IL FUORIUSCITO/Banditi eroi

di Franco Pantarelli

In Italia si sta consumando in questi giorni l’ennesima vergogna: l’ultimo (l’ultimo?) espediente per impedire alla giustizia di fare il suo corso e salvare così Silvio Berlusconi dagli ultimi due processi che ancora lo minacciavano. Gli altri procedimenti erano tutti stati debellati dalle 18 leggi “speciali” che il Parlamento ha varato espressamente per lui nel corso degli anni. A volte si trattava di cambiare la procedura giudiziaria, altre volte si trattava di trovava il modo di non farlo deporre ai processi e altre volte si puntava direttamente al reato da lui commesso, trasformandolo in un atto legittimo. Memorabile la sua assoluzione nel processo All Iberian 2, laddove la sentenza pronunciata dal giudice mette letteralmente i brividi: l’imputato Berlusconi Silvio è assolto perché il fatto non costituisce “più” reato.

Questi due processi rimasti,  però, erano difficili da annullare. In particolare uno, quello dell’avvocato inglese David Mills, che si basava sul fatto che lui era già stato condannato, e la condanna era stata confermata dalla Corte d’Appello, per essersi fatto corrompere proprio da Silvio Berlusconi. Era buffa la storia del corrotto che viene condannato e il corruttore no, ma a quel tempo era ancora in vigore un mostriciattolo giuridico che si chiamava Lodo Alfano grazie al quale Berlusconi fu dichiarato “improcessabile”. Poi il Lodo decade per manifesta incostituzionalità, gli scagnozzi legali di Berlusconi si mettono al lavoro ed ecco l’arrivo del cosiddetto “processo breve”, il cui primo effetto, un minuto dopo che sarà diventato legge, sarà quello di seppellire per sempre quel rimasuglio della battaglia di Berlusconi contro la giustizia italiana.

Una battaglia epica che per la sua lunghezza, per i continui colpi di scena che ha prodotto, per l’andamento da film di avventure che le è stato imposto e per il “tifo” popolare che si è creato in favore del fuggitivo e contro i suoi inseguitori, merita di essere accomunata alle gesta delle grandi figure storiche del banditismo italiano che - anche loro - a suo tempo riuscirono a conquistare i cuori del popolino. Lui e loro hanno in comune molte più cose di quanto si possa pensare. Prendiamo per esempio Giuseppe Musolino, il “re dell’Aspromonte” che operò - diciamo così - fra la fine del secolo diciannovesimo e l’inizio del ventesimo. Quando la sua “epopea” si era già conclusa da un pezzo, cioè negli anni Trenta, due psichiatri compirono uno studio su di lui e conclusero che le sue turbe mentali consistevano nella “convinzione di essere lui la legge”  e nella sua “inesauribile sete di vendetta”. Sembra una metafora delle diciotto leggi fatte apposta per Berlusconi (quella del “processo breve” è la diciannovesima) e delle vittime da lui seminate fra quelli che nel mondo dell’informazione non prendevano ordini da lui (senza ammazzarli, per carità, Enzo Biagi e Indro Montanelli sono morti nel loro letto)?

E prendiamo Renato Vallanzasca, il rapinatore che negli anni Settanta giocò per lungo tempo a rimpiattino con polizia e carabinieri e che anche dopo che fu arrestato riuscì a fuggire un altro paio di volte. Il capo del governo non ha il fisico che fece soprannominare Vallanzasca  “il bel René” per via delle donne che gli correvano dietro con più efficacia delle forze dell’ordine. Ma nonostante ciò, magari con la promessa di un ministero, di un seggio a Montecitorio o alle brutte ricorrendo a un procuratore di escort, anche nella vita di Berlusconi la presenza femminile è cospicua. E poi, ogni volta che Valanzasca sfuggiva all’arresto per un pelo o evadeva da una prigione, la notizia strappava un sorriso a un sacco di gente, proprio come quando Berlusconi sconfigge la legge nei suoi circoli si canta “Meno male che Silvio c’è”.

E Salvatore Giuliano? La somiglianza fra loro forse è scarsa: Giuliano parlava poco e in modo misurato mentre Berlusconi è un fiume e la misura non sa cosa sia. Ma è evidente che lui le doti che aveva Giuliano le apprezza moltissimo. Non è stato lui a chiamare “eroe” Vittorio Mangano per la sua parsimonia nel parlare?