Speciale libri/ “Il grande airone”. La biografia romanzata di Fausto Coppi

di Mauretta Capuano

GIANCARLO GOVERNI, Il Grande Airone  (Castelvecchi, pp  247, Euro 17.50).
Silenzioso, timido, riservato, Fausto Coppi, il Campionissimo, ciclista antieroico e sfortunato, vincitore di cinque Giri D'Italia e di due Tour de France, viene ricordato a cinquant'anni dalla morte (2 gennaio 1960), anche in diversi libri. Fra questi la nuova edizione della biografia romanzata, con un inserto di foto in bianco e nero, “Il grande Airone” di Giancarlo Governi, scrittore, sceneggiatore e autore televisivo, fra i fondatori di Raidue.

“Al di là delle rivelazioni romanzesche, la figura del Campionissimo - sottolinea Governi - rimane indelebile nella memoria collettiva del nostro Paese (e non solo) per quello che ha rappresentato, oltre che per le sue mirabolanti imprese sportive, anche per la sua vita travagliata, conclusa prematuramente da una morte insensata di cui gli italiani non vogliono ancora darsi pace”. E ricorda che nel 2002 qualcuno ha anche chiesto la riapertura delle indagini per “il sospetto che Fausto sia stato assassinato, avvelenato per vendicare una colpa non sua”.

L'airone delle imprese impossibili è morto infatti a poco più di quarant'anni, il 2 gennaio del 1960, per una malaria contratta in Africa che i medici non riuscirono misteriosamente a diagnosticare in tempi utili. Di Angelo Fausto Coppi, nato il 15 settembre del 1919 a Castellania, un paesino di contadini in provincia di Alessandria, Governi ripercorre gli esordi, i primi successi, il record dell'ora, la tragica morte del fratello Serse, la scandalosa relazione extraconiugale con Giulia Occhini, diventata nota come la Dama Bianca. L'unione con lei, secondo Governi, “sembrava quasi che lo avesse sradicato dal suo vecchio ambiente sociale e lo avesse proiettato in un mondo diverso, distante, a cui non era mai appartenuto”.

Ma lo scrittore prende soprattutto in considerazione in una nuova luce il rapporto di rivalità e amicizia con Gino Bartali che aveva conosciuto ufficialmente nel 1940, alla punzonatura del Giro d'Italia. “Il Grande Airone”, come dice il sottotitolo del libro, è il romanzo di Fausto Coppi (e di Gino Bartali). “In tutti gli anni del dopoguerra - dice Governi - la rivalità sportiva fra Gino e Fausto fu trasportata, loro malgrado, su un piano sociale e politico. Dietro Gino il pio, che si faceva fotografare in borghese con il distintivo dell'Azione Cattolica oppure mentre baciava la mano al Papa, stava tutto il mondo cattolico. Dietro Fausto c'era, invece, l'Italia laica e progressista, quella che non amava le ostentazioni di Bartali e semplicemente pensava che i sentimenti religiosi e politici non dovessero confondersi, non dovessero essere mischiati con lo sport”.

Invece, Coppi aveva una profonda fede religiosa e tre mesi prima della morte, su presentazione di Bartali, incontrò in via riservata don Pietro Canelli, un parroco di Milano. Nel libro viene riportato anche un elenco dei sacrifici fatti a inizio carriera su suggerimento di Biagio Cavanna, il massaggiatore cieco che “lo aveva scoperto e conosceva tutti i suoi muscoli a memoria”. Dalla sveglia alle 5, la prima colazione alle 6 e alle 22 al massimo a letto. In alcuni giorni allenamenti su distanze di 180-220 chilometri.