto ciò è potuto accadere.
Eppoi la proiezione di diapositive che elencano gli oltre 40 campi presenti in Italia, a partire dal 1940, e "utilizzati" fino al 1944.

Tra il ‘46 e il ‘55 questi campi sono stati completamente smantellati, si tratta di luoghi inimmaginabili, sconosciuti agli stessi sindaci e amministrazioni comunali. Le persone che sono cresciute in questi posti non ne hanno la minima idea, perché non c’è una placca, nulla, è stato tutto cancellato. In Francia, al contrario ci sono segni, cartelli, musei, insomma tracce tangibili.

In Italia, a parte Fossoli (Mo) e pochi altri campi, è stato tutto rimosso.

Quelli di Mussolini erano campi non stabili, perlopiù  rimediati da ex caserme, tendopoli, in cui, già prima della legge razziale del ‘38, i fascisti ci spedivano gli oppositori, e non pochi  ebrei.
Altro aspetto incredibile è che per molte vittime, questi campi si sono rivelati una salvezza, restandoci rinchiusi hanno evitato i lager.

Tutto ciò nelle scuole non è mai stato insegnato: nessuno ne vuole parlare.
"La storia comparata è la non storia – continua Jack-. Il fatto che in Germania, in Polonia c’erano i campi di sterminio sembra essere una giustificazione: come se i campi italiani al confronto non ‘valessero’ nulla. Si additano i tedeschi come i cattivi, unici colpevoli delle brutali vicende accadute in Italia e non solo, ma il campo principale da cui sono partiti quasi 8000 deportati dall’Italia è stato Fossoli,  e gli italiani quando nel ‘44 consegnarono i prigionieri ai tedeschi, sapevano che questi loro concittadini non sarebbero più tornati, perchè andavano a morire.

I campi erano vicini a tante case a molti luoghi comuni, non solo in zone centrali come Roma, Torino, ma anche villaggi periferici. Sono stato colpito dalla massiccia presenza per così dire ‘sotto casa’. Li tenevano lì, prigionieri in vecchie baracche, senza cibo.

Ma la storia non è la misura di chi ha sofferto più o meno: è il fatto di essere coinvolti in questo sistema a rendere in qualche modo colpevoli anche gli stessi italiani. Non c’è una quantità di colpevolezza".
Dopo la guerra c’è stata l’amnistia: chi ha vinto voleva voltare pagina e non parlare delle vittime. Chi era fascista si è riciclato. Tutti con l’interesse a dimenticare. Il risultato è  che, a differenza degli altri Paesi europei coinvolti, non c’è stato in Italia un processo di riesaminazione storica di quello che è successo.

Nel giorno della memoria, davanti al Consolato d’Italia di Park Avenue, abbiamo incontrato il Console Generale Francesco Maria Talò, a lui abbiamo chiesto perché questa giornata è così importante in una città come New York.

"Questa iniziativa è nata in Italia, che insieme ad altri Paesi europei è stata tra i primi a sentire il dovere di non dimenticare e dunque di avere una giornata in ricordo delle vittime della Shoah: il 27 gennaio, il giorno in cui è stato liberato Auschwitz.

In una città come New York, dove la presenza ebraica è così rilevante, mi pare importante sottolineare questa sensibilità dell’Italia (altrettanto presente) per una tragedia che deve portarci a impegnarci tutti per il futuro. Le bandiere a mezz’asta sono un segno tangibile per tutti i passanti di questo lutto che viene osservato in Italia.  Altrettanto significativa è la staffetta di persone che leggono i nomi di 8600 persone che sono morte, perchè deportate dall’Italia nel periodo dell’olocausto. Chi vuole può fermarsi a leggere, è un evento all’aperto, che vogliamo condividere con la città. Stamattina (mercoledì ndr) ci sono stati dirigenti di associazioni italiane, italoamericane ed ebraiche. Credo sia importante avere dei momenti come questo, perché hanno un valore educativo: per evitare l’insorgere di questi fenomeni odiosi, di persone che evidentemente disconoscono e ignorano il passato. Dunque è importante avere qui i ragazzi delle scuole. E’ necessario spiegare alle nuove generazioni cosa è stato l’olocausto, per  impedire che questo possa ripetersi, la memoria è fondamentale. Oggi ci saranno i ragazzi della Scuola d’Italia Marconi e poi i ragazzi della Scuola Park East Synagogue,  con il Rabbino Arthur Schneier, una grande personalità del mondo ebraico”.