Un po’ d’Italia a San Diego

di Generoso d’Agnese

Nella comunità di San Diego il dibatitto è sempre aperto: a chi la palma di italiano più famoso della città? C’è chi non esita a fare il nome di Andrew Viterbi; c’è chi si affida alla storia con il nome di Joseph Busalacchi. In entrambi i casi il primato ha il sapore dell’orgoglio. L’orgoglio italiano della California del Sud.

Adagiata sul Golfo della California a pochi chilometri dal confine con il Messico, un milione e 300 mila abitanti e una serie di infrastrutture per accogliere la flotta militare americana, San Diego è la seconda città della California e ha accolto fin dall’Ottocento gli italiani che hanno tentato la loro fortuna in questo assolato angolo degli Stati Uniti. Per molti italiani presenti oggi in questa dinamica città di frontiera, Joseph Busalacchi rappresenta in effetti un vero e proprio simbolo del successo professionale italico.
Joseph nacque a Palermo nel 1899 e arrivò a San Diego nel 1921, per raggungere il fratello Mario  che lavorava nella flotta peschereccia. Lui preferì aprire un piccolo supermarket e accettò di lavorare per la Union Fish Company diretta da Trapani. Si trattò di entrare in un business che vedeva impegnate all’epoca altre famiglie italiane: Bregante e Ghio Families  nella  Sunset Sea Food Company, Louis Strada nel People's Fish Company e  Steve Stagnaro manager per Great Western Sea Food Company.
La distribuzione di pesce fresco e l’attività  commerciale lasciarono piano piano il passo all’attività di ristorazione e nell’arco di novanta anni Busalacchi è diventato il simbolo del ristoro italiano a San Diego. Oggi l’azienda viene diretta da Joe, da Lisa e da Joey Busalacchi e i ristoranti e le trattorie hanno raggiunto il numero di sette.

Accanto a Busalacchi, il nome di Andrew Viterbi raccoglie altrettanti pareri favorevoli tra coloro che cercano le eccellenze italiane di San Diego. Figlio di un oftamologo, Andrew arrivò negli Stati Uniti nel 1939 e ha studiato alla Boston Latin School per poi iscriversi al M.I.T.

Inventore dell’algoritmo omonimo, Andrew Viterbi può considerarsi a tutti gli effetti l’inventore dei sistemi GSM e UMTS di telecomunicazioni e dei sistemi telemetrici che hanno permesso il lancio dei primi satelliti Explorer. Collaboratore di Werner von Braun, ha partecipato a molti programmi della NASA ed è stato un consigliere per le telecomunicazioni di Bill Clinton. A San Diego Andrew Viterbi ha concluso la sua prestigiosa  carriera accademica (dopo aver insegnato per anni anche all’UCLA di Los Angeles) e dal 2004 la scuola di ingegneria dell’University of Southern Calfornia è stata rinominata Andrew and Erna Viterbi School of Engineering. Fondatore della Qualcomm, lo scienziato ha ricevuto numerosi riconoscimenti.
Lauree honoris causa dal parte dell’ università di Notre Dame, dell’Istituto Technion di Israele, dell’Università di Waterloo, dell’Università di Roma Tor Vergata e della Sapienza, fanno da contraltare alla nomina a Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, che ne fanno un vero simbolo dell’italianità di San Diego.

“E’ una comunità che non presenta particolari problematiche, formata al 70% da cittadini aventi origini siciliane e da una nuova generazione di giovani, quasi sempre professionisti in discipline scientifiche di alto livello, provenienti invece dalla Lombardia, Emilia Romagna e dal Triveneto”.

Roberto Ruocco è il vice-console d’Italia a San Diego e viene coadiuvato dai funzionari Francesco Ierace, Sonia Artuso, Monica Pescatori e Raffealla Buiano, con il coordinamento del console Nicola Faganello. Tenente colonnello commissario dell’Aeronautica Militare italiana, Ruocco arrivò nella città californiana in missione come ufficiale di collegamento con la US Navy per un programma internazionale e ha servito agli ordini dell’ente americano fino al 2003, anno del suo congedo.

“Il console - spiega l’avvocato Ruocco - mi ha proposto di lavorare in questo nuovo incarico e dal giorno del mio insediamento il rapporto con il consolato generale di Los Angeles è strettissimo. Al di là degli impegni quotidiani ci fa piacere dare il nostro contributo alle manifestazioni regionali quali il Festival Siciliano, il Ferragosto e il Columbus Day. Le iniziative che da anni raccolgono più soddisfazioni sono però  il San Diego Italian Film Festival che si svolge nel periodo autunnale e che nell’ultima edizione ha toccato quota 8000 presenze, e la Stagione Operistica aperta a tutti i nostri connazionali. Parallelamente possiamo contare su un grande attivismo dei presidenti dei vari club italiani”.

“Sono arrivato a San Diego nel 1981. Viterbi era un punto di riferimento del sistema universitario americano e io scelsi di laurearmi in Economia e Commercio e di conseguire il Master in International Business. Ottenuta la lode, sono riuscito ad entrare nelle Nazioni Unite, nel Centre on Transnational Corporation. Ma alla fine di questo lavoro a progetto, ho deciso di tornare a San Diego”.

Luciano Borsari, sposato con Adriane (nata a Rio de Janeiro) , rappresenta un altro punto fermo nella comunità della città californiana. Originario dell’Emilia da parte di padre, e dell’Abruzzo da parte di madre, è nato a Caracas in Venezuela, dove tuttora vivono i genitori. Il percorso professionale di Borsari non ha seguito la strada tracciata dai suoi studi universitari. Grande appassionato di fotografia, nel 1986 viene notato da un editore di una rivista di nautica e nel giro di pochi giorni ottiene il suo primo incarico come fotografo. E’ il primo passo per una carriera costellata di immagini.

“Il lavoro fotografico mi ha permesso di operare in molte situazioni diverse una dall’altra. Ho svolto grandi reportage nel campo della nautica (America’s Cup, Luis Vuitton) e sono stato assunto dalla Zuma Press dove tuttora lavoro”.

Come fotografo, Luciano Borsari ha conquistato il Best International Photografic Collection Award nel 1995 e nel suo vastissimo curriculum figurano tantissimi ritratti fotografici di personalità, dal premio Nobel Maya Angelou al principe Carlo d’Inghilterra, da Shimon Peres al presidente (premio Nobel) Jimmy Carter, da Leah Rabin a Mikhail Gorbaciov, per non tacere di Al Gore, George W. Bush e dell’attuale presidente Barack Obama, oltre a numerosi protagonisti dello sport mondiale.