Il libro della Shoah italiana

di Marina Carminati

Ispirati dalle sofferenze subite da quasi novemila ebrei italiani durante il fascismo, Antoniette La Vecchia e Robert Zukerman, accompagnati dal musicista Steve Elson hanno interpretato il "Libro della Shoah Italiana" in occasione del "Giorno della Memoria", evento organizzato dal Centro Pirmo Levi di New York e celebrato presso il "Center for Jewish History" durante la  giornata del 27 gennaio.

Una raccolta di lettere e testimonianze dei sopravvissuti nel periodo dell’Olocausto. Un mosaico di racconti che ha sui lettori un effetto dirompente proprio grazie al fittissimo intreccio di ricordi, traumi, sogni, rabbia, smarrimento e di speranza, dopo il ritorno alla vita.

Il libro ripercorre le tappe dell’Olocausto riportando le testimonianze della Shoah Italiana. I sopravvissuti sono stati coinvolti in un progetto iniziato nel 1995: sono più di cento coloro che raccontano la loro storia, dalla loro vita di prima, la loro infanzia o gioventù, alla vita nei ghetti e le esperienze di umiliazione. E poi l’occupazione tedesca, le deportazioni e detenzioni.

Gli attori La Vecchia e Zukerman, eccellenti nelle loro performance hanno interpretato bambini, padri di famiglia, e giovani sognatori. La loro recitazione, coinvolgente e commuovente ha regalato agli spettatori una fedele commemorazione agli ebrei che in quegli anni sono stati legati da un crudele destino, dalla stessa tragica e inizialmente inaspettata esperienza di dolore.

Gli artisti si sono abilmente alternati nella lettura dei racconti, rendendo vivi i protagonisti. Le storie si interrompevano all’offuscarsi delle luci e al suono magico e melanconico del flauto del musicista Steve Elson che rievocava momenti di nostalgia e sofferenza.

Molti dei sopravvissuti sono stati arrestati dopo il settembre del 1943. In totale 8948 sono stati gli ebrei italiani detenuti, 8626 quelli deportati. Nella quasi totalità tutti diretti al campo di concentramento di Auschwitz.
 "La lettura del Libro della Shoan Italiana rappresenta un aspetto unico e centrale per il significato simbolico di questa giornata" - ha detto il Console Generale Francesco Maria Talò, intervenuto all’evento. "Memoria nel passato ma che vuole anche essere monito per il futuro. Con questo evento di stasera vogliamo ricordare che dietro a questi nomi ci sono vite umane, ciascune delle quali esistenze preziose".

Gli ebrei italiani vantavano negli anni trenta una comunità di 45 000 persone. Più consistente la realtà di Roma rappresentata da circa 11 000 cittadini, e a seguire Milano, Trieste, Torino, Firenze, Venezia e Genova. Comunità nella quasi totalità integrate nel tessuto sociale del paese, a tal punto che dopo la liberazione, solo una minoranza dei sopravvissuti scelse di vivere altrove a differenza degli ebrei di altre nazionalità.
"L’evento serale - ha spiegato ancora il Console – fa parte di una serie di iniziative che il Consolato ha promosso con molto successo per questa speciale giornata dedicata agli ebrei, sensibilizzando le scuole ma soprattutto cercando di coinvolgere le persone comuni. Non abbiamo mai pensato ad invitare un pubblico di nicchia ma invece di estendere la partecipazione agli eventi a tutti coloro che volevano condividere questa giornata con noi. Le grandi bandiere poste al di fuori del consolato, così come i manifesti per la strada, vogliono essere strumenti di informazione pubblica. Stiamo crescendo grazie anche alla collaborazione di altre Istituzioni pubbliche e private e rappresentiamo una realtà unica nel panorama di New York".