Visti da New York

Ap Italian: ancora pizzo?

di Stefano Vaccara

Non si vuole creare ulteriori grattacapi ai bravi diplomatici italiani negli Stati Uniti, che questa settimana hanno dovuto già limitare i danni della bomba Bertolaso. Chissà poi quanti mal di testa per i funzionari della Farnesina, quando hanno saputo pure che il Premier Berlusconi farà ministro il capo della protezione civile che da Haiti aveva fatto fumare di rabbia Hillary Clinton mentre riceveva Frattini...

Però è da qualche settimana che non riusciamo a digerire una "bella notizia" annunciata direttamente dall'Ambasciata d'Italia a Washington e che avrebbe dovuto rallegrarci e invece ci preoccupa. Parliamo del generoso e tempestivo stanziamento di mezzo milione di dollari del governo italiano per il recupero in extremis dalla "cancellazione" dell'AP Italian (Advanced Placement Program per l'italiano), il test che l'anno scorso era stato eliminato dal College Board, l'ente privato che amministra i difficili e cari esami che consentono ai liceali americani di accumulare crediti "anticipati" per il college universitario.

L'italiano era stato ammesso all'Ap soltanto da cinque anni e la sua eliminazione appariva come uno schiaffo ai già precedenti e determinanti sforzi finanziari di Roma. Fu allora il ministro per gli italiani nel Mondo Tremaglia a riuscire ad ottenere i fondi per istituirlo e ci era riuscito grazie anche al parallelo impegno dell'ex First Lady dello Stato di New York, Matilda Cuomo. Se ricordate, l'argomento Ap Italian era stato al centro della nostra intervista, lo scorso ottobre, con il nuovo ambasciatore a Washington Giulio Terzi. Sapere che certe promesse erano state mantenute in un paio di mesi, conferma l'impegno del governo di Roma sulle problematiche della lingua italiana negli Usa. Ma potrebbe trattarsi di troppa grazia e troppo presto?

Il governo italiano è stato prontissimo a rispondere alle sollecitazioni delle maggiori organizzazioni italoamericane (oltre alla Niaf e alle altre, anche a quelle della Italian Language Foundation guidata dalla dr.ssa Margaret Cuomo, figlia di Mario e Matilda) che da mesi protestavano per la cancellazione dell'Ap Italian e chiedevano un forte intervento risolutivo di Roma in difesa della lingua italiana negli Usa. Il problema della cancellazione dell'Ap appare più complesso: se fosse solo una questione di una tassa ancora da pagare, una specie di "gabella" da sistemare, allora magari... Che l'Ap sia stato confuso come un sinonimo di "ancora pizzo"?

La leadership delle organizzazioni italoamericane diffonde appelli per impegnarsi tutti per raggiungere il "matching" dei soldi già generosamente offerti dal governo italiano, in modo da elargire la cifra richiesta (quanto si aggira l'"ancora pizzo"? Le cifra esatta non siamo riusciti a conoscerla) per poter riprendere così l'esame sospeso magari fin dal 2010.

Ma servirà davvero pagare l'"ancora pizzo"? Abbiamo contattato il College Board, e alla domanda se fosse solo una questione di soldi, insomma quanti ne volete?, Jennifer Topiel, Executive Director della comunicazione per il College Board, ha risposto: "There remains a large gap between the interest among US students for Italian language courses, and the number of available Italian language teachers; this has been the main impediment to the success of AP Italian in the past. Larger national strategies would be necessary to increase the number of teachers of Italian language to meet the needs of an AP Italian program. In order to address this critical issue, our interactions with the Italian Embassy have focused on the sharing of knowledge about what it will take to foster growth in the number of Italian language teachers, and successful strategies that we've seen employed to boost the number of teachers of other world languages. We encourage advocates of Italian language learning to promote strategies for expanding the number of available Italian teachers within US schools. As a result, any future discussions of reviving AP Italian will be dependent upon finding a workable solution to the teacher shortage so that a revived AP Italian could be positioned for success rather than failure".

Cioè solo con i soldi non si risolve nulla, sarebbe controproducente riaprire subito l'esame Ap se prima non si ha un numero di insegnanti sufficente a preparare gli studenti. All'ultimo esame Ap per l'italiano c'erano "solo" 2,282 iscritti, quindi il programma resta chiuso. A meno che qualcuno non pensi che l'"ancora pizzo" serva solo alle spese amministrative per far sostenere l'esame ad un esiguo numero di studenti.

Proprio tre settimane fa, il New York Times ha dedicato uno speciale all'Ap, anzi a come "aggirare" l'Ap. Già prima di quegli articoli, in una conversazione sull'Ap avuta con il Prof. Sal Rotella, "chancellor emeritus" del Riverside Community college della California, avevamo saputo come molti presidenti di college californiani si mettessero già d'accordo direttamente con le high school per accogliere nelle loro classi gli studenti dell'ultimo anno di liceo, e questo anche per l'italiano.

Il 10 gennaio, in uno speciale che trovate su internet, anche sul NYT abbiamo letto come l'Ap non ha più il monopolio per ricevere in anticipo crediti universitari, perché sempre più "High School" - il Nyt prende ad esempio la situazione in Connecticut - fanno accordi direttamente con i college, per far frequentare ai loro studenti i corsi appositamente creati per "anticipare" i crediti. E questo, ripetiamo, anche per l'italiano! Con meno spese anche per gli studenti, che invece di giocarsi tutto in un test - che devono comunque pagare- fanno un vero corso di livello superiore in cui hanno molte più chance di mostrare la loro conoscenza della materia. Allora a che serve pagare l'"ancora pizzo"? Questi soldi non potrebbero essere direttamente investiti per aumentare l'offerta di corsi e di insegnanti dei licei e dei college pronti così a svolgere questo "Advanced Placement Program" senza più l'Ap?