PUNTO DI VISTA/Ha sempre ragione lui, più del Duce!

di Toni De Santoli

Tutto si riconduce intorno a una sola persona: il governo della nazione, la tv, la stampa, l’imprenditoria. Il Calcio! Tutto si riconduce intorno a Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, campione della destra, un volto telegenico, una voce radiogenica, un sorriso accattivante. Ora, poi, che al Senato è passato il disegno di legge sul “processo breve” (di cui avrete già letto diffusamente in cronaca), il personaggio potrebbe anche ritenersi soddisfatto, pago. Neanche per idea: lui vorrà di più, vorrà ancora di più. Vorrà sempre di più. È un uomo che non si ferma. Nella Storia d’Italia una figura come la sua mai era apparsa. Nemmeno Giovanni Giolitti e Alcide De Gasperi disponevano di un apparato politico, giornalistico, affaristico come quello di Silvio Berlusconi.

Benito Mussolini magari aveva più potere dell’attuale presidente del Consiglio, ma a quell’epoca c’era un’autorità più alta ancora di lui: il Re d’Italia, che il 26 luglio 1943 lo fece difatti arrestare. Non ci risulta però che il Duce facesse promulgare leggi “ad personam” o che affidasse alti incarichi ai Marcello Petacci, ai Muti, ai figlioli, ai nipoti; alle donne che frequentava. Roma in termini mondani, salottieri, era bacata già allora, era bacata già negli Anni Trenta, eppure a quella società che più in nulla credeva se non nel soddisfacimento dei suoi desideri più sfrenati, venivano posti limiti ben precisi. Qui non si transigeva, non si sgarrava. C’erano ancora regole, regole magari non scritte, ma che, da che mondo è mondo, hanno ben più forza e più efficacia di tante leggi e norme scritte.

Qui regole non ce ne sono più. Plètore di uomini politici si sono impadronite dell’Italia e sull’Italia esercitano un controllo “ottomano”. Il fenomeno cominciò con la storia dell’”arco costituzionale” e delle morotee “convergenze parallele”. Ma il giro di vite dato dalla destra negli ultimi dieci o dodici mesi, è qualcosa che toglie il respiro, che sconcerta, rattrista, demoralizza. La destra al potere usa la nazione italiana come se la nazione italiana fosse sua riserva di caccia. Non si pone scrupoli di natura etica, di indirizzo etico. Non se ne pone poiché nemmeno sa che cosa siano gli “scrupoli”. Essa dilaga, divora. Rulla tutto quel che trova sul proprio cammino: assomiglia a chi per tanto, tantissimo, tempo non ha mangiato che pane e cipolla e ora va in visibilio di fronte a un pollo arrosto croccante e fumante… L’esempio del disegno di legge sul “processo breve” è eloquente, sintomatico: il presidente del Consiglio ha fatto squillare la tromba e i suoi palafrenieri sono accorsi solleciti, entusiasti, felici, ancora una volta, di compiacere il “signore” per ricavarne anche, e soprattutto, l’attenzione…

Del resto a destra sono fatti così: si denudano con cipiglio il petto e si piazzano in trincea, ma non perché convinti che questo possa servire ai supremi interessi della nazione, bensì perché sperano che con questa nuova prova di dedizione “alla causa”, vengano alla fine notati da lui, dal capo, dal leader, da un altro che “ha sempre ragione”… Si cerca la ricompensa, ma la ricompensa “incorporea”, “morale”, certo: basta che il Cid meneghino ci batta la mano sulla spalla e ci onori del suo sguardo affettuoso anche per mezzo minuto e allora ci sentiamo appagati, onorati, ricompensati appunto del tanto sudore versato, del tanto “oscuro” lavoro svolto “per la causa”.  
Già: ci avete fatto caso che “anche” Berlusconi “ha sempre ragione”…?? L’Italia oramai non è che un’”espressione geografica”, peraltro deturpata, offesa, imbruttita, sciatta, di nessun peso nelle scienze e nelle arti, di nessuna utilità al resto della società occidentale, ma lui, sì, ha “sempre ragione”. La fine non è imminente. La fine già si sta consumando.