IL FUORIUSCITO/Craxi, Moratti e i “succhiaruote”
Ancora una volta, le donne si mostrano migliori degli uomini. Più coraggiose, più risolute, insomma più hombres. La vittoria dei berluscones era chiara, forte, stabile, destinata a durare chissà quanto senza scosse, eppure nessuno di loro aveva osato pensare all'ultima cosa che bisognava ancora fare per rendere quella vittoria definitiva come una pietra tombale. L'occasione, con l'avvicinarsi della data fatidica, si manifestava gustosa e invitante, ma nessuno sembrava intenzionato a coglierla.
Per piacergli, l'occasione gli piaceva di sicuro e ognuno di loro era prontissimo a dare la sua adesione entusiasta a colui che ne avesse parlato. Ma nessuno voleva essere il primo a farlo. La data del 19 gennaio si avvicinava e i berluscones si comportavano come i corridori ciclisti che nel loro gergo vengono chiamati "succhiaruote", cioè pronti a mettersi alle calcagna di quello che scatta ma mai capaci di scattare di propria iniziativa. Finché non provvede una donna a sbloccare la situazione.
Letizia Moratti, sindaco di Milano, annuncia per il prossimo 19 di gennaio, decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, una solenne cerimonia ufficiale per ricordare lo "statista". Discorsi, commemorazioni, commozione generale e alla fine anche l'attribuzione del nome di Craxi a una strada o un parco della capitale lombarda.
Sollevati dall'uscita della Moratti, felici della breccia aperta, tutti si lanciano entusiasti a succhiare la ruota che la signora Moratti ha fornito loro ed è un tripudio di "fu costretto a morire in esilio", di "è ora di rendere giustizia alla sua figura" e di "lui è morto ma le sue idee alla fine hanno trionfato".
L'Italia non è nuova a cose del genere. Basta ricordare che all'indomani della 25 luglio 1943 non si trovava più un fascista neanche a pagarlo a peso d'oro, nonché l'immortale battuta di Ennio Flaiano riguardante gli italiani "sempre pronti a correre in soccorso del vincitore". Tutto normale, dunque. La vittoria del malaffare in Italia è un fatto acquisito ed è logico che i suoi praticanti celebrino colui che del malaffare fu se non l'inventore sicuramente il cultore più convinto e "scientifico".
L'era dei tatticismi senza l'ombra di un principio si è ormai fortemente radicata nella politica italiana ed è logico che venga celebrato colui che il tatticismo senza principi lo elesse a propria bussola, distruggendo il Partito socialista e gettando nella melma la sua storia gloriosa. Craxi non era campione dell'altra importante componente dell'Italia di oggi, il razzismo, ma in fondo la sua celebrazione servirà anche ai razzisti della Lega, allora suoi nemici, per fare una specie di pace.
C'è solo un problema: Craxi non era un "esiliato", la giustizia di cui parlare nel suo suo caso è solo quella che lo aveva condannato a una decina di anni di prigione per corruzione è che è riuscito a evitare scappando all'estero, nella villa che possedeva a Hamamet, in Tunisia, e quanto alle sue idee, più che "il pensiero di Craxi", quello trionfante oggi è "il pensiero di Gelli". I suoi uomini di allora faranno finta di crederci, al suo "esilio", sentendosi un po' partecipi della sua pena. Ma quando la sua impunità cominciò a screpolarsi si produssero in uno spettacolare moto centrifugo, sicché lui di colpo riuscì a vedere solo le loro schiene. Ora, riciclati come berluscones e si preparano a ostentare commozione, il 19 gennaio, nel vedere intitolare con il suo nome una strada o un parco. Ma in realtà staranno semplicemente congratulandosi con se stessi per la prontezza con cui abbandonarono il cavallo perdente e la capacità con cui sono riusciti a farsi "assumere" dal cavallo vincente, in attesa di scappare anche da lui, quando arriverà il momento.
In una situazione di questo genere, mi pare del tutto superfluo sottolineare il piacere di non essere in Italia, e non solo il 19 gennaio.





