IL FUORIUSCITO/Chi se ne frega dell’eccellenza

di Franco Pantarelli

appartengono tutti alla generazione dei trenta-quarantenni. Uno di loro ha scoperto l'esistenza del corallo nero al largo della Calabria; un altro é stato selezionato per far parte di un progetto del Marine Genomics Europe, che sarebbe il network scientifico di eccellenza dell'Unione Europea. Poi c'è quello che sa tutto della biodiversitá nel Mediterraneo; quello che conosce perfettamente le correnti migratorie delle varie specie marine e insomma i ricercatori dell'Ispra, l'istituto superiore per la ricerca e la protezione dell'ambiente, racchiudono nei loro cervelli tutto ció che bisogna sapere in fatto di ambiente, in un'epoca in cui nessuna intrapresa puó piú permettersi di ignorare questo aspetto dell'attivitá umana.

In totale, nel corso degli ultimi anni la gente dell'Ispra ha messo insieme qualcosa come trecento publicazioni circa, in Italia e all'estero, ha presentato circa cinquecento comunicazioni nei congressi scientifici e ha redatto un migliaio di relazioni tecniche.

Ma siccome l'Italia é governata da gente che dell'eccellenza scientifica se ne strafotte, da un mese a questa parte quella gente é ridotta a "fare i corsari", come dice uno di loro provvisto di una buona immaginazione. La realtá cruda é che in quest'ultimo mese I ricercatori dell'Ispra si sono attestati sul tetto del loro istituto per protestare contro il fatto che di qui a poco non avranno piú la possibilità di continuare a svolgere la loro attività. Di giorno agitano cartelli e lanciano slogan col megafono, di notte si riparano sotto una tenda che hanno issato nel terrazzo dell'edificio. Il vento che si è levato fortissimo nelle ultime notti agitava pericolosamente i teloni della tenda e di qui il parallelo con le vele dei corsari strapazzate dai venti dei Caraibi, sempre improvvisi e impetuosi.

Ma perché la ricerca che viene compiuta all'Ispra rischia la cancellazione, nonostante il suo ottimo andamento? Perché la precarietà - questo animale mitologico che ormai ha fagocitado l'intero mondo del lavoro in Italia - non risparmia nessuno, neanche chi sta svolgendo un lavoro che deve continuare perché quella della difesa dell'ambiente si va sempre piú profilando come la sfida piú ardua del nostro tempo. Il governo italiano pare che lo sappia, visto che in fondo a Copenaghen c'erano anche i suoi rappresentanti, ma una volta ripartiti dalla capitale danese devono essersi messi a guardare i registri e hanno scoperto che quelli delle publicazioni, delle comunicazioni ai congressi scientifici e delle relazioni tecniche sono tutti precari, alcuni perfino da un decennio. Se peró pensate che, presi dalla vergogna, si siano messi al lavoro per "regolarizzare" la gente dell'Ispra, siete completamente fuori strada. Per loro, eliminare lo scandalo del precariato non vuol dire dare dignitá a chi

lavora, vuol dire mandarlo a casa. Nel giugno scorso dall'Ispra sono stati cacciati 230 ricercatori perché il loro contratto era scaduto, ora ne verranno cacciati altrettanti perché il loro, di contratto, scade il 31 dicembre. Aspettiamoci un'altra schiera di fuorusciti da questa Italia immemore. Il lavoro svolto che non conta nulla. I successi ottenuti che non vengono presi in considerazione. I progetti di ricerca impostanti e destinati a proseguire nel futuro di cui nessuno piú si occuperá, rientrano nella tradizione di scarsa amicizia - chiamiamola cosí - fra l'Italia ufficiale e la gente del sapere. Il fascismo aveva un alleato che quando sentiva pronunciare la parola cultura "metteva mano alla pistola". I democristiani tacciavano di "culturame" quelli che leggevano e scrivevano. I berluscones di oggi, che leggono poco e scrivono meno, sembrano non avere nessuna idea di ció che sta accadendo e se ce l'hanno fanno in fretta a scacciarla.

L'arrampicata sul tetto doveva servire ad attrarre l'attenzione dell'opinione pubblica e a sollecitare una discussione con i responsabili politici per esaminare insieme la situazione. Ma non è accaduto nulla: l'attenzione attratta è stata solo quella dei loro colleghi, ricercatori e precari, che li hanno tempestati di messaggi di solidarietà; e quanto ai responsabili politici, la ministra dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha fatto sapere che non c'è nulla di cui discutere e che comunque, se proprio vogliono, li incontrerá il 20 gennaio, cioè quando i loro contratti saranno scaduti. La furbetta.