A modo mio

Fuori dal frastuono

di Luigi Troiani

Uscito in America nel 2007, arriva in traduzione italiana "The rest is noise", fondamentale per la comprensione del linguaggio musicale nel XIX e XX secolo. Scritto da Alex Ross, un quindicennio di critica musicale al New Yorker, racconta in quasi 900 pagine le vicende umane e artistiche dei paladini del rinnovamento sinfonico ed operistico della contemporaneità. Nell'ideale galleria dei recenti grandi spiriti dello spartito, trovano posto maestri come Mahler, Alban Berg, George Gershwin, Olivier Messiaen, Orff, Arthur Copland, Sibelius, Šostakoviè, Richard Strauss, Arnold Schoenberg, sino a Philip Glass, Velvet Undeground e David Bowie. Sintonizzate sugli accadimenti storici in cui nascono e crescono, le loro creazioni rivivono, per la penna di Ross, il rapporto col mondo scompaginato nel quale si agita la contemporaneità, e noi con essa.

   Vicenda da seguire con grande attenzione quella dell'arte del nostro tempo, difficile da percepire, spesso ostica e indecifrabile, quasi i suoi campioni vogliano esprimersi per sé soli e rendersi incomunicabili ad un pubblico, pur previsto per pagarli intenderli e recepirli. Ross ricorda che Theodor Adorno dovette consolare Alban Berg per il successo di Wozzeck, il 14 dicembre del 1925: "Che quel lavoro potesse piacere al pubblico di una première gli sembrava inconcepibile, e quasi un argomento contro l'opera", aggiungendo che "Berg invidiava a Schoenberg i suoi fiaschi". Così riassunta, la contemporaneità tende a costituirsi in risposta problematica al genio dell'ispirazione. Difatti, i potenziali fruitori restano ben attaccati alle espressioni dei "classici" e dei "popolari" (vedasi come la massa segua l'arte cosiddetta pop e il "bel canto), diffidente dei frutti "nuovi" che restano prerogativa di esperti e intenditori, estranei alla comprensione dei più. Ciò accade in particolare con la musica, tra le forme d'arte quella più inafferrabile ed eterea, per vocazione candidata ad ogni eccesso, alla trasgressione di regole e paradigmi.

   Ross è capace di rendere semplice l'accesso al labirinto delle espressioni musicali contemporanee, dov'è consunzione e morte della tonalità, dove l'anticonformismo chiede dissonanza e contrappunto atonale.

Ricorda che lì è il regno del "rumore", benché filtrato dall'ispirazione, codificato in moduli innovativi come la dodecafonia o il jazz, disponibile per la trasposizione di vita e letteratura novecentesche. Il lettore non specialista potrà perdersi nei rari approfondimenti per addetti ai lavori, ma godrà le molte pagine sulla genesi di capolavori come Salome di Strauss e Lulu di Berg, sulle vicende di competizione ed emulazione tra artisti, sui loro drammi privati e intimi.

   Interessanti anche gli approfondimenti storici. L'incursione nella musica colta statunitense dedica ampie pagine al New Deal e alla questione nera, quella nella composizione sovietica al legame tra musicisti e patriottismo stalinista. La Mitteleuropea del primo Novecento e la Germania di Weimar riscuotono interpretazioni che talvolta neppure buoni libri di storia sanno fornire.

   Detto bene del libro, un'annotazione di costume. L'autore tiene a far sapere, nella nota biografica in penultima di copertina, che è "sposato con l'attore e cineasta Jonathan Lisecki", già evocato nella dedica di apertura ("Ai miei genitori e a Jonathan"). Chissà perché gli amori omofili devono essere sfoggiati in piazza, e quelli etero tenuti castigatamente velati. Non capita che un autore ci dica di sua moglie, per un implicito patto di discrezione con il lettore. Un gentiluomo mantiene sempre tirata la cortina della camera da letto; questione di buongusto.