LIBRI/Collura legge Sciascia

di Giuseppe Quatriglio

Tra le iniziative editoriali, realizzate nel ventennale della scomparsa di Leonardo Sciascia, merita una particolare segnalazione la riedizione di «Alfabeto eretico» di Matteo Collura, ora pubblicato con il più consono titolo di «Alfabeto Sciascia» (Longanesi, pagine 192, euro 15). L’autore de «Il Maestro di Regalpetra» ci offre con questo denso saggio un ritratto variegato dello scrittore di Racalmuto. In 58  “voci” egli esplora il mondo poetico e intellettuale di Sciascia, ma non si tratta - come ha rilevato Giulio Nascimbene recensendo la prima edizione dell’opera sul “Corriere della Sera” - di una antologia di citazioni dalle opere di Sciascia. Le citazioni sono illuminanti, autentiche e riflettono la personalità dello scrittore, tuttavia “Collura le attraversa, le confronta e le riesamina con la perizia e la devozione di uno che ha già scritto, e con successo, la biografia del grande siciliano”.

Dalla lettura, o rilettura, del volume riemergono le caratteristiche peculiari dello scrittore di Racalmuto, la sua precisione di linguaggio, l’accuratezza dei suoi riscontri e l’acutezza delle sue riflessioni; soprattutto affiora prepotente il suo bisogno di verità e di giustizia, che fu il rovello di un testimone, scomodo, libero ed “eretico” del suo e del nostro tempo.

L’autore passa in rassegna le “voci” che meglio interpretano il sentire di Sciascia. “Calvino”, scrittore e consulente editoriale tra i più importanti del Novecento, fu il primo a prestare attenzione all’autore siciliano dal quale arrivavano testi che emergevano nel panorama del secondo Novecento. “Cretino” è una parola, o meglio una definizione, che lo scrittore usò come uno scudiscio per giudicare i meschini, i prevaricatori, gli opportunisti, i refrattari alla legge e al diritto. “Manzoni” merita nel volume di Collura un discorso articolato perché l’autore de «I promessi sposi» e della «Storia della colonna infame», libri ai quali Sciascia non si stancò mai di rimandare i suoi lettori, fu per questo autore un costante riferimento. Così come “Pirandello”, riferendosi al quale  Sciascia scrisse: “Tutto quello che ho tentato di dire, tutto quello che ho detto, è stato sempre per me anche un discorso su Pirandello”.

“Parigi” fu la città di straordinarie avvventure intellettuali per lo scrittore di Racalmuto, la metropoli  fu per lui un mito. Anche per la “Spagna” Sciascia  ebbe un interesse particolare perché, come ebbe a dire, “di tutte le dominazioni straniere che sono toccate alla Sicilia, quella che, in epoca moderna, ne ha permeato più di tutte la mentalità è stata la spagnola”.

Anche a “Stendhal” Sciascia rese un inaspettato omaggio definendolo “adorabile”, usando un termine che di solito si attribuisce a una donna avvenente. Un libro, questo di Matteo Collura, che consente di entrare nei meccanismo mentali di un grande scrittore, permette di ripercorre la strada  affrontata in letteratura e nella vita.