PUNTO DI VISTA/Il catenaccio anti terrorismo

di Toni De Santoli

Il mancato attentato al jet della “Delta” e i nuovi scossoni nello Yemen - in aggiunta all’Iraq, all’Afghanistan, alla Striscia di Gaza - ripropongono in questi giorni la tragica questione del terrorismo musulmano nel mondo. Ripropongono l’assedio islamico in cui da anni e anni è chiuso l’Occidente. In Italia si torna a parlare di “comprensione” e “solidarietà” da esercitare verso i musulmani e verso i musulmani che vivono in Italia. Seguitiamo a illuderci che “i figli di Allah” possano integrarsi agevolmente nella società italiana e, più in generale, in quella occidentale. Ma questa è miopia. Miopia culturale, politica, morale. Le masse musulmane non sono integrabili. I musulmani (tranne turchi, egiziani, siriani) non intendono assimilare le leggi, lo spirito, gli usi delle nazioni dalle quali sono ospitati. Con l’ascesa di Khomeini al potere in Iran oltre trent’anni fa, la miscela islamica è riesplosa dopo oltre quattro secoli in tutta la sua potenza, in tutta la sua lugubre potenza. I musulmani erano integrabili “prima” del 1979. Dal 1979 più non lo sono. Mella loro incandescente febbre religiosa, non vogliono appunto esserlo. La crisi, la spaventosa crisi apertasi intorno al ’79 con la rinascita e l’affermazione dell’integralismo islamico dal Marocco all’Indonesia, dura quindi da trent’anni abbondanti e durerà ancora chissà quanto. Mieterà altre vittime (cristiane e maomettane), farà scorrere altro sangue, provocherà altra disperazione.

Ma c’è un problema ancora più grosso, ancora più inquietante. Questo problema è rappresentato dall’indifferenza degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, di Israele verso una crisi che non può essere risolta con le cannonate, non può essere risolta con le tavole rotonde, non può essere risolta attraverso il “dialogo” col mondo islamico (“dialogo” che lo stesso mondo islamico nemmeno vuole); non può essere risolta attraverso garanzie politiche e strategiche date all’Occidente da ambigui governi di Paesi musulmani, nella cui cerchia non rientra però l’Egitto, l’Egitto scioccamente trascurato dalle potenze occidentali, l’Egitto che Israele tratta tuttora con ingiustificato sospetto.

Ai governi occidentali, americani, britannici, francesi, italiani (i colori politici qui non c’entrano) non interessa, in realtà, quanto possa ancora durare questa terrificante guerra scatenata dagli integralisti islamici.

Osservateli, ascoltateli bene questi signori, primi ministri, capi di Stato, ministri i quali di volta in volta si riuniscono per discutere sulla ‘lotta’ al terrorismo musulmano: essi non offrono che palliativi, mezze misure; non offrono che “anti-dolorofici”, i quali “anti-dolorifici” vincono, sì, gli effetti, ma non la causa della malattia, della patologia. Fanno “catenaccio” (ma neanche tanto bene) poiché all’attacco non ci sanno andare.

Andare all’attacco non vuol dire sganciare l’Atomica su Teheran; vuol dire porre a Israele l’obbligo di consentire la nascita di uno Stato palestinese sovrano e indipendente, negli interessi stessi degli israeliani i quali vivono davvero sotto assedio dal 1948, sotto un assedio inaspritosi negli Anni Settanta. Vivono in un incubo di cui non s’intravede la fine. Ma l’attacco forse più efficace sarebbe un elegante disimpegno occidentale dal Medio Oriente e dall’Afghanistan. Un disimpegno totale. Organico. In modo da lasciare che i musulmani anneghino nel loro stesso petrolio... Avremmo quindi in Occidente appena un quinto del petrolio che ora consumiamo? Benissimo: si torna al carbone, si torna al legname; si smette d’andare in automobile… Sarebbe una svolta epocale, senza precedenti nella Storia, superiore anche alla scoperta della Ruota. Ma i pigri che governano (governano…) a Washington, Londra, Parigi, Roma, annichilirebbero alla sola idea di affrontarla una svolta così. Siamo prigionieri di signori che nulla sanno, che nulla sanno fare. Non sanno neanche combattere la disoccupazione…