PUNTO DI VISTA/ Inciucio alle porte

di Toni De Santoli

il "qualunquista" stavolta vi parla "a braccio", cari lettori che meritereste corrispondenze dall’Italia ben più confortanti di quelle che vi arrivano poiché – conoscendovi piuttosto bene – so che per voi l’Italia assurge allo ‘status’ di deità… Essa è ben più di un Paese, di una Nazione coi suoi confini (oramai cancellati dall’infame trattatello di Schengen), le sue caratteristiche geografiche, le sue particolarità regionali, cittadine. E’ uno "state of mind". E’ un faro. Una luce. Rappresenta ciò che fu sotto Augusto, Traiano, Marco Aurelio. Anche sotto Crispi. Anche sotto Mussolini. E poi sotto i governi repubblicani della strabiliante Ricostruzione nazionale avvenuta all’incirca fra il ’48 e il ’55. E’ una luce che sul piano materiale (esso, tuttavia, importantissimo, ci mancherebbe!) non ha indirizzato su molti di voi il proprio bagliore, il proprio calore. Forse per questo (per il ‘paradosso’ dell’amore) all’Italia volete ancora più bene e vi aspettate tuttora che essa, un giorno – non si sa mai – si accorga di voi e a voi regali finalmente il bacio che aspettate, ma che aspettate senza chiederlo, senza reclamarlo. E in questo risiede la vostra grandezza. In questo risiede la vostra nobiltà d’animo. Anche in questo siete di esempio.

Abbiate ancora dell’Italia l’idea che in voi brilla fino da quando eravate bambini o ragazzi. E’ un’idea che ha una sua valenza, una sua ‘concretezza’ storica. Una sua forza oggettiva. Forse, un giorno, quella vostra "idea" dell’Italia si presenterà nella fisionomia e nello spirito della Nazione che si occupa dei propri figli, che antepone l’interesse dei propri figli alle suggestioni di un internazionalismo che "non" è – non può essere – vero amore verso i poveri, gli sfruttati, i perseguitati che giungono da altre latitudini. Esso è soltanto elemosina. E’ un modo quacchero di tendere la mano al "sudicio", ma con la inconfessata speranza di non insudiciarsela troppo la mano che, in realtà, non è poi tanto in sintonia col cuore… Col cuore di uno che mente a se stesso…

Ma non crediate, ecco, che per la nazione italiana arrivino ora tempi ‘migliori’. L’"inciucio", l’ennesimo "inciucio" (la cooperazione sorda, personalistica, equivoca fra maggioranza e opposizione), sembra essere alle porte. E’ l’inciucio che al governo di destra permetterà di riscuotere plauso per la considerazione che esso ‘dimostra’ verso la minoranza parlamentare, è l’inciucio che la sinistra stessa (sinistra…) desidera poiché atterrita dall’eventualità di dover affrontare le elezioni anticipate. Atterrita dalla sola ipotesi di andare allo scontro elettorale con il "sistema" Berlusconi. Paralizzata dall’idea stessa di osare quando osare potrebbe invece far cogliere brillanti vittorie. Dopotutto, alla guida del Pd – il maggior movimento d’opposizione – si trova un signore il quale ha disertato la manifestazione anti-governativa del 5 dicembre; un signore che ha un po’ troppo l’aria del pensatore per essere un pensatore vero… Il suo nome è Pierluigi Bersani. Il quale, dopo l’illusorio, "fascistoide" proclama di Prato di un mese fa (mobilitazione, riscossa, vedranno con chi hanno a che fare…!), punta invece sulla trattativa, sul negoziato, sul "compromesso"… Questo signore sembra aver appreso alla perfezione la lezione impartita pochi giorni fa da Massimo D’Alema, ex-comunista, ex-primo ministro (delle bombe del ’99 su Belgrado…): l’inciucio serve, l’inciucio è saggezza politica, l’inciucio è "nobile". Eppoi siamo a Natale, bisogna essere tutti più buoni, più comprensivi, ci mancherebbe…

In altre parole, affrontate, italiani!, la fame, le ristrettezze, il precariato, la delinquenza di torme di individui piombati dall’Est europeo e di autoctoni emiliani, lombardi, veneti annoiati e perversi… Affrontate con baldanza tutto questo in nome dell’inciucio, che è "saggezza", saggezza politica tesa al bene comune…
Non s’era mai vista – mai! – una sinistra che tremasse all’idea di scendere in piazza, all’idea di far valere le ragioni di chi nulla, o ben poco, stringe fra le proprie mani. Però, l’"Italia" è qualcosa di ben più alto ancora in cui credere.