Che si dice in Italia

Cesara si trucca da sola

di Gabriella Patti

Mi sono truccata da sola. Mi sono pettinata da sola. Non è poi la fine del mondo”. Incredibile ma vero. Cesara Buonamici, volto giornalistico della televisione berlusconiana, ci dà una notizia che non ci aspettavamo: è capace di sistemarsi da sola con cipria e spazzola, senza bisogno della truccatrice. Sarà tutto merito di Mammà, immaginiamo. Quand’era piccolina le avrà detto: "Avrai sempre chi ti accudirà perché diventerai una stella del piccolo schermo. Ma non si sa mai, con tanta brutta gente che c’è in giro, impara anche a fare da sola. Potrebbe tornarti utile". E così è stato. Quando la brutta gente si è fatta viva, sotto forma delle truccatrici che hanno fatto sciopero, forse scontente di non essere pagate abbastanza dal Capo (però, pure loro: chi si credono, delle escort?) Cesara ha fatto tesoro degli insegnamenti della Mamma. Brava.

   OLTRANZISMO ISLAMICO contro burocrazia da carabinieri: un bel confronto. Una donna che si è presentata al Tribunale di Milano con addosso il niqab, la lunga veste che lascia scoperti solo gli occhi, è stata respinta dal milite di guardia all’ingresso. "Sarebbe come entrare con il casco" ha detto, regolamento alla mano. In effetti, per motivi di sicurezza, da qualche tempo è vietato entrare nei locali pubblici indossando il casco integrale. E il solerte guardiano, mostrando anche una certa duttilità nell’interpretare la legge, ha esteso il concetto al velo. Al primo round ha vinto il carabiniere. Che la burocrazia sia più potente dell’integralismo religioso? In effetti, in Italia non è un’ipotesi da scartare.  

   TATTICHE E STRATEGIE DELLA COMUNICAZIONE. Sia Guido Bertolaso sia Sergio Marchionne forse farebbero bene a iscriversi a un corso veloce in questa materia. Non entro in merito alle polemiche che in questi giorni, su due fronti diversi, hanno visto coinvolti il grande capo della Protezione civile italiana e l’altrettanto grande amministratore della Fiat. Le cose che hanno detto probabilmente hanno la loro validità: ad Haiti è evidente che ci vuole un coordinamento centrale degli interventi e che sarebbe meglio che lo facesse l’Onu e se uno stabilimento industriale non è più redditizio va chiuso, almeno di non voler tornare ai vecchi metodi dei sussidi statali (ma allora è inutile elogiare il nuovo corso della Fiat risorta dalle ceneri e insperabilmente proiettata sul mercato americano e mondiale grazie alla cura Marchionne. Ma, ragioni a parte, il punto è un altro. Sono le frasi e i modi usati che sono stati sbagliati. Bertolaso poteva dire le stesse cose ma con un giro di parole più diplomatico.

E’ vero che così non sarebbe più Bertolaso. Ma, tra l’altro, il benedetto ragazzo ha mancato di psicologia: non doveva fare battute su Bill Clinton impegnato nello scaricare pacchi di soccorso. La signora Clinton potrà avere parecchie cose da dire al marito e sono sicura che, in passato, deve anche avergliele dette. Ma tra moglie e marito, dice un proverbio che deve essere internazionale, non va mai messo il dito. La signora ricopre un ruolo molto importante e così le ragioni di Bertolaso sono state messe a tacere. Discorso quasi analogo per Marchionne. Il caso, certo, è diverso: se ad Haiti ci sono i morti e la distruzione a Termini Imerese e negli altri impianti Fiat in Italia ci sono in ballo posti di lavoro. Argomento delicato, soprattutto in vista delle ormai imminenti elezioni regionali. Marchionne poteva evitarsi la frase sul "piuttosto se non vogliono che non chiuda mi conviene economicamente tenere lo stesso gli operai a casa e pagarli perché non facciano nulla fino alla pensione". Siamo in Italia, Marchionne. Qualcuno potrebbe dirle: Benissimo, allora facciamo proprio come dice lei. Come glielo spiega, poi, agli azionisti?