TEATRO \ BROADWAY & DINTORNI/ Il cuore? Un cacciatore solitario

di Mario Fratti

Non è facile adattare un romanzo per il palcoscenico. Rebecca Gilman riesce a darci il meglio del romanzo "The Heart is a Lonely Hunter" di Carson McCullers (Workshop Th., 79 East 4th Street). Uno dei protagonisti è il sordomuto Singer (Henry Stram). E' un bravo attore che deve alternarsi in molte scene mute e, di tanto in tanto, con spiegazioni al pubblico. Va a vivere in una modesta pensione dove viene ben accolto e benvenuto dalla giovane Mick (Cristin Milioti) che ama la musica ed ascolta con gioia la radio comprata da Singer. C'è a destra un bar frequentato dal disoccupato Jake (Andrew Weems) che è un progressista con idee socialiste. Difende sempre i lavoratori e trova, con grande soddisfazione, scritte sui muri che inneggiano ad un nuovo mondo con giustizia. Va alla caccia dello scrivente. E' forse il simpatico, generoso dottore afro-americano Copeland (James McDaniel)? Siamo nel Sud dove le minoranze non possono esprimere le loro opinioni liberamente.

Anche lui è un progressista con una figlia che non condivide le sue opinioni. Portia (Roslyn Ruff) è molto religiosa. Il severo, serio dottore viene maltrattato e picchiato dai poliziotti bianchi. Singer ha un solo amico, il sordomuto I.N. Sierros. Quando lui muore, Singer si sente solo e si suicida. Un mondo dove tutti si sentono isolati ed ignorati. Un finale che avrebbe potuto essere magnifico con un piccolo ritocco. Jake prende la valigetta e se ne va. Mick era seduta al bar. Avrebbe dovuto seguirlo, simbolicamente. Ben diretto da Dough Hughes.

Il trattamento brutale contro gli afro-americani è presente anche nel miglior musical del mese: "Memphis" di Joe DiPietro (libretto e liriche); musica e liriche di David Bryant (Shubert Th., 225 West 44th Street). Negli anni Cinquanta non era ancora accettato e lodato il mondo della musica afro-americana. Vediamo un meraviglioso gruppo di musicisti in un bar. Si stanno godendo il ritmo del "rock and roll" e dei "blues". Entra il giovane Huey (Chad Kimball), un bianco che ama quella musica e si offre di pubblicizzarla. Molta diffidenza E' un vero amico? La cantante Felicia (Montego Glover) si fida, lentamente, con riluttanza. Huey che non ha potere ma solo iniziativa e buona volontà le promette un'audizione in una stazione radio. Mantiene la promessa e diventano amanti contro il parere della scandalizzata madre di Huey (Cass Morgan). Ci sono ancora molti ostacoli nel mondo bianco e la coppia Felicia-Huey viene picchiata ferocemente da un gruppo di razzisti. Si arriva finalmente al momento in cui un impresario bianco fiuta l'affare, li mette in circolazione e guadagna alle loro spalle. Ma la musica afro-americana è ora trionfante. Spettacolo vivace, allegro, entusiasmante, ben diretto e coreografato da C. Ashley e S. Trujillo. Caldi applausi. Un bel successo.

C'è poi una commedia scritta e diretta da Kenneth Lonergan: "The Starry Messenger" (prodotto dal New Group - 410 West 42nd Street). Quando un autore dirige manca il tocco veloce del regista. Questa produzione procede con lentezza. Il simpatico Matthew Broderick è Mark, un professore che insegna e spiega il firmamento. I due studenti gli fanno domande imbarazzanti (Stephanie Cannon e Kiefan Culkin). Il dialogo con la moglie (J. Smith-Cameron) è prevedibile. Si parla di domesticità. Barlumi di realtà appaiono nella vita di Mark quando incontra ed ama Angela (la bella, gentile Catalina Sandino Moreno). Momenti di vero dramma? Quando si ha l'impressione che una figlia (Doris Ketterly-Welles) voglia la morte del padre (Mervin Goldsmith). Non succede.E quando un prete sconvolge Angela dicendole che il suo bambino è morto perché lei va a letto con un uomo sposato. Bravi attori. Applausi. Tanti differenti soggetti.
Maripat Donovan ha scritto e recita come suora in "Sister's Xmas Catechism" (221 West 46th Street). Buona satira sulle religioni e alla fine invita il pubblico a fare un presepe vivente. Due giovani donne si amano in "She Likes Girls" di Chisa Hutchinson al teatro Ohio (66 Wooster). La bella sensuale Karen Sours è chiaramente omosessuale. Corteggia ed alla fine conquista Karen Eilbacher. Le loro madri ed i loro amici le disprezzano. Alla fine la giovane conquistata accetta e si vanta della sua relazione. Viene uccisa.

Abbiamo un'altra donna che dice pane al pane e vino al vino e parla con sincerità della sua vita sessuale. Tracy Shayne in "Biography" di S.N. Nehrman (Mint Th., 311 West 43rd Street). E' nel ruolo di Marion, una pittrice che ha avuto un passato erotico attivo. Arriva un giovane editore (Kurt \ George Kareman) che le offre una grossa somma se scrive la sua fumante biografia. Accetta, inizialmente. Ma arrivano le complicazioni. Un suo fidanzato è Bunny (Kevin Albert). Sta avendo una carriera politica e la prega di saltare il capitolo che lo riguarda. Altri corteggiatori sono Tyne Firmin, Keith Barber e Simon MacLean nello sgargiante ruolo di divo cinematografico. Marion non nasconde nulla; viene aiutata dalla brava cameriera Cheryl Orsini. Alla fine, Marion decide di bruciare le poche pagine che ha già scritto. Bravi. Si ride ed applaude.

I due migliori monologhi del mese sono "The Last Cargo Cult", scritto e interpretato da Mike Daisey, e "Do Not Go Gentle" di Leon Pownal, interpretato da Geraint Wyn Davies. Nel primo, al Public Th. - 425 Lafayette, l'autore ci sorprende dando dollari (uno, dieci, cento) a tutti gli spettatori. Ci narra poi le sue esperienze in un'isola dove gli americani misero una base militare. Ci dice alla fine che quei soldi li ha guadagnati e spera gli vengano restituiti. Ho l'impressione che tutti lo abbiano fatto. Io ne avevo dieci. Bravissimo.
Nel secondo (Clurman Th., 410 West 42nd Street) l'attore è agitato e tormentato. Si vede in purgatorio nel ruolo del poeta Dylan Thomas che morì a trentanove anni dopo una vita di eccessi. Gli dispiace aver bevuto troppo ed aver tradito tante volte la moglie. Interessante la sua gelosia per il linguaggio di Shakespeare. Appassionato e convincente. Molti applausi.