PUNTO DI VISTA/Il cinismo di pochi e la sorte di tanti

di Toni De Santoli

Non sanno neanche combattere la disoccupazione…", scrivemmo domenica scorsa nel pezzetto intitolato "Il catenaccio anti-terrorismo". E’ vero. La disoccupazione non la sanno combattere, no, gli Obama, i Berlusconi, i Brown. Negli Stati Uniti, in Europa, e specialmente in Italia, la perdita di posti di lavoro procede a un ritmo che allarma la persone qualsiasi come noi, eppure capi di Stato e primi ministri non battono ciglio. Hanno forse in mente piani mirabolanti che possano risolvere il tragico problema? Hanno nel frattempo messo in riga la grande finanza e l’"alta" imprenditoria che da almeno vent’anni spadroneggiano in America e in Europa e fanno affari con la Cina e con l’India a spese della classe lavoratrice dei loro stessi Paesi? No di certo! Ebbene: questo, un tempo, lo si sarebbe chiamato "alto tradimento". Noi, noi che non siamo di moda, noi che discorriamo e ci comportiamo da "qualunquisti", noi che non sopportiamo i "contratti a tempo determinato", i "contratti a progetto", noi che abbiamo infatti nostalgia del vecchio, solido, salutare "contratto a tempo indeterminato", lo chiamiamo ancora così, poiché di esso si tratta. Si tratta di "alto tradimento".

Commettono alto tradimento un capo di Stato, un primo ministro, un Parlamento che spalancano le porte del proprio Paese ai manufatti prodotti in Cina, in India, anche a Taiwan. Commettono alto tradimento i governi e altre istituzioni che a banche grandi e piccole permettono di tutto, permettono le operazioni finanziarie le più equivoche, le più sfacciate, le più sporche. Così si decidono i destini di milioni di lavoratori, di milioni e milione di famiglie, di giovani uomini e giovani donne ai quali viene negato - con autentica "callousness, cari lettori – il domani, la grande ricchezza del ‘domani’ che già nel 1945 fu invece offerta agli italiani, agli inglesi, ai francesi, agli americani, ‘anche’ ai tedeschi. tanto che nel ’50 il marco tornò a circolare ‘anche’ nella Berlino ultima ridotta di Adolf Hitler: oggi abbiamo invece l’euro, vale a dire carta straccia che, per una perversione tipica dei nostri tempi, gode però di un peso e di un prestigio formidabili, formidabili eppure fasulli.

L’euro è il "gigante di cartapesta" che nella propria caduta trascinerà con sé innumerevoli esseri umani ai quali fu data l’illusione di contare "qualcosa", quando invece nei clubs, nei consigli di amministrazione, nelle riunioni di governo s’era presto deciso che essi non dovessero contare un bel nulla, poiché l’operaio, l’impiegato, il fattorino, lo sguattero, lo spazzino altro non sono che "losers"… E, quindi, quali diritti possono accampare i "losers"…??

I capi delle "potenze" occidentali non hanno bisogno di troppo tempo per capire che col sostegno di un 40 percento dell’elettorato ben pasciuto, soddisfatto quindi, satollo addirittura, si resta comodamente al potere: il restante 60 per cento si divide tra frazioni politiche tutt’altro che corpose e cittadini che a votare non ci vanno più poiché comprendono che, tanto, nulla cambierà, nulla potrà cambiare: sul piano strettamente economico, ma dai giganteschi e drammatici risvolti sociali e morali, si affossa quindi l’occidentale "qualunque" per ingrassare ancor di più cinquanta o cento milioni di individui, fra cinesi e indiani… Tutto questo a vantaggio, "of course", di un centinaio di centri di potere americani, inglesi, francesi, italiani, belgi, olandesi, lussemburghesi…

Nella Storia dell’Occidente - dell’Occidente le cui madri, pensate!, sono Roma e la Grecia, l’Ellade - non era mai accaduto che così pochi potessero determinare in modo così atroce, appunto disumano, cinico, le sorti di così tanti. Nemmeno ai tempi dell’ottocentesco "laissez-fare", cui in seguito si contrappose, per fortuna, l’ascesa del Socialismo, che seppe dare a uomini e donne la dignità cui essi avevano diritto.  Oggi il "laissez-faire" dopo oltre cent’anni smantella quasi ovunque la più bella creazione del Novecento: lo Stato Sociale. Che tristezza. Che ignominia.