PUNTO DI VISTA/L’amore nauseante

di Toni De Santoli

Finchè erano Cicciolina e la compianta Moana Pozzi a sventolarne la bandiera, poteva anche trattarsi di una stravaganza, di una eccentricità. Loro stesse non si prendevano poi tanto sul serio. Ma voler istituzionalizzare con gran risalto il "partito dell’amore", come fa da vari giorni il presidente del Consiglio Berlusconi, rappresenta l’ennesima presa in giro da parte della maggioranza di destra ai danni degli italiani. Rappresenta l’ennesima "travesty of politics" di cui è protagonista il Pdl. Abbiamo detto "travesty of politics" poiché, giustamente, presso voi lettori, termini o espressioni della lingua inglese recano una efficacia maggiore rispetto a espressioni in lingua italiana.

Questo "partito dell’amore" in un certo senso ci ricorda tanto i tempi in cui rampolli di ‘buona famiglia’ non di rado costringevano giovani e piacenti donne di servizio "fisse" ad accettarne l’esuberanza ruvida, sbrigativa, in alcuni casi violenta. In vari casi si consumava lo stupro, ancor più impressionante poiché non avveniva nel fosso o nel bosco, ma in lussuose residenze tirate a lucido, dimore dall’aria rispettabile, simboli di ricchezza, di felicità… La serva di quindici o vent’anni doveva esserne addirittura grata…

Già scomodare una parola grande come "amore" in questo caso stona, stride. Puzza. Puzza subito, e - a differenza dell’ospite - in meno ancora di tre giorni. Dà l’idea che gli italiani possano essere trattati come più ci pare e piace. Come una massa di sempliciotti, come un gregge immenso e sempre più mansueto. Come un popolo che "le beve", una dopo l’altra. Complice indiretto, involontario, in tutto questo, il Pd, il maggior partito d’opposizione, che ricorre a un "verroux" svizzero, a un "catenaccio" degno del miglior Nereo Rocco ‘caudillo’ del Padova… Limita i danni (o crede di limitarli) attraverso il minimo sforzo. A questo s’è ridotta l’Italia i cui figli un tempo, di sinistra o di destra che fossero, sapevano far valere le proprie ragioni e quindi rischiavano grosso.

Se questo è davvero il "partito dell’amore", si abbatta allora – e in tempi rapidissimi – il precariato in tutte le sue forme, esempio di cannibalismo economico, morale, sociale e si sancisca perciò l’illegalità dei contratti a termine. Si smantelli l’attuale assetto accademico, si spazzino via dalle università tutte le baronìe piccole o grosse che esse siano e si imponga negli atenei un vero ordine d’insegnamento, libero (se possibile, in questo Paese di lenoni e meretrici) dai soliti, debilitanti condizionamenti della politica, quella bassa, cafona, che in Italia spadroneggia da almeno quindici anni, tanto che ci mancano molto i Craxi, i Ferri, perfino gli Scotti. Si stanzino fondi per la ricerca, soprattutto la ricerca scientifica; si fermi quindi l’umiliante, ‘terzomondista’ fuga di cervelli all’estero che dell’Italia fa appunto un Paese periferico, trascurabile sotto ogni aspetto; una semplice "espressione geografica", come diceva duecent’anni fa il Principe di Metternich… Si rinunci (ma non vi si rinuncerà) alla costruzione (perniciosa) del ponte sullo Stretto di Messina e quel denaro sia impiegato nella difesa dell’ambiente. La si faccia finita col disgustoso vezzo di sbattere sulla faccia degli italiani la propria ricchezza (solo materiale), il proprio potere (satrapesco). Si smetta di offendere, insultare la sinistra, la quale sinistra - a onor del vero -  non ha vilipeso mai nessuno: non insultava nemmeno gli Almirante, i Romualdi, i Caradonna. I quali, dal canto loro, manco si sognavano d’offendere gli Ingrao, i Pajetta, gli Amendola.

Si smetta di mandare soldati italiani a rischiar la pelle (o a crepare) in scacchieri, in teatri di guerra coi quali l’Italia in ogni senso nulla ha a che fare.
Sissignori, ci viene servita in questi giorni la nuova "travesty of politics". Piatto nauseante.