Che si dice in Italia

Avatar con le polemiche

di Gabriella Patti

Avatar è arrivato questo fine settimana in Italia, preceduto ovviamente da grande clamore mediatico e pubblicitario come si conviene a un kolossal hollywoodiano che, per di più, è una meraviglia delle nuove tecnologie multimediali. Come sempre quando un film viene presentato con troppa enfasi la mia reazione è di non andarci. Magari di guardarmelo dopo, con calma, in dvd. Tra l’altro l’eccesso di fantascienza e di tecnologia non fanno per me. Ma credo, invece, che mi unirò alle prevedibili lunghe code di spettatori ansiosi di farsi ammaliare dall’ultimo - e già il capolavoro di James Cameron. A incuriosirmi è il mezzo anatema che le gerarchie cattoliche sembrano voler far piovere sul film. Sia l’Osservatore Romano sia Radio Vaticana hanno infatti bocciato Avatar con delle motivazioni che, francamente, si addicono più a un testo teologico che a un prodotto da entertainment: "Il film strizza abilmente l’occhio a tutte quelle pseudo-dottrine che fanno dell’ecologia la religione del millennio. La natura non è più la creazione da difendere, ma la divinità da adorare". Capito? Mi sembra che si pecchi di eccesso di zelo. Monsignori: si tratta solo di un film! E, se incasserà qualche euro in più del mio biglietto, dovrà ringraziare voi.

MILANO STA MESSA PROPRIO MALE. Non è la prima volta che mi rammarico per la crisi di quella che un tempo si presentava come la capitale economica e persino morale d’Italia. Lo faccio perché, da non milanese, a questa città sono in realtà affezionata. Ma le cose funzionano sempre peggio. I tram continuano a scontrarsi in pieno centro, provocando feriti e paure. L’Expo del 2015, a meno di scosse tardive, si profila sempre più come un flop che danneggerà a livello internazionale tutta l’Italia. La vita sociale è quella che è, se l’ultima statistica dice che per la prima a Milano ci sono più single che famiglie: peggio di New York che, almeno, è New York con tutto quello che vuol dire. Milano vanta anche un nuovo record, appena scoperto dall’Aci, l’Automobil Club d’Italia: ha l’incrocio stradale più pericoloso di tutta l’Europa. E’ in pieno centro cittadino, all’incrocio tra corso Venezia e i giardini pubblici di via Palestro. Scarsissima visibilità notturna e un marciapiedi per i pedoni largo 12 centimetri (avete letto bene). Per mettere un lampione e allargare il marciapiedi si aspetta l’incidente?

ULTIME DA BERLUSCONIA. "La settimana scorsa avevo detto che tagliavo le tasse? Ma via, scherzavo. Le tasse non si tagliano. Chissà, forse l’anno prossimo". E ancora: "Avevo promesso che tagliavo le poltrone dei soliti politici e amministratori, retaggio gravoso e costosissimo lasciatoci da quei cattivoni del centro sinistra? Ma allora, proprio non capite quando scherzo. Le poltrone non si toccano, su molte sono sedute i nostri. E comunque non quest’anno che sono in arrivo le elezioni regionali e le poltrone ci servono. Semmai, come sempre, l’anno prossimo.

PERDERE IL LAVORO E’ DEVASTANTE. Capisco quindi l’allarme degli operai degli stabilimenti Fiat a Termini Imerese. Al loro posto non dormirei per l’angoscia. Massima solidarietà, quindi. Ma delle due l’una. O riconosciamo a Sergio Marchionne che sta portando la Fiat fuori dal baratro e la sta addirittura lanciando ai vertici mondiali, e lo sta facendo usando gli strumenti giusti tra cui quello dell’andare a produrre dove costa meno. Oppure decidiamo, politicamente, di tornare all’antico: Fiat con i sussidi dello Stato, posti di lavoro costosissimi e addio a qualsiasi sogno di competitività internazionale. Insomma: vogliamo la solita Italietta o proviamo a scommettere sul futuro. Che è sempre più globale e sempre meno sindacal-ministeriale.