Libera

Spremute di Cosa Nostra

di Elisabetta de Dominis

"Ripristinato l’ordine: gli immigrati a casa loro e noi a Cosa Nostra”. E’ l’amara vignetta di Vauro letta in chiusura della trasmissione Anno Zero, intitolata “Spremuta”, sui fatti di Rosarno, condotta da Santoro giovedì sera.

Santoro è riuscito alla fine a dimostrare che la mafia c’entra, nonostante diversi cittadini giurassero che “la mafia in questo caso non c’entra per niente”. Una ragazza avevano portato uno striscione con la scritta: “Speriamo un giorno di poter dire di no alla mafia” che è stato prontamente fatto sparire dall’organizzatore del corteo dei cittadini. La stessa ragazza ha poi dichiarato che la mafia non c’entrava. Santoro allora ha tuonato: “Avete costretto una ragazza a dire falsità. Le ha dette per paura. Dov’è? Chiediamo a lei se l’avete obbligata”. Ma della ragazza più neanche l’ombra. E Santoro: “Non ce la fate a dire qualcosa contro la mafia!” Si è capito che a Rosarno ha vinto chi voleva mandare via i neri per metterci i romeni (probabilmente un’intesa tra mafie). Infatti in conclusione si vede un padroncino girare per le strade della cittadina e tirar su romeni per la raccolta delle arance.

Un “caporale”, figura che raccoglie e porta al lavoro i lavoratori, guadagna 5 euro su ogni lavoratore al giorno. Considerando che a Rosarno lavorano 5 mila lavoratori, chi è che si arricchisce? La mafia sta al di sopra del business dei proprietari degli aranceti e lo regolamenta, perché ne decide costi, prezzi e ricavi.
La prima cosa che si pensa è: perché i datori di lavoro, che facevano lavorare gli extracomunitari in nero, non sono in carcere? Però poi vengono in mente quanti italiani sono costretti a lavorare in nero, percependo paghe da fame, presso produttori terzisti che forniscono grossi marchi, altrimenti questi danno la produzione in India o in Cina… E poi viene in mente che Berlusconi e i suoi pari (editori) fanno lavorare stormi di giornalisti in nero: gli danno un tot a pezzo e basta per anni. Cifre continuamente ridotte (sino a 3 euro) che non consentono di racimolare una paga decente… Il sistema del nero è diffuso.

Nella trasmissione un proprietario terriero ha detto che percepisce 5 centesimi per 1 chilo di arance. Allora sono i grossisti che dovrebbero andare in carcere, soprattutto i titolari delle catene di grandi magazzini che impongono i prezzi d’acquisto. Ma siamo in regime di libero mercato. Che ipocrisia. Un altro datore di lavoro sosteneva che lui richiede il permesso di soggiorno “poi i neri se ne vanno al Nord dove sono pagati di più”. Però risulta che l’80 per cento dei neri, che lavoravano nei campi a Rosarno, fossero persone che avevano perso il lavoro al Nord. Il permesso di lavoro scade dopo 6 mesi e, secondo la legge Bossi-Fini, il disoccupato deve essere rimpatriato. Anche se ha un figlio nato in Italia e dunque italiano oppure una moglie che ha un lavoro regolare. Per il leghista Roberto Cota è: “Un clandestino che deve essere rimpatriato, perché altrimenti viene sfruttato nel nostro territorio. Il lavoro nero va contrastato”. Facile prendersela sempre con la parte debole.

Grazie all’accordo Berlusconi-Ghedaffi, respingiamo il 90 per cento dei clandestini: è aumentato il numero degli annegati, dei morti di fame e dei morti nel deserto al confine con il Niger, dove i militari libici li portano a morire (s’è visto il filmato). Occhio non vede, cuore non duole.

Dobbiamo creare ricchezza in Africa. E prendere esempio dagli antichi. L’imperatrice Maria Teresa D’Austria regalava terreni malarici in Friuli ai sudditi che pagavano più tasse, con l’impegno che li bonificassero e dessero lavoro alla gente del posto. Ha funzionato. La misura più antica per proteggere gli stranieri era l’ospitalità, che i greci consideravano sacra. Chi la forniva non doveva solo offrire al suo ospite vitto, alloggio e un regalo prezioso, come segno durevole del legame di ospitalità, ma anche proteggerlo e patrocinarne i diritti. Solo in casi particolari gli immigrati venivano naturalizzati (concessione della cittadinanza, di un terreno coltivabile e di uno edificabile), tuttavia, piuttosto di respingerli, i greci preferivano accoglierli senza limitazione ma senza cittadinanza; questo al fine di sostenere l’economia ma non trovarsi un domani  in minoranza. Evidentemente erano più moderni e lungimiranti di noi.