MUSICA CLASSICA/Prima viene Vivaldi

di Franco Borrelli

Non crediamo che l’Italian Winter Festival della New Jersey Symphony Orchestra abbia mai avuto uguali nell’area metropolitana di New York City. Un omaggio musicale di sì vasta portata, e con tutta una serie di concerti che si svolgeranno un po’ ovunque nel Garden State, crediamo non ci sia mai  stato. “Italy: Land of Song & Expression” darà quindi, durante tutto questo mese di gennaio, una misura non solo del già conosciuto tesoro lirico ma anche di quelle pagine sinfoniche troppo spesso, e ingiustamente, trascurate, messe in ombra dalla più forte tradizione d’Oltralpe.

Se n’è già avuta prova proprio questo weekend con una virtuosa come Sarah Chang a misurarsi con la solarità e gli infiniti colori mediterranei poeticamente illustrati dalle “Quattro stagioni” di Antonio Vivaldi. La Chang, americana di origine coreana, è oggi una delle virtuose più consistenti ed esemplari che ci siano in circolazione. Il New York Times ne ha più volte celebrato il valore tecnico, nonché quella sua capacità di penetrare fin nel più profondo delle immagini “ecologiche” ed umane insieme del nostro Prete Rosso.

«C’è qualcosa per tutti in questo stupendo poema musicale - ha voluto sottolineare la violinista -, dalla furia del temporale estivo alla bella calma offerta da un tranquillo paesaggio invernale. Non è questo solo il più famoso concerto di quelli composti da Vivaldi, ma uno dei più illustri concerti di tutti i tempi e di tutte le culture, per imponenza strutturale e per l’universalità del suo messaggio. Sono grata pertanto alla NJSO di avermi dato ancora una volta la possibilità di eseguirlo e di mostrare di nuovo a tutti che cuore abbia (avuto) Vivaldi».

Non si poteva, in effetti, scegliere pagina sinfonica più italiana di questi quattro gioielli di mini-concerti incastonati a far delle “Stagioni” un vero e proprio poema dello spirito e della memoria. Stupisce ed incanta sempre più quel candore nel descrivere la natura e gli animali osservati con partecipazione, rispetto e stupenda gratitudine; e notevoli son sempre la grazia e l’eleganza della lettura offerta dalla giovane virtuosa. Essa, la natura, ci è compagna anche quando par terrorizzarci da nemica. Non è affatto tale, testimonia Vivaldi (e ribadisce la Chang), soprattutto quando dinanzi ad essa ci si pone in posizione di parità. Essa ha bisogno degli uomini come gli uomini hanno bisogno di essa, senza manomissioni, soprusi e danni irreparabili. Sembra quasi di sentire una delle voci allarmanti delle ultime conclavi mondiali sull’ambiente. E la resa, fedele e appassionata, che ne ha offerto la violinista con la sua particolarissima e sensibilissima interpretazione ne è testimonianza accorata e coinvolgente.

Ma in questo ciclo d’apertura (con tappe oltre che all’NJPAC di Newark, allo State Theatre di New Brunswick e, oggi, al Community\Mayo Center di Morristown - tel. 1-800-ALLEGRO) non v’era solo Vivaldi. Ottorino Respighi, ad esempio, ha portato alla Prudential quel sapore tardo medieval-rinascimentale delle sue “Danze antiche”. Respighi, in un Bel Paese popolato e reso famoso dalle opere di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini (solo per citarne alcuni), sta quasi da solo sul piedistallo della cosiddetta musica sinfonica. Vitali e Monteverdi furono oggetto delle sue passioni, e così pure la musica composta nei secoli XVII-XVIII.
Con Respighi, in questa prima serie di appuntamenti dell’Italian Winter Festival, anche la Penisola vista da Igor Stravinsky e Jean-Baptiste Lully. Il primo si voleva addirittura “ispirato” da Pergolesi in una riproposizione ideale del rococò in questo popolarissimo ritratto della nostra maschera più famosa, quel “Pulcinella” napoletanissimo ove convenirono interessi artistici i più vari e, geograficamente, anche un po’ lontani; come quelli di un certo Picasso. Pulcinella è l’Italia, senza dubbio, una meraviglia di colori e calori (non solo musicali) esaltata da un balletto il cui spartito è stato eseguito con religiosa aderenza sotto la direzione del maestro Thomas Wilkins (della prestigiosa Detroit Symphony), su “ispirazione” di Jacques Lacombe e Neeme Järvi, rispettivamente Music Director e Conductor Laureate della NJSO.

Italiano naturalizzato francese è invece il secondo, Jean-Baptiste Lully (nato a Firenze col nome di Giovanni Battista Lulli nel 1632 e morto a Parigi nel 1687): piacevole sorpresa la selezione dai suoi balletti, venuta da un compositore sconosciuto ai più, che seppe guadagnarsi la stima della Duchessa di Montpensier, della famiglia reale. Occasione d’oro per lui, conoscitore del balletto e della lirica, per aprire le porte a quella che sarebbe poi stata la cosiddetta French Grand Opera. Compose opere ispirate alle leggende della Roma e della Grecia classiche “filtrate” dalle assidue letture di Euripide e di Ovidio.

Un “la” di grande spessore artistico questa serie di concerti, per un Festival che promette scintille ed entusiasmi anche con gli altri appuntamenti. Com’è suo solito, infatti, la NJSO considera la Prudential Hall dell’NJPAC di Newark sua “casa artistica”, ma da essa esce sempre per portare musica e bel canto un po’ ovunque nel Garden State. La prossima serie di appuntamenti (fino a domenica 17) avrà infatti quattro sedi differenti, da Morristown a Trenton (The War Memorial), da Red Bank (Count Basie Theatre) ad Englewood (BergenPAC). Di scena i gioielli incomparabili della nostra produzione operistica, espressi dalle arie di Verdi (“Forza del destino”, “Nabucco” e “Aida”), Rossini (“Gazza ladra”), Mascagni (“Cavalleria rusticana”), Leoncavallo (“I Pagliacci”), Ponchielli (“La Gioconda”), Donizetti (“Lucia di Lammermoor”) e Puccin

i (“Manon Lescaut” e “Madama Butterfly”). L’NJSO, in quest’occasione, sarà diretta da David Wroe.
Toccherà poi ancora a Respighi con i suoi “Pini di Roma” e il “Trittico botticelliano” a portare il profumo d’Italia e la cultura peninsulare a Princeton (il 22, al Richardson Auditorium) e a Newark (il 23 e 24, NJPAC). Col Nostro ci saranno anche il Liszt del secondo concerto per piano e orchestra ispirato al Bel Paese e il Berlioz del “Carnevale romano”. Sul podio la maestra Xian Zhang. Toccherà poi a Giuseppe Verdi l’onore di “chiudere” solennemente il Festival italiano della NJSO con la titanica “Messa da Requiem” diretta da Neeme Järvi e con l’ausilio della Montclair State University Chorale diretta da John J. Cali (voci soliste quelle di Jennifer Casey Cabot, Elizabeth Bishop, Richard Clement e Kevin Burdette). Gli appuntamenti con il “Requiem” sono a Newark (NJPAC, il 29 e il 31 gennaio) e a Morristown (il 30).