LIBRI/Valzer farsa per la verità

di Franco Borrelli

Un groviglio di vipere che giocano a scacchi. Al posto di alfieri, cavalli, torri, re, regine e semplici soldati, ci sono uomini politici, finanzieri, giornalisti, informatori, boss mafiosi e ragazze solo apparentemente semplici ed innocenti. Sullo sfondo di fatti di cronaca facilmente individuabili leggendo i giornali o ascoltando/vedendo i notiziari, una Sicilia dai lineamenti inconfondibili dietro la quale si cela l’intero Bel Paese. La fantasia, anche in questo caso, non deve fare molti sforzi perché la realtà dei fatti, pirandellianamente, riesce a correre più velocemente e con maggiori sorprese di quelle che la prima riesce a costruirsi.

«La rizzagliata» di Andrea Camilleri - è assente qui il popolare commissario Montalbano, anche se della sua “febbre” indagatoria tutti son partecipi, ricordato com’è solo “per caso”, a dar continuità con disegni già conosciuti e offrire suggestioni e attese per nuovi intrecci da sbrogliare -, diventa così non solo uno dei romanzi più vivi e “sociali” che lo scrittore abbia mai concepito e scritto, ma forse - e non vorremmo esagerare - la “summa” di tutta la sua narrativa. La “rizzagliata”, nel gergo isolano e dal punto di vista squisitamente linguistico, è un modo di pescare a rete, una maniera, con pazienza e all’antica, di catturare i pesci “più lenti o più stupidi” che non riescono o non sanno fuggire quando la stessa, la rete cioè, viene lanciata in acqua da mani esperte.

Il valzer lo si balla qui intorno al cadavere di una studentessa assassinata e al fidanzato - figlio di un politico bene in vista - raggiunto da un avviso di garanzia, ma anche i cosidddetti innocenti proprio tali non sono, ciascuno col suo personale tornaconto, con le sue tare, con le sue colpe. Attraverso le indagini e i reportage di una stazione televisiva entriamo, come lettori, in un labirinto di passioni, di accuse, di tradimenti, di invidie, di violenze ove si celebra il rito della vita d’oggi, con collusioni politico-finanziarie e malavitose che par davvero non risparmino proprio nessuno, anche coloro che presumono di esserne lontani mille miglia. Nella “rizzagliata”, insomma, tutti si corre il rischio, prima o poi, di venir catturati o “cambiati”, sfiorati non solo dai dubbi, con evidenze che non si riesce tuttavia a spiegare e con certezze che si hanno sotto il naso ma che si possono allo stesso momento non solo negare ma far passare per il loro esatto contrario.
La verità non solo può essere perciò vilipesa, ma può essere mutata in falsità, e chi si crede al suo servizio si scopre, prima o poi, vittima di un disegno assai più grande entro cui, proprio come nella “rizzagliata”, non ci si è nemmeno accorti d’essere finiti. Giornalisti, avvocati, politici, finanzieri, mafiosi, etc. etc.; tutti, semplicemente tutti. Quadro, questo, abbastanza pessimistico se vogliamo, ma che in Camilleri è guardato sempre con un sorriso bonario e beffardo, come del puparo che dà vita alle sue creature e gode ironicamente delle loro virtù (sempre più difficili a trovarsi) e dei loro vizi.

Le apparenze, al solito, ingannano. Andare al fondo delle cose a volte può essere sconsigliabile. A che serve se l’impermeabilità delle stesse è tale da respingerti e da lasciarti irrimediabilmente scornato e tramortito? Il mondo della politica e quello delle aziende pubbliche ne sono esempio lampante, e non sai mai se le fila siano tenute, qui, dalla stessa Palermo o da Roma. I giochi, gli intrichi e gli intrecci sono infatti tanto ingarbugliati che è difficile seguirli e, peggio, cercare di capirli. Tutto sembra essere più grande di quanto una persona, soprattutto se onesta e presumibilmente innocente, possa portare in spalla. Persino le alcove nascondono infiniti segreti ed infedeltà, in una giostra surreale e a tratti anche assurda ove l’amore e le passioni vere son preda della derisione e finiscono con l’essere messi alla berlina.

Il caso giudiziario che dà lo spunto alla narrazione di Camilleri viene alla fine risolto. Si tratta di un giallo, quindi non è consigliabile nemmeno alla lontana dar idea di come vada a finire; ma quella che si raggiunge, alla fine, è davvero la verità con la “V” maiuscola, oppure un’altra delle sue tante ovvie mistificazioni? Al lettore, al solito, la risposta. Ma una cosa va comunque sottolineata: la parola di Camilleri, sempre in avvincente equilibrio fra il siciliano e l’italiano, è suadente come non mai, e fa di questa «Rizzagliata» una lettura piacevole e coinvolgente. Montalbano resta - è vero - in ombra, ma tutti, in questo romanzo che ha avuto una “prima” spagnola col titolo di «La muerte di Amalia Sacerdote», si è un po’ Montalbano.
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Sempre a proposito di Camilleri e della sua “(in)traducibilità” in altre lingue, assai utile è «Does the Night Smell the Same...» di Emanuela Gutkowski (Liceo Classico Spedalieri di Catania), uscito recentemente per i tipi dell’IlionBooks con una prefazione di Stephen Sartarelli. La studiosa dà chiavi di lettura e di traduzione fedele ed intelligente del narrare davvero unico di Camilleri. Possono le gesta di Montalbano essere tradotte? Perché no? Provar non nuoce. Non sarà forse certo, ma questo volume non potrà non aiutare quanti nel mondo vorranno conoscere un personaggio come il commissario un po’ più da vicino.