Che si dice in Italia

Il futuro del congiuntivo

di Gabriella Patti

la battuta della settimana, che mi ha fatto proprio ridere, l’ha detta Alessandra Mussolini durante uno dei soliti rabbiosi e sconfortanti salotti televisivi della politica. L’argomento era Antonio Di Pietro, l’ex magistrato di Mani Pulite e leader dell’Italia dei valori il cui fiero anti-berlusconismo non va proprio giù alla maggioranza. Di Pietro, si sa, ha un modo di parlare irruente e non sempre grammaticalmente impeccabile, per dirla diplomaticamente. E la Mussolini, nella foga del suo furioso attacco all’ex magistrato e forse senza nemmeno accorgersi di stare dicendo una cosa indubbiamente divertente,  si è lasciata scappare la seguente frase: "Non mi preoccupa il futuro. Mi preoccupa il congiuntivo".

 VERRA’ PERDONATO ANCHE LUI, perché in Italia siamo buoni e scordarelloni. Ma certo ci vorrà un po’ di tempo prima che i passeggeri dei treni dimentichino  l’infelice arroganza dell’ingegner Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia. Il Paese è finito sotto la neve e un eccezionale ondata di maltempo.

Quindi, comprensibilmente: treni cancellati o in forte ritardo, per non parlar degli aerei. Fin qui, nulla di male. Non è colpa dell’ingegnere se l’inverno è fatto così. Magari, questo sì, avrebbe potuto sincerarsi che i tanto sbandierati e nuovi di pacca convogli dell’Alta Velocità, i Freccia Rossa e Freccia d’Argento che permettono (condizioni climatiche a parte) di andare da Roma a Milano in appena tre ore, siano oltre che belli anche in grado di non fermarsi, con le portiere congelate, appena la temperatura scende. Ma, pazienza. Nel Nord Europa è andata peggio, ha tenuto a sottolineare il nostro mettendo le mani avanti. E ha ragione. Ma! dove ha sbagliato – e temo che non se la possa nemmeno prendere con un suo consulente di pubbliche relazioni perché l’infelice battuta gli è uscita spontanea – è stato quando ha detto che i passeggeri potrebbero pure pensare a portarsi in treno viveri di scorte e coperte per ripararsi dal freddo. E, tanto per aggiungere la ciliegina alla torta, ha chiarito subito che nessuno si deve mettere in testa di chiedere un rimborso del biglietto, nonostante le ore e ore di ritardi e di seri disagi. Che differenza di stile, e di managerialità, con quanto è avvenuto all’estero dove, comunque, i biglietti verranno rimborsati. Lasciamo perdere il Giappone, dove il ministro dei Trasporti si è dimesso perché nel corso dell’anno i treni nipponici avevano accumulato un ritardo di … otto minuti. Guardiamo alla vicina Francia. Il treno rimasto bloccato per 13 ore sotto la Manica ha letteralmente mandato su tutte le furie il presidente Sarkozy. In televisione tratteneva a stento la rabbia e mentre parlava – o meglio: sibilava – si è visto chiaramente che dalle sue labbra partivano furibondi schizzi di saliva. Non sarà stato un bello spettacolo, d’accordo. Ma i francesi hanno potuto chiaramente capire che il loro capo era davvero compartecipe dei loro problemi. Qui in Italia, invece, manager e politici alla Moretti dimostrano senza ombra di dubbio che del pubblico, che pure dovrebbero servire se non altro per via dei lauti stipendi che prendono, proprio non si preoccupano. Capito, ingegnere?

MA I POLITICI PER UNA POLTRONA SON PRONTI A TUTTO. Anche coloro che, dicendo di essere ben diversi da quelli della cosiddetta Prima Repubblica, tuonano a parole contro Roma e i palazzi romani. Prendete Giancarlo Galan, "governatore del Veneto" in quota Pdl ma che ha sempre avuto frasi e atteggiamenti da leghista. Berlusconi deve accontentare Bossi e gli promette per uno dei suoi il posto di presidente del Veneto. Apriti Cielo. Galan protesta, giura che non mollerà l’incarico e si ricandiderà. Gli propongono di fare un cambio: una posto da ministro, quello dell’Agricoltura retto dal leghista Luca Zaia (proprio l’uomo destinato a guidare il Veneto al suo posto). Lui ruggisce: "Mai! E poi questo è il ministero della mozzarella". Come è finita? Che Galan accetta "con un atto di grande generosità". Andrà a occuparsi di mozzarelle, per di più nella odiata (a parole) Roma.

MA SIAMO ALLE PORTE DELL’ANNO NUOVO. Ottimismo, speranza e buoni sentimenti si impongono. E allora l’animo si rasserena pensando a Mario Scaccia. Compie 90 anni questo attore straordinario, dal carattere difficile per non dire scontroso come solo i grandi sanno avere. Poco conosciuto all’estero, ha illuminato i palcoscenici d’Italia. E continua a farlo. Indimenticabili i suoi personaggi, con un repertorio che spazia da Petrolini a Shakespeare. E con questo spirito, facendo gli auguri a un personaggio – lui sì - sempre tutto d’un pezzo che faccio gli auguri a tutti voi.