LIRICA/De Niese e Schrott: Mozart, Verdi e altri

Mozart al meglio, spumeggiante, drammatico e ricco di colori, sia con il soprano australiano Danielle de Niese che gli dedica il suo «The Mozart Album», in compagnia dell'Orchestra of the Age of Enlightenment diretta da Sir Charles Mackeras, sia con il basso-baritono uruguayano Erwin Schrott il quale, nelle sue «Arias», accompagnate dall'Orquestra de la Comunitat Valenciana diretta dal nostro Riccardo Frizza, copre un caleidoscopio d'emozioni che includono sì un bel po' di Mozart, ma non trascurano certi Verdi, Berlioz, Gounod e Meyerbeer che per le tonalità "basse" hanno scritto più di qualche memorabile pagina. Entrambi gli album sono usciti con la Decca (gruppo Universal Classics).

Colori e toni certamente diversi, con la luminosità scintillante della De Niese a far da contraltare alle più cupe atmosfere "disegnate" da Schott. Splendide e sorprendenti le voci d'entrambi, e la conferma che virtù liriche eccellenti non appartengono di diritto a nessuna geografia particolare. I geni di Mozart e Verdi infatti, pur essendo innegabili espressioni di culture e tempi particolari, sono d'una universalità solare, capaci come sono sempre, con la lorio genialità, di cogliere ogni frammento dell'anima e del cuore degli umani, e di saperne rendere vibrazioni e coinvolgimenti in note e parole che più avvolgenti di queste si fa fatica ad immaginare.

Dotata di un timbro davvero particolare per coloratura e calore, la De Niese (scuola Sutherland?) sa rendere a Mozart la sanguignità e la terrignità che al Salisburghese spettano, malgrado l'apparente appartenenza a sfere celesti che con la terra par che abbiano poco contatto. Dall'"Exsultate, jubilate" a "L'amerò, sarò costante", dal coinvolgente e passionale duetto con Bryn Terfel "Là ci darem la mano" a "Giunse alfin il momento...", fino al "Laudate Dominum" della chiusura, il soprano è qui tutto un sussultar d'emozioni, un cambiar atmosfere incredili e un saper colorar magnificamente le attese e le gioie, gli scoramenti e le preghiere, le rabbie e gli innamoramenti. Mozart scintillante, quindi, reso da una voce che per luminosità e pastosità par che abbia poche rivali.

Calda, passionale ed intensa poi anche la voce di Schrott, davvero una gran bella sorpresa per la lirica mondiale. Suadente il suo Mozart, drammatico il suo Verdi. Le arie dal "Don Giovanni" e dalle "Nozze di Figaro", così come quelle ‘francesi' dal "Don Carlos" (ammaliante la malinconia sprigionantesi da "Elle ne m'aime pas!") e dal "Macbeth" sono di una rilevanza e di un sapore inusitati. E come poi dimenticare il suo Mefistofele dal "Faust" di Gounod? I suoi studi in Italia (alla scuola di un certo Leo Nucci) sono evidenti nel fraseggio potente e preciso di cui fa bellissima mostra.

Giovani e realtà di gran rilievo entrambi, la De Niese e Schrott, debbono solo imparare a non aver troppa fretta e "a saper dir di no" (come la Freni ha tenuto a suggerire loro) a ruoli di richiamo e di cassetta immediata, sirene ammalianti e anche redditizie sì, ma pericolose per chi voglia invece durare e divenir esempio ad altri. I mezzi e la sostanza in entrambi sono evidenti, basta solo sapersi amministrare e darsi il tempo necessario e giusto per restare nei templi della lirica il più a lungo possibile.