TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/Questo sì che è amore

di Mario Fratti

Nel mondo della commedia musicale a New York, il vero re è senz'altro Stephen Sondheim. Ogni stagione vediamo la produzione di un paio di suoi musical. Abbiamo ora una perfetta ripresa di "A Little Night Music" al teatro Walter Kerr (219 West 48th Street). Ore di piacevole musica in una storia ironicamente sensuale. Ho visto altre tre produzioni nel passato. Stranamente, non ricordavo il tema, la storia, nonostante cercassi nella mia memoria. Come mai? Secondo me, nel passato prevaleva musica e liriche che mi sembravano poco memorabili. Questa volta abbiamo una magnifica compagnia, diretta da Trevor Nunn che si fece le ossa dirigendo per anni la compagnia Royal Shakespeare in Inghilterra. Tre ore piacevolissime perché tutto è chiaro, lineare, interessante.
L'anziana madre Armfeldt, così divertente nel film "Smiles" di Ingmar Bergman, è ora una vera regina che controlla tutti dalla sua sedia a rotelle. Scelta perfetta nell'attrice Angela Lansbury. Regina superba che giudica tutti con velata ironia. Non esplode. Osserva, studia, usa un liguaggio misurato e preciso. Canta poi, con la nostalgia di una donna matura che ricorda i piaceri sensuali delle passate "Liaisons". Sua figlia è Desiree, la bella sensuale Catherine Zeta-Jones, prima volta a Broadway. Non delude. Canta con buona voce "The Glamorous Life" e il notissimo, trionfale "Send in the Clowns".

Ha il ruolo di un'attrice che ha avuto in passato tanti amanti ed una figlia. Vorrebbe ora diventare una brava moglie con l'uomo che le ha dato la bella figlia Fredrinka (Keaton Whittaker). Ma l'avvocato Frederik (Alexander Hanson) è ora sposato con la diciottenne Anne (Ramona Mallory) che pospone da settimane l'esperienza sessuale. E' ancora vergine, desiderata dal figlio di Frederik. Henrik (Hunter Ryan Herdlicka) è moralissimo e religiosissimo. Deve quindi celare, con sofferenza, il suo desiderio per la giovane moglie di suo padre. Canta "Later", sperando. Frederik, frustrato dalla giovane moglie che rifiuta l'amplesso, va a trovare Desiree, sperando. Lei lo ama ancora e si offre di nuovo.

Arriva improvvisamente il suo focoso, geloso amante conte Carl-Magnus (Aaron Lazar). Divertente scena in cui l'avvocato seminudo cerca di trovare scuse legali per giustificare la sua presenza nella camera da letto di Desiree. La moglie del conte (Erin Davie) sa di essere tradita, va a trovare Anne e cantano insieme l'inno delle mogli tradite: "Every Day a Little Death".

Nel secondo atto abbiamo il fine settimana in campagna, nella tenuta di Madame (l'impeccabile Lansbury). Sono tutti presenti ed abbiamo mogli e mariti che s'intrecciano, si evitano, si cercano. I due gelosi amanti cantano "It Would Have Been Wonderful". Come prevedibile, il moralissimo figlio di Frederik e la pura mogliettina fuggono insieme. Trionfo dell'amore giovane. E Frederik è finalmente libero di sposare l'appassionata, sexy amante del passato. Buoni, spiritosi dialoghi di Hugh Wheeler. Perfetta regia. Il tipo di musical che deve essere visto.

Nel teatrino 59E59, uno spettacolo sofisticato. L'elegante Simon Green, aiutato dal pianista David Shrubsole, ci narra le sue avventure come viaggiatore in "Traveling Light". Con linguaggio chiaro e preciso ci diverte con una ventina di storie. Le più ilari sono: "Some Little Bug" (siamo circondati da microbi che ci assediano, pronti ad attaccarci e distruggerci); "Fabulous Places" (luoghi speciali e indimenticabili); "Poem of the Road" (la gioia dei viaggi); "Children Will Listen" (quel che si dovrebbe dire ai giovani); "Pure Imagination" (il dono del mondo immaginato); "The Coffee Song" (da dove viene, quel che ci dà); "I Like America" (l'amore di Noel Coward per New York, din dal primo momento). I bravi son tratti e indicati chiaramente come citazioni di autori ben noti: Mark Twain, Walt Whitman, Kurt Weill, Rudyard Kipling, Robert Frost e Ira Gershwin. Molti caldi applausi.

Il teatro irlandese diretto da Charlotte Moore continua a produrre il meglio del teatro irlandese. All'Irish Rep. (132 West 22nd Street) abbiamo ora "Ernest in Love", adattamento musicale del noto "L'importanza di chiamarsi Ernesto" di Oscar Wilde che morì a quarantasei anni nel 1900. Questa versione musicale ha libretto e liriche di Anne Croswell e musica di Lee Pockriss. Segue, più o meno fedelmente, la traccia della commedia. Jack (Noah Racey) ha inventato un immaginario fratello per lasciare la sua casa ed avere la libertà di corteggiare Gwendolen (Annika Boras). Il suo amico-nemico Algernon (Ian Holcomb) si presenta in casa perché vuol corteggiare la protetta di Jack, una specie di sorella. Cecily (Katie Fabel) ha sempre sperato di sposare un uomo chiamato Ernest, nome inventato da Jack come immaginario fratello.
Cecily è felicissima di essere corteggiata da Ernest (Algernon) che si presenta come pericoloso seduttore. Cecily ha la migliore canzone quando ammette di volere un uomo audace e poderoso. Canta con gioia "A Wicked Man". Dopo tanti divertenti equivoci, si scopre che Algernon è veramente suo fratello e si chiamava, alla nascita, Ernest. Due coppie felici. Si ride e applaude. Abile, snella regia di Charlotte Moore.