MUSICA CLASSICA/Respighi imperatore

di Franco Borrelli

Roma sugli scudi della New Jersey Symphony Orchestra. Roma trionfante, presa sì com’è dal suo gloriosissimo passato, ma realtà anche d’una modernità stupefacente. Roma con le sue magiche atmosfere, con i suoi paesaggi, con gli archi antichi tra i pini dell’Appia, con le sue rovine secolari, con le sue piazze lussureggianti di fontane e monumenti mozzafiato, con le sue arti. Una Roma “caput mundi” in ogni senso, insomma, che Ottorino Respighi fa sua e riesce a descrivere musicalmente con pagine suggestive e intriganti.

E’ lui infatti il cantore in note della Città dei Cesari, ed è lui (dicono) anche il sognatore di una nuova grandezza (leggasi “fascismo”), con una pagina particolare dei suoi “Pini di Roma” (l’ultima) che a molti apparve (appare) come l’inno (non ufficiale) del mussoliniano ventennio. Polemiche e politica a parte (ognuno, essendo la musica libertà e invenzione non solo per chi la fa ma anche per chi l’ascolta, può vedervi quel che vuole), resta la grandezza di una struttura e di una larghezza sinfonica che fanno qui, della città tiberina, davvero un luogo di malizia, di suggestione, di scoperta e di ritrovamento continui; per lo spirito, ma anche per lo sguardo che vi torna spesso bambino, con i suoi sogni e i suoi balocchi (vedansi o, meglio, si ascoltino a questo punto, certe “Danze antiche” o, ancor più, quelle “Fontane di Roma”, che senti gorgogliare fra canti e giochi innocenti nelle “Feste” di Villa Borghese o negli altri infiniti parchi che la costellano.

Respighi è (stato) insomma il cantore per eccellenza delle bellezze architettoniche e culturali d’una città di Papi e d’Imperatori (nonché di dittatori), ammaliatrice come forse nessun’altra al mondo. E la lettura che ne sta facendo questo weekend l’NJSO sotto la guida della “maestra” cinese Xian Zhang è semplicemente e deliziosamente eccellente.

Come già detto nelle passate domeniche, questa serie di concerti fa parte dell’Italian Winter Festival che l’ensemble di Newark sta celebrando in tutto il Garden State portando voci e strumenti “a casa” degli abitanti dello Stato, da Newark a Trenton, da Englewood a Red Bank, da Morristown a Princeton, a dimostrazione che sua casa è sì la Prudential Hall dell’NJPAC, ma che non viene affatto disdegnata la “periferia” (essendo questa, anzi, la parte più viva e palpitante dello Stato Giardino). Per chi abbia mancato gli appuntamenti di Princeton, Newark offre ancor oggi un’altra occasione per ascoltare i due maestosi poemi respighiani, insieme con altre pagine pure ispirate alla grandezza e alla bellezza del Bel Paese: l’overture del “Roman Carnival” di Berlioz e il “Concerto n. 2 per piano e orchestra” di Liszt eseguito con maestrìa e perfetta aderenza tecnica dal pianista Terrence Wilson.

“I pini di Roma” in particolare, a detta della stessa maestra Zhang (lo scorso anno l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi ha ufficialmente annunciato di averla prossimamente come “direttrice musicale”) «costituiscono uno dei capolavori più affascinanti e brillanti composti nella prima metà del XX secolo. L’orchestrazione è assolutamente travolgente, esemplare e impressionante, oltre che vagamente... impressionista. I suoi colori sono luminosissimi, delicati; fino all’esplosione trionfante e assordante del gran finale celebrante in tutto e per tutto la grandezza di Roma».

Composti nel 1924, “I pini di Roma” sono presenti assai spesso nei cartelloni delle più importanti orchestre del mondo. Poema nato da un’ispirazione fine e paesaggistica, esso offre tutta una serie di melodie e di quadri che fanno testo e che spesso strizzano l’occhio anche alla più celebrata tradizione operistica della Penisola. La moglie del compositore, Elsa, ha sempre confermato che questa, tra le opere del marito, fu quella che lo coinvolse di più.

Assai più “pittorico” ed evocante è poi il “Trittico botticelliano”, rievocante la “Nascita di Venere”, la “Primavera” e l’“Adorazione dei Magi”. Tre capolavori della pittura di sempre ritornanti poeticamente in maniera avvolgente in un capolavoro musicale che dal Rinascimento romano ci porta a quello fiorentino, nelle immense sale degli Uffizi. La lettura che dei due capolavori sta offrendo la New Jersey Symphony è semplicemente da favola, tanta e tale è l’aderenza al testo, tante e tali sono le suggestioni nuove che riesce a cogliere e passare poi all’uditorio. Magia della musica e dello spirito e dell’arte in genere.

Qualche parola la merita, per questo, la maestra Xian Zhang. Non a caso è stata infatti scelta dalla milanese Orchestra Verdi (ha appena completato un trienno come “associate” presso la New York Philharmonic; ed ha diretto già alcune delle più prestigiose orchestre al mondo, dalla London Symphony alla Royal Concertgebouw, dalla romana Santa Cecilia alla Rundfunk berlinese). Nata a Dandong, in Cina, a vent’anni dirigeva l’orchestra della Central Opera House di Pechino, prima di trasferirsi per studi negli Usa nel 1998. Il pianista americano Terrence Wilson, che l’accompagna in questo mini-tour col concerto di Liszt, dal canto suo si sta sempre più imponendo per tecnica e fedeltà di lettura, e riesce a cogliere in pieno l’italianità d’accenti che si cela in questo capolavoro del compositore ungherese.

Non crediamo che l’Italian Winter Festival della New Jersey Symphony Orchestra abbia mai avuto uguali nell’area metropolitana di New York City. Un omaggio musicale di sì vasta portata e con tutta una serie di concerti che si stanno svolgendo un po’ ovunque nel Garden State non c’è mai infatti stato. “Italy: Land of Song & Expression” sta dando quindi, durante tutto questo mese di gennaio, una misura non solo del già conosciuto tesoro lirico ma anche di quelle pagine sinfoniche troppo spesso, e ingiustamente, trascurate, messe in ombra dalla tradizione d’Oltralpe.

Toccherà infine a Giuseppe Verdi, il prossimo weekend, l’onore di “chiudere” solennemente questo Festival italiano della NJSO con la titanica “Messa da Requiem” diretta da Neeme Järvi e con l’ausilio della Montclair State University Chorale diretta da John J. Cali (voci soliste quelle di Jennifer Casey Cabot, Elizabeth Bishop, Richard Clement e Kevin Burdette). Gli appuntamenti con il “Requiem” sono a Newark (NJPAC, il 29 e il 31 gennaio) e a Morristown (il 30).