MUSICA LIRICA/“Fritz” superstellare

di Franco Borrelli

Un «Amico Fritz» davvero con i fiocchi e con un cast stellare quello offerto dal maestro Alberto Veronesi, che, sul podio dell’Orchester & Chor der Deutschen Oper di Berlino, si avvale, fra gli altri, dell’ausilio di Angela Gheorghiu (un’incantevole, dolce e romantica Suzel), Roberto Alagna (impeccabile Fritz), Laura Polverelli (nelle vesti dello zingaro Beppe) e George Petean (il rabbino David). Il doppio album è targato Deutsche Grammophon (gruppo Universal Classics), ed è già - e giustamente - saldamente ai vertici delle hit parade della lirica internazionale. Un’edizione davvero da custodire gelosamente, ma con un solo difetto: come mai  nelle note accompagnatrici, con le introduzioni in inglese, tedesco e francese, non ve n’è una in italiano? Eppure il libretto è di Nicola Daspuro (su un testo di P. Suardon) e Pietro Mascagni è esempio da sempre di squisita e piena italianità.

Registrata lo scorso anno “live” in Germania, dove venne subito definita dai critici “un regalo musicale davvero raro”, è la seconda opera del Nostro - seguendo l’ordine cronologico -, successiva al grande successo della «Cavalleria rusticana». Tratta della vicenda di Fritz, un proprietario terriero scapolo che s’innammora della giovane Suzel, la figlia di uno dei suoi fittavoli. La pagina sua più deliziosa, nel repertorio dei grandi soprani e tenori, è il famosissimo duetto delle ciliege (“Suzel, buon dì”), che la coppia Gheorghiu-Alagna interpreta con un trasporto e una passione davvero rimarchevoli. Un timbro vocale il loro semplicemente incredibile, nonché una coloratura e una luminosità che fanno delle loro due fra le voci più fascinose della lirica di questi tempi; e un affiatamento (nella vita reale i due son moglie e marito) che giova incredibilmente alla passione che fra i due personaggi sboccia. Pure deliziose e assai piacevoli all’ascolto “E anche Beppe amò” intonata da Fritz/Alagna, “Non mi resta che il pianto” di una struggente Suzel/Gheorghiu, e l’altro duetto fra i due amanti “Ah! Ditela per me quella parola”.   

«Deliziosa ed esile - concordano moltissimi dizionari d’opera come, ad esempio, quello della Baldini & Castoldi -, tutta melodia e sentimento, è questa un’opera che ebbe notevole e meritata fortuna, che tuttora prosegue: furba al punto giusto, e forse un po’ di più, con quel violino e quelle canzoni, tanto che proprio di quelle astuzie fu accusata. Ma non c’è accusa che tenga, e “L’amico Fritz” resta l’unica di Mascagni a far compagnia stabile a “Cavalleria rusticana” nel repertorio lirico, lontana da quei toni sanguigni, anche in orchestra, che avevano caratterizzato l’esordio del musicista livornese. La scommessa di Mascagni... fu intesa a dimostrare che non era stato Verga il motivo del successo di “Cavalleria”: e a quel pessimismo corrisponde il lieto fine, alla Sicilia una nordica rarefazione, a quei colori un’aria tersa, a quel sangue una limpida castità che sconfigge il cinismo. È un mondo di buoni sentimenti ritratti con leggerezza strumentale. Si passa dai toni di ‘superverismo’, che mostra i muscoli nell’idillio, a momenti di ambiguità tonale - tocchi arcaizzanti per la melodia e l’armonia - ma sempre accattivanti. E tutto in un seguito di quadretti che infilzano una storia quasi senza intreccio, il cui esito è noto dalla prima battuta, come in tutte le storie d’amore che finiscono bene».

Inconfondibile anche il tocco particolarmente intenso che alla lettura del capolavoro mascagniano dà il maestro Veronesi, sempre più impegnato nella (ri)scoperta della musica veristica, in ogni sua piega e con una resa che lascia a dir poco piacevolmente stupefatti.