MUSICA LIRICA/Una “Girl” intrigante

di Mario Fedrigo

L'idea di “Fanciulla” gli venne a New York nel 1907, dove era stato chiamato per l’allestimento della prima in italiano di “Butterfly”, nel ricco cartellone pucciniano del Metropolitan Opera House che prevedeva anche la rappresentazione di “Tosca”, “La bohème” e “Manon Lescaut”.
In quel periodo era alla ricerca di soggetti nuovi e andò a vedere diversi drammi tra cui tre opere di Belasco: “The Music Master”, “The Rose of the Rancho” e “The Girl of the Golden West”. La “Girl” lo intrigava molto per gli effetti cinematografici, ante litteram, che Belasco otteneva creando il colore locale: la capanna di tronchi, il saloon, i minstrels californiani che suonavano e cantavano  in scena canzoni tradizionali.

David Belasco

Lo scrisse, da New York, a Tito Ricordi il 18 febbraio: «Anche qui ho cercato di trovare soggetti, ma non c’è nulla di possibile, o meglio di completo. Buoni accenni ne ho trovati in Belasco... L’ambiente del West mi piace...». La “Girl” era il personaggio che gli avrebbe permesso di dipingere con la musica un ricco e spettacolare ambiente scenico, grazie al suo talento descrittivo.

Il periodo che va dal 1900 al 1910, cioè da “Tosca” a “Fanciulla”, è particolarmente interessante perché Puccini, crea tre donne moderne e soltanto lui poteva farlo. È il primo a trattare la donna in questo modo, infatti è stato detto che aveva una sensibilità femminile. Per la donna tra ’800 e ’900 c’è un gran salto di qualità della vita e Puccini coglie tutte queste componenti su cui modella tre personaggi, tre prototipi: Tosca, Cio-Cio-San e Minnie.

Minnie sa già quello che è giusto e fa di tutto per salvare Johnson.  È lei che tiene l’ordine. È una Giovanna d’Arco che con i suoi valori si fece seguire dai soldati francesi nella guerra dei Cent’anni, così Minnie con i minatori e con lo sceriffo. “La fanciulla del West”, come già “Tosca”, ripropone uno scontro all’interno di un triangolo amoroso, confermando un credo irrinunciabile della poetica pucciniana: «Non si può sortire da un soggetto passionale, contornato pure da grandi avvenimenti, di folla, di moto, ma ciò che deve campeggiare è la grande passione, la vera, la sublime, la sensuale».

Puccini, che con “Madama Butterfly” aveva offerto uno dei più straordinari saggi di psicoanalisi in musica, in “Fanciulla” sembra aver messo da parte le sue qualità introspettive, tanto elementari e immediati appaiono i sentimenti e le reazioni dei tre protagonisti. Il dramma presenta aspetti inverosimili: come si può pensare che Minnie, unica donna in un mondo di minatori e cow-boy, sia una locandiera vergine che non ha ancora dato “il primo bacio”, e che vada a dormire sul divano del soggiorno per non dividere il letto con l’uomo di cui è perdutamente innamorata? Tutta la storia contrasta con la musica di quel Puccini che 17 anni prima di “Fanciulla” aveva riportato prepotentemente, sulla scena lirica italiana, tramite “Manon Lescaut”, quell’eros bandito dal melodramma verdiano. Il “superio” verdiano è l’uomo, siamo nell’800; nel ’900 è la donna.

Puccini, in una lettera alla sorella Ramelde scrisse: «…Ah se sapessi il porco inglese. Come mi secca a non saperlo…».  Non conosceva l’inglese, ma rimase colpito da quei personaggi, da quelle situazioni molto semplici, tant’è vero che dopo pochi giorni scrisse a Belasco, da Parigi, chiedendogli una copia del dramma: «Potrei così farlo tradurre, studiarlo con più attenzione, e scrivere le mie ulteriori impressioni».
Il materiale arriva e nel giugno, trovandosi a Londra, se lo fa tradurre da Sybil Seligman che gli procurò anche della musica popolare americana e dei canti pellerossa. Era a Torre del Lago il 10 luglio 1907, quando scrisse a Clausetti: «...Ora ho l’idea fissa a due cose: una americana del West, molto caratteristica e viva, e l’altra intorno alla rivoluzione con M. Antonietta. Ma non ho ancora i libretti, il primo che avrò, lo attaccherò e t’avviserò...». Della stesura del libretto era stato incaricato il bolognese Carlo Zangarini a cui venne affiancato Guelfo Civinini. Zangarini era pubblicista, poeta e autore di numerosi libretti d’opera tra cui “Conchita” di Zandonai, “I gioielli della Madonna” di Wolf-Ferrari.

Civinini era un giornalista, poeta e romanziere di Livorno: a questi, Tito Ricordi nell’aprile 1908 affida la revisione del libretto di “Fanciulla”. L’adattamento del dramma alle scene prevedeva modifiche sostanziali e molte di queste furono dettate da Puccini stesso: vedi la caccia all’uomo nella foresta, l’arrivo di Minnie a cavallo, l’addio di Minnie ai cercatori d’oro.

Il 22 giugno 1908 scrive a Sybil informandola che «…la Girl è più difficile di quel che pensavo...»; e ancora il 20 dicembre 1908: «...Il mio lavoro va, ma cosi lentamente da farmi dubitare della fine - forse finisco prima io!». Soltanto nell’agosto del 1909 l’opera assumeva connotazioni più precise.

Il primo atto era stato completato il 21 gennaio ’09, il secondo il 9 aprile ’09, quando scrive a Sybil: «Ho ancora da fare quasi tutto il terzo atto, e comincio ad essere un po’ stufo di Minnie e dei compagni suoi...». Il terzo atto fu completato il 6 agosto 1910. L’ultima difficoltà fu la scelta del titolo che non poteva certo essere “La Fanciulla dell’Occidente d’oro”, traduzione letterale, orribile, del dramma di Belasco “The Girl of the Golden West”. Fu l’amica londinese che la battezzò come “La Fanciulla del West”.

Così si sviluppò la lunga e tormentata gestazione dell’opera americana che coincide con la testimonianza che raccolsi da Guido Marotti. «Ho conosciuto Puccini il 14 agosto 1910 tramite un ufficiale dei Carabinieri che gli doveva portare il rinnovo del permesso di caccia. Siamo andati attraverso la pineta fino a Torre del Lago; ci hanno fatto accomodare in giardino. Poi attraverso quella vetrata, ormai famosa che dà sul giardino, con il panama in testa, vestito da ufficiale di marina esce Puccini. Aveva finito da poco di strumentare “La Fanciulla del West”.

Ci ha fatto accomodare in salotto e sul tavolino verde da gioco c’era la partitura della “Fanciulla”. “Vedo con piacere che la partitura d’orchestra è finita”. Dopo queste mie parole lui si è convinto che io fossi un giornalista; poi mi ha parlato della prima rappresentazione e mi disse appunto che l’avrebbe diretta Toscanini con la Destinn, Caruso, Amato; dopodiché si è abbottonato e non ha detto più niente. Dopo il primo incontro dell’agosto del ’10 lo rividi ai primi di ottobre alla stazione vecchia di Viareggio, dove era andato ad accompagnare Toscanini al treno che veniva da Roma e proseguiva per Milano. Pensai subito che Toscanini fosse andato dal Maestro per la “Fanciulla”. Partito il treno, cercai di incontrare Puccini e lo incrociai nell’androne della stazione. L’ho salutato, lui si è ricordato di me e gli ho detto: “Ho visto con piacere che c’era Arturo Toscanini e immagino che cosa sia venuto a fare”, e lui mi ha risposto: “Pensi un po’ che in tre giorni la sa a memoria; io che l’ho composta non me la ricordo, ma lui la sa nota per nota”.
Toscanini era venuto a leggere la partitura insieme al Maestro».