IL FUORIUSCITO/ll “gong” salva spie

di Franco Pantarelli

Quella fra Silvio Berlusconi e i magistrati è una lotta che ormai va avanti da decenni e somiglia sempre più a un incontro di boxe dall'esito tanto incerto che ancora non c'è stato un vero vincitore. Un momento uno dei due contendenti sembra "suonato" e l'altro appare sul punto di assestare il colpo decisivo. Un momento dopo si vede il "suonato" tornare perfettamente in forze mentre quello che stava per sferrare il colpo decisivo sembra aver smarrito tutta la sua sicurezza, che però la recupera solo pochi minuti dopo, mentre l'altro ricomincia a tremolare sulle gambe.

C'è il momento in cui uno dei due cade a terra ma viene salvato dal gong e il momento in cui l'altro lo "abbraccia" per porre fine alla gragniuola di colpi che sta subendo; il momento in cui i tifosi di uno si esaltano quando vedono il loro beniamino colpire duramente il volto dell'avversario e il momento in cui ammutoliscono vedendolo in una condizione che sembra drammaticamente vicina alla fine.
Non sono un amatore della boxe ma posso immaginare che i tifosi di questo sport trovino avvincente un match con un tale andamento da montagne russe, pieno di arrampicate velocissime e cadute a precipizio, in cui ogni minuto il tuo beniamino sembra soccombere e il minuto dopo appare sul punto di sbaragliare l'avversario, salvo farti ricadere - maledizione! - nello sconforto quando lo vedi di nuovo vacillare e rinfrancarti nel vederlo tornare repentinamente in vantaggio. Non bisogna distrarsi mai.

Purtroppo però accade che uno dei due contendenti - indovinate quale - durante la pause fra un round e l'altro si da da fare per corrompere l'arbitro e incarica i suoi secondi di contattare la Federazione della boxe per indurla a cambiare le regole che non gli vanno bene, sicché la questione cambia completamente: non si tratta più di vedere chi dei due finirà al tappeto per i tremendi dieci secondi che ne decreteranno la sconfitta, ma di vedere se il contendente disonesto riesce o no a comprare l'arbitro e a cambiare le regole. E in una disputa come questa, ovviamente, non c'è più nulla di affascinante. Non per tutti, però.

Per Berlusconi, ad esempio, quella ottenuta comprando l'arbitro e cambiando le regole è la più bella delle vittorie possibili. La gara onesta lo annoia, l'acquisto dell'arbitro lo esalta. Il cambiamento delle regole lo inebria. E chissà quanto sarà seccato dal fatto che la sua lunga battaglia contro la magisratura - pur avendolo gratificato con alcune non trascurabili vittorie parziali - non gli abbia ancora consegnato quella vittoria definitiva capace di trasformarlo nel sovrano di una monarchia precostituzionale. E chissà quanto avrà goduto alcuni giorni fa, quando ha avuto modo di salvare un paio di suoi uomini che lui stesso aveva messo su una strada che portava dritti dritti in galera. Uno si chiama Niccolò Pollari, l'altro Pio Pompa. Uno è stato responsabile del Sismi, lo spionaggio militare, l'altro era il suo uomo di fiducia. Insieme hanno spiato gente che con la sicurezza militare non aveva nulla a che fare: magistrati, politici, giornalisti le cui attività in un modo o nell'altro potevano "impensierire" Berlusconi.

Era un reato, quello commesso da quei due, e come tale stava per arrivare al momento del processo, visto che le loro malefatte erano state accuratamente ricostruite. Ma ecco che proprio al momento di cominciare, Silvio Berlusconi, in veste di capo del governo, dichiara in forma ufficiale che le attività svolte da quei signori sono da considerare coperte dal segreto di Stato. Pollari e Pompa sono salvi, e salvo - ancora una volta - è lo stesso Berlusconi sul cui conto chissà cosa mai avrebbero potuto raccontare quei Bibì e Bibò dello spionaggio. Deve essere stato inebriante, per lui, l'atto di bloccare un processo così, senza battaglie, senza Corte Costituzionale, senza leggi ad personam. Una firma e via, proprio come il pollice di Caligola. Peccato non poter fare lo stesso con i miei processi, deve essersi detto. Ma questo, almeno per un altro po', neanche nell'attuale, disastrata Italia da cui è bene stare alla larga, è ancora possibile.