TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Siamo tutti razzisti?

di Mario Fratti

Abbiamo eletto in America un presidente afro-americano. L’intero mondo ci ammira e rispetta il nostro Paese. Hanno tutti l’impressione che, finalmente, il problema razziale sia superato e ci sia armonia fra le diverse etnie. Si torna a sperare che, forse, avremo un giorno un presidente italoamericano. Dopo tutto la terza generazione degli immigrati ha creato migliaia di medici, docenti, deputati. Anche due giudici alla Corte Suprema. La verità è purtroppo un’altra. C’è odio e ci sono purtroppo tante minacce contro il nostro presidente. C’è una fetta di razzisti che non accetta una possibile armonia. C’è ancora discriminazione. Anche contro gli italoamericani. Ci vuole pazienza e tolleranza.

Un forte dramma di David Mamet spiega e rivela l’attuale situazione. “Race”, al teatro E. Barrymore (243 West 47th Street). L’autore è un ebreo che conosce bene i problemi della discriminazione in Europa e in Israele. Ha diretto il dramma lui stesso, per essere sicuro che tutte le sfumature siano ben chiare. In un ufficio molto elegante (scena di Santo Loquasto) abbiamo due sofisticati avvocati che discutono la possibilità o meno di prendere un ricco cliente che è stato respinto ed evitato da un loro collega. Uno è bianco (Jack - James Spader), l’altro è afro-americano (Henry - David Alan Grier). Vanno abbastanza d’accordo perché son tutti e due interessati ai buoni affari, al profitto. Ma c’è anche tensione.

Il ricco cliente è accusato di aver violentato una donna di colore. Jack dice le cose sbagliate ad Henry che, naturalmente, conosce meglio la sua razza. Gli chiede: “Vuoi spegare a me come pensiamo e agiamo noi?” La giovane afro-americana Susan (Kerry Washington) fa parte dell’ufficio come giovane apprendista. Osserva tutto in silenzio con un vago sorriso. Anche lei sa più dell’avvocato bianco. Introduce il timido, confuso avvocato Charles (Richard Thomas). Cento domande. E’ colpevole? Anche se lo è, lo dica: “Tanto noi avvocati siamo bravissimi nel far assolvere i colpevoli”. Sembra che la vittima avesse un vestito con tanti brillanti facilmente staccabili. Se non si trovano i brillantini nella camera da letto, significa che non c’è stata violenza. S’è spogliata da sola. Chiedono a Susan di indossare un abito simile. Si offende e rivela quel che pensa. Si allea con Henry e difende anche lei il mondo afro-americano.

Il cliente Charles vorrebbe confessare ed espiare. Non glielo permettono. Vien rivelato il mondo degli avvocati dove ci sono bianchi e neri che non vanno ben d’accordo. Mamet ci conferma che non c’è putroppo armonia. Dicono qui che ci vorranno almeno altri sessant’anni prima che accettino come presidente un altro afro-americano o un italoamericano. Un dramma valido che richiede attenzione a tutte le parole, tutte le sfumature.

Nel frattempo gli italoamericani sono molto attivi a New York. Il nuovo direttore del Calandra Institute (25 West 43rd Street) è il dr. Anthony Julian Tamburri (tel. 212/642-2094). Ogni mese manda un bollettino con inviti a conferenze, concerti, spettacoli. Questo mese c’è anche un ritorno dello spettacolo di Alessandra Belloni ed una conferenza del cav. Aldo Mancusi su Enrico Caruso. Molto attivo anche il museo italoamericano fondato dal dr. Joseph Scelsa. Museo da visitare ed aiutare (155 Mulberry Street; tel. 212/965-9000). La scorsa settimana mi hanno invitato nella vasta sala del ristorante SPQR (133 Mulberry Street) per un riuscito concerto del Group Folk Esperia. Donne ciociare in costume. Bravissime. E brani dalla “Carmen” e da “L’elisir d’amore”.

Molti attori italiani son presenti nei teatri di New York. Specialmente al teatro ATA (314 West 54th Street) ed al teatro 45 Bleecker Street. E’ ora diretto da un gruppo di italiani. Attori possono mandare il “curriculum vitae” a Joan Slavin a quell’indirizzo.

Ci sarà poi a febbraio (dal 3 al 21) un magnifico, divertente testo di Franca Valeri: “Tosca e le altre due”. Compagnia Kairos Italy con le due eccellenti attrici Laura Caparrotti e Marta Mondelli. Raccomandato (338 West 23rd Street; tel. 800-838-3006).

Chi ama poi l’avanguardia deve andare al teatro Here (145 6th Avenue). C’è il Festival Under the Radar con decine di novità. Particolarmente interessante “LA Party” di Phil Soltanoff (lo scrittore, attore David Barlow ci porta in un mondo fantastico, con video, danze e musica; un nuovo tipo di circo).

Molto attiva anche la Wax Factory di Ivan Talijancic (Abrons Center - 499 Grand Street). E’ una compagnia sponsorizzata dal governo della Slovenia (nessuno sponsorizza gli italiani da Roma). Hanno un bel programma “Love is a four-letter word”, “Quarter V4.O” e “Delirium 27". Abbiamo visto il primo. Pura avanguardia. Quattro brave attrici hanno una loro vita in palcoscenico, senza legami, senza una storia. Ultimamente alcuni teatri respingono commedie con buona struttura, chiara storia e buon dialogo. Le quattro brave attrici sono Melody Bates, Gillian Chadsey, Erika Latta e Simona Semenic (che è anche autrice e produttrice, ben nota a Ljubljana). Quattro donne ben differenti. Una mostra belle gambe e cammina come una sonnambula. Offre da bere al pubblico. Una spara continuamente; le sparano; muore e rinasce. Una bella bionda si toglie tre mutandine ma poi, quando le gambe volteggiano per aria, mostra che ha ancora la quarta protezione. L’ultima gira fra il pubblico e bacia i giovani più attraenti, fra il pubblico. Avanguardia europea. Una sorpresa.