Italiani in America

Pacino mattatore

di Generoso d’Agnese

Alfredo James Pacino, detto “Sonny”. A leggere per intero il nome con cui fu registrato all’anagrafe, non ci sono dubbi sulle sue origini italiane. Ma quella di Pacino sarebbe stata comunque una vita segnata dall’italianità. Perché furono proprio i personaggi italiani a regalargli le maggiori soddisfazioni nella carriera e da un film italiano (“Profumo di donna”) arrivò anche il premio Oscar.

Al Pacino è un punto fermo della cinematografia internazionale. Nato il 25 aprile del 1940, ad Harlem, iniziò a farsi notare durante l’infanzia per la sua scarsa attitudine allo studio e visse la sua prima grande delusione della vita. Abbandonato dal padre quando era ancora in fasce, Al Pacino crebbe in grandi ristrettezze economiche e insieme alla madre tirò avanti alla meno peggio.

Grazie all’aiuto dei nonni si trasferì nel South Bronx e frequentò con scarsissimo entusiasmole scuole. Preferiva decisamente la strada, l’irrequieto Alfredo, cercando di superare la condizione di emarginato. Ancora oggi, la sua infanzia ritorna a galla con amarezza, durante le interviste. Anni vissuti senza amici e compagni, nel quale il sogno del cinema inizia a diventare il primo conforto per un’ anima in difficoltà.
Al frequentò la scuola con pessimi risultati. Svogliato e poco attento, venne più volte bocciato e talvolta espulso. Interruppe gli studi a 17 anni e si trasferì al Greenwich Village, dove si iscrisse alla "High School of Performing Arts". La scuola costava e per vivere, il giovane Alfredo accettò di fare i lavori più disparati, anche quelli più umili: dal fattorino all'operaio, dal facchino al lustrascarpe. Ma non rinunciò mai alla sua passione per la recitazione. All’Herbert Berghof Studio incontrò Charles Laughton, che divenne il suo nume tutelare e iniziò a inserirlo nel difficile mondo del teatro. La carriera di Al Pacino iniziò con piccole parti e fugaci apparizioni e dopo aver partecipato a vari spettacoli del Living Theatre, nel 1966 riuscì finalmente ad entrare nell’Actor’s Studio. Sono anni di fatica ben ripagati quelli passati a fare tanta gavetta.

Nel 1969 Al Pacino debuttò a Broadway e girò il suo primo film, "Me, Natalie". Il primo ruolo da protagonista arrivò con "Panico at Needle Park" (1971) di Jerry Schatzberg, in cui interpretò un piccolo spacciatore di droga. Una recitazione nervosa e  verista che diventerà il marchio di fabbrica del suo talento cinematografico.

Notato da Francis Ford Coppola, nel 1972 arrivò improvvisamente al grande successo. Chiamato a interpretare il ruolo di Michael Corleone ne “Il Padrino”, Al Pacino in un primo momento rifiutò il ruolo perché si sentiva inadeguato. Cambiò decisione solo grazie alle prolungate insistenze del regista, decretando il proprio successo. Divenuto improvvisamente una star di Hollywood, il giovane italoamericano di origini siciliane ebbe qualche difficoltà a gestire il successo. Egli stesso in una intervista avrebbe affermato di essere andato in confusione e di aver fatto ricorso alla psicoanalisi, scoprendo però che l’unica terapia utile per sé era quella di lavorare.

Il nome di Pacino divenne importante per i botteghini ma questo non aiutò il suo fragile equilibrio. Ancora impreparato ad affrontare il proprio successo, Pacino scivolò pian piano nell’alcolismo, compromettendo anche diverse storie sentimentali che riuscì peraltro a tenere ben nascoste (da Jan Tarrant ebbe la  figlia, Julie Marie, da Beverly D’Angelo i gemelli Anton e Olivia, mentre le sue storie più importanti portano i nomi di Diane Keaton, Linda Hobbs, Penelope Anne Miller, Jill Clayburgh, Marthe Keller).
Geloso custode della sua vita privata, Al Pacino ancora oggi parla poco di quel periodo della sua vita e negli anni ha preferito concentrare l’attenzione del pubblico sui suoi personaggi cinematografici piuttosto che sulla sua quotidianità. Dotato di ottime caratteristiche drammatiche, l’attore di Harlem è riuscito nel tempo a dare ottime prove anche in ruoli brillanti. In commedie come “Papà sei una frana” e “Paura di amare” egli ha saputo tirare fuori ottime qualità comiche, esaltate nella caricatura criminale di Big Boy Caprice nel film “Dick Tracy”.  Candidato all’Oscar come attore protagonista per “Serpico”, “Il Padrino - Parte II”, “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, “…E giustizia per tutti”, è riuscito a vincere la prestigiosa statuetta nel 1993 come protagonista di “Scent of a Woman” (il remake americano di “Profumo di donna”) nel ruolo di un ex-ufficiale cieco. Nello stesso anno venne anche candidato all’Oscar come protagonista del film “Americans”.

Sono tanti i riconoscimenti per la propria carriera artistica.

E’ del 1974 il Golden Globe per Serpico (migliore attore) mentre nel 1976 arrivarono i riconoscimenti del British Academy Awards per “Il Padrino parte II” e “Dog Day Afternoon”. Nel ’91 si è aggiudicato l’American Comedy Award come attore non protagonista di “Dick Tracy” e nel ’93 per “Scent of a Woman” vinse anche il Golden Globe. L’anno seguente Venezia gli tributò il Leone d’oro per la carriera, mentre nel 1997 lo vide vincitore del Boston Society of Film Critics Award, per “Donnie Brasco”. L’ultima grande affermazione arrivò nel 2001 con la vittoria del Premio Cecil B. De Mille nei Golden Globes.
“Scarface”, “Carlito’s Way”, “L’avvocato del diavolo”, e il bellissimo “Revolution”, completano il panorama di film nel quale Pacino ha lasciato la sua inconfondibile impronta recitativa.

Affezionato e attentissimo alla privacy, Al Pacino continua ancora oggi a circondare di mistero la propria vita privata. Con la figlia Julie vive a Sneedon’s Landing, sul fiume Hudson, protetto da cinque cani e partecipa ancora attivamente alle campagne a favore degli alcolisti anonimi, associazione che lo aiutò a uscire dal tunnel della dipendenza.