MUSICA CLASSICA & LIRICA/Dall’Alaska una voce per Vivaldi, con Carmignola un Barocco poco noto

di Franco borrelli

Il Settecento non è solo Vivaldi. C’è infatti tutta una vera e propria folla di compositori, molti dei quali addirittura sconosciuti al grande pubblico, che meriterebbe invece non solo “qualche” attenzione ma uno studio e una rivisitazione tanto notevole e originale e variegata essa è. Alle pirotecnìe del Prete Rosso (1678-1741) dà linfa la voce del mezzosoprano Vivica Genaux, la quale, in «Vivaldi Opera Arias - Pyrotechnics», interpreta oltre una dozzina di pagine che del Nostro dandone tutti i colori della produzione lirica, accompagnata dall’Europa Galante di Fabio Biondi [Virgin Classics, gruppo EMI]. Agli altri, invece, pensa Giuliano Carmignola che, accompagnato dalla Venice Baroque Orchestra di Andrea Marcon, propone in «Concerto italiano» [Archiv Produktion, gruppo Universal Classics] quattro composizioni  per violino ed orchestra di Domenico dall’Oglio (1700-1764), Michele Stratico (1728-dopo 1782), Pietro Nardini (1722-1793) e Antonio Lolli (1725-1802).

Carismatica ed accattivante, Vivica Genaux, nativa dell’Alaska, è sempre più oggetto di costanti lodi per le sue straordinarie esibizioni su tutti i grandi palcoscenici del mondo, non soltanto per il controllo tecnico e per la bellezza della sua voce inimitabile, ma anche per le sue interpretazioni così intriganti e caratterizzate. Viene sempre più riconosciuta come una delle più accreditate interpreti della musica barocca e del bel canto, anche grazie alla sua volontà di approfondire sempre di più l’interesse per l’esecuzione di questo repertorio. In quest’album vivaldiano è semplicemente incredibile, mostrando una coloratura e un legato che, su tutte le arie, s’esaltano soprattutto nell’“Agitata da due venti” dalla «Griselda»; ma di uguale fascino sono anche le pagine tratte da «Catone in Utica», «Semiramide», «La fida ninfa» «Ipermestra», «Farnace», «Tito Manlio» e «Ramira fedele». Conosciuto per le inimitabili “Quattro stagioni” e per le centinaia di altri concerti da lui composti, Vivaldi ha firmato anche decine e decine di opere d’ispirazione storica o risalenti ai miti della classicità, dando vita a pagine d’unica bellezza ove il canto s’esalta, soprattutto quando deve indulgere a un dolce gorgheggiare.

A dispetto del famoso pseudonimo, una malattia molto misteriosa, di cui si preoccuperà tutta la vita, gli impedisce di esercitare il suo ministero e dopo un anno o due rinuncia alla messa. Secondo le sue stesse parole, sarebbe stato colpito da una certa "strettezza di petto", senza dubbio una forma di asma allora sconosciuta, analoga forse alla "strictura pectoris" dell'antica medicina. Dal 1703 al 1740 è maestro di violino e di composizione, poi "maestro dei concerti" e "maestro di coro" al Seminario musicale dell'Ospedale della Pietà, una delle quattro famose scuole di musica veneziane per ragazze orfane, bastarde o abbandonate.

Queste giovani cantavano e suonavano con ogni strumento; facevano della musica la loro occupazione principale, disponevano dei migliori maestri e le loro esecuzioni erano quindi celebri in tutta Europa (Rousseau nelle sue "Confessioni" vanta i meriti delle scuole veneziane in termini ditirambici). Vivaldi si assenta a più riprese da Venezia: dal 1718 al 1722 per dirigere la cappella del principe di Hasse Darmstadt a Mantova, nel 1723 e nel 1724 per far rappresentare delle opere a Roma (dove suona davanti al Papa). Tra il 1724 e 1725 sparisce provvisoriamente dai registri dell'Ospedale della Pietà: periodo di viaggi sui quali si è male informati. Visita comunque numerose città italiane e straniere (soprattutto in Germania e Paesi Bassi), sia in qualità di violinista che di impresario delle proprie opere (reclutando i cantanti, dirigendo le prove, controllando gli incassi).

Le sue opere strumentali erano allora celebri ovunque, soprattutto le ormai celeberrime "Quattro stagioni" e il fondamentale, superbo, "Estro armonico". Nel 1740 decide di lasciare Venezia e giunge a Vienna, dove muore il 28 luglio dell'anno successivo, povero e solitario, rovinato, si disse, dalla sua eccessiva prodigalità. Alla sua morte e anche due o tre anni prima, questo geniale musicista, celebre in tutta Europa, era caduto improvvisamente nell'oblio più completo, oblio prolungato più di un secolo e che ha rischiato di diventare definitivo.

Del quartetto offerto da Carmignola (uno dei nostri migliori virtuosi attualmente in circolazione) & Co. bisogna far notare che, malgrado certe similitudini con le pagine soprattutto vivaldiane, sono d’una originalità e d’uno spessore rimarchevoli davvero. Grandi artisti e virtuosi noti in ogni dove in Europa (tenevano infatti concerti praticamente ovunque, da San Pietroburgo a Madrid, da Vienna ad Amburgo, per non parlare di Londra e della Scandinavia), sono compositori nuovi non solo al grande pubblico ma anche a qualcuno dei cosiddetti “addetti ai lavori”. I concerti di Dall’Oglio, Stratico e Nardini sono qui incisi per la prima volta al mondo. Eppure, ad ascoltarli, ci sono più familiari di quanto si posssa pensare, per quel calore tutto peninsulare e per quei luminosi colori (anche nei momenti ove prevale più la malinconia e la nostalgia) inconfondibilmente mediterranei.