Che si dice in Italia

Ma che strana stazione

di Gabriella Patti

La sapete l’ultima? La stazione Centrale di Milano, al termine di una mega ristrutturazione sbandierata ai quattro venti come la meraviglia delle meraviglie si ritrova senza più una sala d’attesa per i passeggeri. Sì, è proprio così, incredibile vero? Erano un po’ di anni che a Milano guardavano con fastidio a quanto fatto a Roma alla Stazione Termini, diventata - va detto - un bel posto per quanto lo possano essere le stazioni ferroviarie: negozi di tutti i tipi compresi gli alimentari, aperti anche la domenica, farmacia eccetera. Insomma: un luogo che, senza dimenticare il suo incarico principale, quello appunto di stazione, è diventato fruibile per l’intera città.

 È domenica e cerchi qualcosa, magari la farmacia o il latte: a Termini c’è. Bene, i milanesi, in eterna competizione con i romani, si sono finalmente dati fare, sia pure in ritardo. Risultati disastrosi, tant’è che è scoppiata una feroce polemica alimentata dai giornali subissati di lettere di protesta dei passeggeri. Ora la Centrale è piena di negozi, anche di gran moda con marchi di richiamo (siamo a Milano, capitale del fashion business tricolore). Ma - orologio alla mano - una volta che uno è arrivato davanti alla stazione, per raggiungere il proprio binario impiega più di cinque minuti - contati dalla sottoscritta e confermati da altri giornalisti e passeggeri inferociti. Sempre che non si perda, visto che si sono dimenticati la segnaletica. Perché, per far sì che si passi davanti ai negozi, qualche genio di architetto con la complicità di qualche amministratore e qualche sciagurato di responsabile marketing, si è inventato un lungo percorso di tapis roulant. Passi davanti agli shops più all’avanguardia ma rischi di perdere il treno.  Se vuoi andare dritto al tuo convoglio, perché magari sei arrivato all’ultimo minuto (cosa che capita quasi sempre in stazione, no?) hai una sola soluzione: scale, tante e ripide, a piedi. Niente scale mobili o tapis roulant: se sei con una valigia pesante o hai una certa età, rischi l’infarto. La vecchia e lunga scalinata l’hanno mantenuta ma, diabolici, hanno deliberatamente tolto la scala mobile che finora le si affiancava. Fin qui la polemica la conoscevo perché, appunto, ne hanno parlato tutti. Ero anche stata comprensiva di fronte alla difesa imbarazzata dei responsabili (che peraltro, in puro stile italiano, adesso si rimpallano le responsabilità): rispetto a Termini, la Centrale di Milano ha uno svantaggio incolmabile di partenza: non è “a piano” ma rialzata. L’hanno inventata così più di cento anni fa: forse qualche ingegnere e qualche amministratore milanese dell’epoca dovrebbero vergognarsi nella tomba. Ma la “chicca” finale che  mi mancava e che mi pone definitivamente tra gli accusatori inferociti, è che - come dicevo -  hanno avuto la bella pensata di abolire del tutto la sala d’attesa dei passeggeri. Credo non esista al mondo una stazione ferroviaria di una grande città che ne sia priva. Il risultato è: il caos. Sono maligna se sospetto che l’idea dietro questa furbata sia: “Se stanno in sala d’attesa non vanno nei negozi”? Sindaco Letizia Moratti: Milano si è persa l’ennesima occasione per dimostrare che, dopo un po’ di anni di declino, ora  vuol tornare a essere cioè che era: l’emblema dell’efficienza e dell’operosità lombarde. Non ci siamo proprio.

   IL GOVERNO BERLUSCONI procede sicuro come un treno (per restare in ambito ferroviario) e ostenta la massima sicurezza. Ne ha motivo visto che sta riuscendo nel disegno di far approvare leggi che mettano il Capo al sicuro dalla giustizia. Ma, se fossi a Palazzo Chigi, non sarei del tutto tranquillo. In un solo giorno ho contato, su un quotidiano “amico” (inutile fargli il favore di citarlo) ben tre articoli e editoriali di protesta sulla situazione attuale. Uno, dati alla mano, riferisce che la pressione fiscale sta aumentando a livelli insopportabili: le prime quattro ore di lavoro di ogni giornata passano solo per pagare le tasse. Un altro non può non riferire, perché la notizia - ancora una volta cifre alla mano - viene direttamente da Bruxelles che la disoccupazione è in costante e pericoloso aumento e riguarda soprattutto i giovani sotto i 25 anni, cioè il nostro futuro. La terza riguarda direttamente la Lombardia, che è ancora (lo è poi davvero?) il motore industriale del Paese: la cassa integrazione è in vertiginosa ascesa: in un anno nella sola Lombardia è schizzata all’insù del 492 per cento. Avete letto bene: 492. Sicuro che tutto proceda bene, Mister B.?