Falsi eroi

di Elisabetta de Dominis

"Abbiamo due italiani" denuncia Al Quaeda. "Bene, teneteli, perché italiani non sono più" risponderei se fossi il ministro degli Esteri.

Cominciamo a modificare il diritto di cittadinanza, acquisto con la nascita in territorio italiano e che si perde solo con la morte. Problemi giuridici? Ma non sono problemi di vita e di morte come quelli a cui siamo posti davanti in questi giorni.

Due alpinisti probabilmente dispersi sotto la valanga? Ci restano, tanto ormai sono morti, e recuperare i loro corpi significa mettere insensatamente in pericolo vite altrui.  Se ognuno si ritiene libero di fare quello che gli pare, anche ammazzare, lo Stato dovrebbe essere libero di non difendere i delinquenti.  Equivale ad ammazzare cacciarsi volutamente per hobby in un pericolo tale da costringere altri a rischiare la propria vita e morire per trarlo in salvo, come pure esporre il proprio Paese al ricatto, costringendolo a liberare dei terroristi che faranno altri morti.  

Delinquente, e non imprudente, è il pensionato siciliano Sergio Cicala rapito in Mauritania, insieme alla moglie del Burkina Faso, il quale passa la vita a fare viaggi rischiosi. E recidivo: già nel ’94 il suo camper nel Ciad finì sopra una mina e la sua compagna, una finlandese ventinovenne, morì.

Delinquenti, e non sprovveduti, sono stati i due trentenni friulani, Fabio Baron e Diego Andreatta, avventuratisi in una arrampicata nell’Alta Valle di Fassa, quando la Protezione Civile aveva avvertito che c’era rischio di valanghe, perché hanno provocato, oltre alla loro morte, quella di Alessandro Dantone, Luca Prinot, Diego Perathoner e Erwin Riz, esperte guide alpine. Ma si sa, di fronte alla furia della natura l’esperienza serve poco. Come dimostrare di saper nuotare in mezzo agli squali, solo che in questo caso nessuno si tuffa in mezzo agli squali per trarre dei brandelli di carne in salvo. Ancora non abbiamo imparato ad essere rispettosi della natura e pensiamo di poterla sfidare…

I due friulani, considerati tuttora giovani dai media, mentre a 30 anni c’è gente che si è già accollata una famiglia o un’impresa, vivevano con papà e mammà , facevano dei lavori poco impegnativi e poco remunerativi, e così avevano soldi e tempo per giocare agli eroi. Della serie: "Il rischio è il mio mestiere, no: il mio hobby". Cicala è in pensione, probabilmente spensieratamente nullafacente e quindi in cerca di emozioni o addirittura di passare alla storia. Cosa non si fa per apparire su uno straccio di giornale, quando non si riesce a fare qualcosa di soddisfacente nella vita.  Uno può fare anche l’impiegato, ma se lo fa con amore e senso di responsabilità, ne trae soddisfazione e motivo d’orgoglio.  Wilma aveva le lacrime agli occhi il suo ultimo giorno di lavoro, dopo 37 anni trascorsi in un ufficio dell’ospedale di Udine. La società, il mondo non vanno avanti se tutti vogliono essere Messner, Lawrence D’Arabia o Berlusconi. Purtroppo il nostro tempo sta riconoscendo eroe un Craxi, dedicandogli una via di Milano, che sarà stato pure uno statista, ma era un ricercato. Ma l’italiano medio è ancora salvabile se sa ridere di se stesso: infatti al cinema vanno fortissimo i film di De Sica, che impersona l’eroe cafone d’Italia.

Ha preso piede un concetto distorto di eroe che sta minando i valori della nostra società. Achille, Ulisse, Enea, cantati da Omero, sono degli eroi immortali perché quando ne leggiamo le gesta ci identifichiamo emotivamente in loro. Rappresentano l’anima collettiva. Quando invece abbiamo l’impressione che un’identificazione non sia possibile, perché distante dalla nostra coscienza, siamo di fronte a singolarità che conducono la loro esistenza in modo opinabile. Certo è che il raggiungimento del loro successo, in termini di popolarità o guadagni, ammalia coloro che la coscienza l’hanno rattrappita perché, invece di coltivarsi interiormente con meditazioni, buone letture e dialoghi, scelgono passivamente di emulare i cafoni dei rotocalchi e del varietà.

Gente come Cicala – un nome un destino - si può proprio dire che s’ingegni ad ammazzare il tempo, perché non sa come trascorre la propria vita: estremamente sprezzante verso quanti stanno morendo in Iran per la libertà o stanno cercando di sopravvivere negli ospedali.

Auguriamoci un 2010 all’insegna della consapevolezza.