TEATRO/BROADWAY & DINTORNI/Lezione di democrazia
Chi vuole energia ed entusiasmo deve vedere il musical “Fela” al teatro Eugene O’Neill (230 West 49th Street). E’ eccezionale. Basato sulla vita del musicista rivoluzionario Fela Anikulapo-Kuti, con sua musica e liriche. Concepito da Jim Lewis e Bill T. Jones che hanno anche scritto il libretto (altri collaboratori: Stephen Hendel, A. Johnson e J. McLean). Fela era un indomabile musicista nigeriano che usò le sue chiare liriche e la sua pulsante musica per combattere la dittatura nel suo paese. Fu adorato dalle masse ma perseguitato, ferocemente, dai militari. Gli uccisero anche la madre, buttandola dalla finestra.
Il protagonista è Sahr Ngaujah (spesso sostituito da Kevin Membo perché il ruolo stanca, esaurisce). Movimento, danza, canzoni, ininterrottamente. L’azione si svolge nel 1978, sei mesi dopo la morte di sua madre (Lillias White) che riappare, e lo incoraggia con le canzoni “Trouble Sleep”, “Teacher Don’t Teach Me Nonsense” e “Rain”. Una presenza che ammonisce ed insegna. Il tipo di madre che plasma il carattere del figlio anche se la sua lezione e la sua missione possono creare problemi e morte.
Tanti dei suoi seguaci vengono perseguitati ed uccisi. Il ritmo dei corpi femminili ci offre danze insolite, fortemente africane. Specialmente il gruppo C. Foster, C. Judson, F.M. Malianga e J.L. Williams. C’è un momento in cui le donne che lo circondano sembrano pronte a tradirlo. Si consultano in silenzio per alcuni secondi e poi riappaiono sorridenti. Sono con lui nonostante le minacce e i guai. Da lodare anche Saycon Sengbloh che canta “Water No Get Enemy”, Ismael Kouyate e Gelan Lambert che cantano e ballano anche nell’ensemble. Altra canzone notevole è “Upside Down”. Ma son tutte entusiasmanti ed hanno influenzato i movimenti democratici in Africa. La musica è spesso più potente ed efficace delle armi. Validissima regia e coreografia di Bill T. Jones.
Da anni vedo l’anziano, simpatico autore Horton Foote in teatro, commosso dalle rappresentazioni delle sue opere e sempre pronto a dialogare. Un vero poeta che ci ha dato commoventi ritratti del suo mondo. Michael Wilson ha deciso di presentare nove delle sue opere prima allo Stage di Hartford e poi, ora, al teatro Signature (555 West 42nd Street). Ho visto i primi tre. Vi assicuro che la vostra opinione del Texas cambierà. L’immagine che abbiamo ora è armi e violenza. Foote ci dà serenità e poesia.
“The Widow Claire”: siamo nel 1912 e la bella Claire (Virginia Kull) è una vedova che sta per scegliere un secondo marito. E’ indecisa fra tre corteggiatori. Agli spettatori piace Horace (Bill Heck), timido, cortese, veramente innamorato. Lei sceglie invece l’uomo sbagliato. Piace alle donne il tipo più aggressivo.
“Courtship”: un padre severo (James DeMarse) controlla sua moglie (Hallie Foote) e le sue figlie. Non vuole che vedano i loro corteggiatori. La bella Elizabeth (Maggie Lacey) si ribella perché è innamorata di Horace. Fugge con lui e lo sposa.
“Valentine’s Day”: Horace è un diligente lavoratore e un buon marito. E’ felice con sua moglie. Il severo padre decide, finalmente, di perdonarli. Offre aiuto e denaro. Gli è difficile farsi accettare. Tre momenti poetici. Una vita serena in Harrison, nel 1917. Gran successo; meritato.
Il “London’s Globe Theatre” sta girando il paese e va in teatri universitari per ricordarci come il “Globe” di Shakespeare funzionava. Sono alla Pace University (teatro Schimmel). Fin dall’inizio vediamo metodi e costumi del tempo. Musicisti fra il pubblico. Tutti inglesi, tutti abili nel recitare Shakespeare. Interessante notare che il “Globe” è rinato in Inghilterra trent’anni fa grazie all’impegno e alle iniziative dell’americano Sam Wanamaker. Han presentato una divertente versione di “Love’s Labour’s Lost”. Un bel duello fra giovani che han giurato di ignorare le donne per tre anni, mentre studiano intensamente e le donne che sanno prenderli in giro e sedurli. Il re di Navarra, Ferdinando (Philip Cumbus) giura, insieme con i suoi tre amici (Trystan Gravelle, William Mannering e Jack Farthing), di ignorare le donne. Impegno difficile perché arriva la principessa Michelle Terry con le tre amiche (Thomasin Rand, Jade Anoukka e Sian Robins-Grace). Tutte belle, graziose, civettuole. Inizia il duello. Gli uomini muoiono dalla voglia di amarle; le donne accettano la corte ma si rifiutano. Altri personaggi circolano per darci allegria ed occasioni di ridere al provincialismo dei sudditi. Specialmente notevoli sono il clownesco Costard (Fergal McElherron) e la sexy Jacquenette (Rhiannon Oliver), sempre pronta al bacio ed all’amplesso. Attori che sanno pronunciare con chiarezza le frasi poetiche di Shakespeare. Diretto con verve da Dominic Dromgoole.
Nel teatro 59E59, altra novità inglese: “A British Subject” di Nichola McAuliffe (che è anche brava attrice nel testo). Mirza (Kulcinder Ghir) è un giovane pachistano che vive a Londra con due passaporti. Va in visita in Pakistan ed usa il passaporto pachistano. Lite con un tassista che muore. Viene arrestato e condannato a morte. Diciotto anni in prigione. Per fortuna il giornalista Don (Tom Cotcher) va a visitarlo e, con la moglie (l’autrice), si battono per salvarlo. Una campagna giornalistica che raggiunge le autorità più alte e rivela il peso della burocrazia. Trionfo finale. Viene liberato e portato in Inghilterra. Quando finalmente rivela i suoi pensieri, ci spiega che tanti giovani sono ora rivoluzionari perché c’è ingiustizia nel mondo. E cita il fatto che nelle terre occupate dallo straniero i giovani son sempre pronti alle armi. Testo in





