Che si dice in Italia

Nessuno tra i cinquanta

di Gabriella Patti

Iniziamo l’anno nuovo con un augurio: che il 2010 sia, se non l’anno degli italiani, almeno l’anno in cui qualche italiano si metta nuovamente in mostra. Non c’è infatti nessuno dei "nostri" nella classifica stilata dal "Financial Times" sui 50 personaggi che hanno segnato il decennio appena concluso. 

Nella lista, nota sconsolato il quotidiano "Il Fatto", non ci sono nemmeno i due italiani indubbiamente più apprezzati a livello internazionale: l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e il governatore della banca centrale, Mario Draghi. Grandi manager entrambi, ma che la generale pochezza di un Paese sempre più avvitato nelle beghe politiche e con un governo che ha superato ogni livello di decenza, ha evidentemente respinto in serie B. Intendiamoci: le classifiche compilate dai giornali lasciano sempre il tempo che trovano. E, poi, la stampa anglosassone non è mai stata "affettuosa" verso di noi. Ma se questi sondaggi non hanno una rigorosa fondatezza scientifica, il loro significato mediatico è chiaro e inequivocabile: è la vox populi. E la voce del popolo, piaccia o no, ha sempre una ragion d’essere.

   DI SICURO NON NEL 2010 ma, forse, tra qualche anno ci potrebbe essere un italiano che si mette in mostra positivamente. E’ già stato eletto sindaco ma al momento ha solo 13 anni, perciò dobbiamo pazientare. Intanto, però, prendiamo nota. Si chiama David N’doua. Un bel sorriso di denti bianchi che spiccano sulla pelle nera, capelli fitti e ricci tagliati cortissimi come ci si può aspettare da uno i cui genitori sono nati in Costa d’Avorio, è stato chiamato dai suoi coetanei a guidare il Consiglio comunale dei giovani di Stezzano, piccolo e operoso paese in quella provincia di Bergamo un tempo democristiana. La notizia non è soltanto folcloristica. Stezzano, finora, si era distinta nelle cronache per tre motivi. Primo: ha dato i natali a Pietro Gamba, uno straordinario medico operaio che con le sue sole forze ha aperto e dirige un ospedale per i campesinos del territorio più desolato, povero e abbandonato della Bolivia (un giorno vi racconterò la sua storia, perché merita). Secondo: fino a poco tempo fa aveva, curiosamente, il segretario comunale più strapagato d’Italia. Terzo: è guidato da una solida giunta Pdl-Lega. Ed è qui la notizia. Mentre gli adulti si arroccano su posizioni ai limiti  del razzismo, della più stupida intolleranza e della discriminazione, i giovani hanno già capito. Dei sette ragazzini eletti dagli studenti della locale scuola media, ben quattro sono stranieri. Oltre  a David, in "giunta" siederanno l’argentina Camila, la marocchina Nora e l’albanese Brahimi. Forse al bar in piazza qualche vecchio di Stezzano e qualche adulto con il fazzolettino verde imposto dalla militanza leghista a spuntare dal taschino inarcheranno il sopracciglio. Ma il commento che vale e che dice tutto è di Chiara, 13 anni: "Siamo tutti amici, per noi è stato facile eleggere David….". Stezzano: spaccato dell’Italia che verrà, ha chiosato il "Corriere della Sera" riferendo dell’elezione. Forse, questa Italia è già arrivata. Ma in tanti - con l’eccezione di un convertito e sempre più stupefancete Gianfranco Fini  - non se ne sono accorti.

   E A PROPOSITO DI GIANFRANCO FINI, segnatevi un altro nome, stavolta di donna: Renata Polverini. Candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, proveniente dalle file di An e, soprattutto, grintosa leader del sindacato non confederale Ugl (possiamo chiamarlo post-fascista?) la signora ha tutte le carte in regola per raccogliere il grazioso dono fatto alla maggioranza da Piero Marrazzo il governatore di centro sinistra travolto dallo scandalo dei trans. Obiettivamente, oltre che dotata di una naturale simpatia (il che è importante, di questi tempi si fa davvero fatica a trovare un politico simpatico a destra, a sinistra e al centro), la Polverini ha l’aria di una che le cose prima di dirle se le studia. Ma non ne parlerei se non ci fosse da registrare il nemmeno tanto sotterraneo consenso che si sta creando attorno al suo nome persino nell’elettorato di centro sinistra, davvero stufo dei propri rappresentanti. Aria nuova in arrivo?

   UNA STRADA A BETTINO CRAXI? Non entro nella polemica scatenata dalla proposta del sindaco di Milano Letizia Moratti - che potrebbe impiegare meglio il suo tempo tentando di riportare la ex capitale morale d’Italia ai livelli se non di prima almeno di una media città europea. Dico solo che in questi casi è la Storia a dare i giusti consigli. E la Storia per essere capita ha bisogno di liberarsi dai miasmi della cronaca. Ci vuole tempo, insomma.