SPECIALE/EVENTI/Shock etico per crisi e disastri

di Gabriella Reho

Centinaia di persone in fila, al freddo, lo scorso mercoledí hanno atteso circa un’ora per entrare al New York Society for Ethical Culture per ascoltare il dibattito fra giornalisti di grande calibro. L’evento, sponsorizzato da Picador Books, la New York Society for Ethical Culture, The Nation e The Indypendent, ha visto confrontarsi due giornalisti di fama internazionale come Naomi Klein e Raj Patel, entrambi impegnati ad informare su quello che accade dietro le quinte delle grandi scene politiche ed economiche internazionali. Moderati da Amy Goodman (autrice e conduttrice del programma “Democracy Now!”), i due giornalisti si sono confrontati con professionalitá e ironia, volgendo uno sguardo critico verso la gestione economica delle catastrofi, prendendo spunto proprio dalla recente tragedia di Haiti.  Amy Goodman ha presentato i colleghi come i suoi “eroi mediatici”, cioè persone “capaci di raccontare fatti e retroscena che nessun altro ha il coraggio di raccontare”.  Nell’introdurre Naomi Klein, Amy Goodman ha ricordato che quest’anno ricorre il decimo anniversario della sua prima opera “No Logo”, libro pubblicato in piú di 27 lingue, che in questi mesi è quantomai attuale. Inoltre ha ricordato la recente pubblicazione della Klein, “The Shock Doctrine”.  

Raj Patel, non da meno, ha pubblicato da poco “The Value of  Nothing”, un New York Times bestseller, che lo stesso autore ha riassunto con una frase emblematica: “La gente conosce il prezzo di tutto e il valore di niente”.

Al centro della discussione era l’economia mondiale e l’ingiusto sfruttamento economico da parte dei paesi piú ricchi verso quelli piú poveri. Sul terremoto di Haiti, Naomi Klein ha ribadito una frase che compare anche sul suo sito internet: “In aggiunta al provvedimento immediato di assistenza umanitaria, la risposta degli Stati Uniti al tragico terremoto di Haiti offre l’opportunitá di ristrutturare l’anomalo governo di Haiti e la sua economia, cosí da migliorare l’immagine degli Stati Uniti nella regione”. Versione di una frase che Klein a sua volta ha letto sul sito dell’Heritage Foundation (www.heritage.org), “think tank” conservatore che secondo la giornalista è stato tra i principali fautori per lo sfruttamento dei disastri a favore di aziende private. “Questa frase è stata poi cambiata con una piú diplomatica, ma il loro obiettivo era ormai chiaro”, ha precisato la giornalista.  La dottrina dello shock è la storia “non ufficiale” del libero mercato. Il libero mercato risponde ad un programma di ingegneria sociale ed economica che Naomi Klein identifica come “Capitalismo del disastro”. Le analisi di “No Logo” sono quantomai attuali, ora che conviviamo con il fantasma di una grave crisi economica. Negli ultimi dieci anni “No Logo” è diventato un manifesto culturale per le critiche al capitalismo mondiale. Infatti durante il dibattito la giornalista-scrittrice ha dichiarato: “Il capitalismo utilizza costantemente la violenza e il terrorismo contro l’individuo e la societá e approfitta delle crisi per introdurre mezzi impopolari di shock economico. Le popolazioni civili sono sottomesse alla voracitá dei nuovi padroni del mondo e sia le guerre sia le insicurezze del cittadino sono il combustibile dell’economia dello shock”.

Klein ha aggiunto che “questo è un momento economico e politico molto particolare in cui le catastrofi più o meno naturali sono usate come pretesto dai governi piu forti per sfruttare i paesi vittime delle tragedie. Dobbiamo renderci conto che i governi usano le crisi per manipolare la cooperazione internazionale. Questa è una politica di privatizzazione dei servizi fondamentali. Le emergenze spingono i governi a dare soldi in cambio di qualcosa, per esempio della liberalizzazione del mercato, della privatizzazione di elettricitá e acqua. Quando hai soldi che servono alle persone, hai potere e l’uragano Katrina ne è un buon esempio”.

Raj Patel, d’accordo con la Klein, ha ricordato che giá “Reagan e Clinton imposero il disastro economico”. Poi ha aggiunto che il presidente Obama “ha il mandato di compiere una trasformazione reale e sono curioso di vedere l’organizzazione dell`economia mondiale”.  Quanto al deludente vertice di Copenaghen, la Klein è stata ugualmente molto critica: “Il summit aveva lo scopo di fornire delle soluzioni utili a fermare i cambiamenti climatici. In due settimane ho sentito delle cose incredibili. I media hanno avuto un gran da fare perché tutti quelli che partecipavano si sentivano in dovere di parlare, di dire qualsiasi cosa....”  Ha poi ricordato come il 70% della popolazione vive in paesi in via di sviluppo mentre è il 30% degli altri paesi che ha creato il cambiamento climatico. Gli effetti del cambiamento, peró, si avvertono proprio in quelle zone del mondo che non ne sono responsabili. A subirne le conseguenze quindi sono le parti piú povere del mondo. “In questi paesi la temperatura sta aumentando e non è un problema dei nostri nipoti, è un problema di adesso. La temperatura sta crescendo ora! Ma chi ha creato questa crisi non sta pagando. È giusto questo?”.  Definendo Obama come un “superbrand, un marchio forte al pari di quelli che si usano per le gomme da masticare”, Klein ha ricordato come la gente abbia dimenticato le promesse che il presidente aveva fatto durante l’elezione, come quella di redimere la crisi economica “e invece niente è cambiato”. “La speranza è la scelta che facciamo -ha detto infine- Dobbiamo ricostruire il nostro sistema sociale e creare un’organizzazione che possa fornire una risposta forte e coerente a tutte le ingiustizie sociali ed economiche che siamo costretti a subire”.