Che si dice in Italia

La lotteria dell’umiliazione

di Gabriella Patti

La notizia è stata presentata da alcuni giornali italiani come una "curiosità" di cui sorridere. A me, invece, pare francamente inquietante. E anche un poco umiliante nonostante il grande successo che ha accompagnato il tutto. Anzi: forse proprio per questo. Parlo di quella che è stata definita "la lotteria del precariato": quattro contratti di lavoro a termine, della durata di un solo anno, estratti a sorte fra i clienti di un supermercato. Per ora il fatto è avvenuto solo in Sardegna, a Villacidro nella provincia del Medio Campidano: perché l'idea è venuta ai manager di un consorzio del posto che rifornisce un paio di supermercati dell'isola. Ma visto l'entusiasmo suscitato, documentato dalle foto che mostrano una folla osannante a braccia alzate, è probabile che l'iniziativa verrà estesa. Siamo in mezzo a un crisi economica pesantissima che non accenna a finire, i posti di lavoro scarseggiano, o meglio: non ci sono proprio. Soprattutto per i giovani il futuro è quanto mai incerto, sappiamo. E così, quando si è saputo dell'iniziativa, alla "lotteria" si sono presentati in ben 180mila speranzosi.

Praticamente un terzo della popolazione della Sardegna. Requisiti: avere tra 19 e 28 anni, limite di età elevato a 32 anni in caso di disoccupazione prolungata. C'è anche un secondo requisito: per partecipare bisogna fare una spesa di almeno 30 euro in uno dei supermercati aderenti all'iniziativa. Provate a moltiplicare 30 euro per 180mila e capirete che, intanto, i manager il loro guadagno se lo sono fatto. Quando sono stati estratti i primi quattro nomi dei fortunati (fortunati? Una retribuzione al minimo del contratto del commercio e turismo per un solo anno di lavoro tra gli scaffali e i magazzini di un supermercato) gli applausi sono scrosciati. A me il tutto ha fatto venire in mente uno dei film più crudeli che abbia mai visto: "Non si uccidono così anche i cavalli?", pellicola girata da Sidney Pollack nel 1969, protagonista Jane Fonda. Ricordate? Racconta di un'altra gara in una stagione di crisi e di fame: la coppia che resiste di più a ballare ottiene dei soldi, giorni e notti di sfinimento, in piedi a danzare sempre più distrutti,  per una misera borsa. Ma, evidentemente, sono io a sbagliare. Lo dicono quegli applausi in Sardegna. Ovviamente: si replica. Sono già state annunciate altre lotterie.

   GEORGE CLOONEY, con il supporto di un altro pezzo da Novanta di Hollywood, John Malkovich, contro due piccoli calibri come Paolo Bonolis-Luca Laurenti? Non c'è storia, direte. Sbagliate. Intanto perché in Italia ne stanno parlando tutti: quindi è una partita che quanto meno si gioca quasi alla pari. E poi perché nella guerra del caffè, scoppiata per uno spot che potrebbe essere stato copiato, non è detto che il duo italiota sia destinato alla sconfitta. Marchio contro marchio, la Lavazza accusa la Nespresso di Cloney-"what else?"  di avere ripreso una sua vecchia idea: San Pietro che fa da arbitro nella tenzone sul migliore aroma e gusto fra le tazzine di caffè. A fare da San Pietro e da spalla a Clooney è nientemeno che Malkovich. A fare da spalla a Bonolis è... Laurenti. Chi vincerà? Di sicuro a guadagnarci saranno gli avvocati, che in queste cause ci sguazzano e si ingrassano. E, alla fine, si troverà un accordo. Perché in Paradiso accanto a San Pietro c'è posto per tutti. Purché forniti di un po' di buona volontà.

PERCHE' NON PARLO DELL'AGGRESSIONE A BERLUSCONI da parte di uno squilibrato? Perché ne parlano tutti. Ed è l'ennesima occasione per tirare fuori i pregiudizi peggiori e più sballati. Dico solo che per una mia amica, persona altrimenti dotata di buon senso, è sicuro che il lancio della statuetta del Duomo "è un chiaro complotto della sinistra". Allora, sono giunta alla conclusione che è meglio non parlare. Mi ha colpito molto di più, in questa settimana di passione (ma ormai in Italia le settimane della politica sono tutte ... accese, litigiose, sguaiate) mi ha colpito di più, dicevo, il monito del cardinale Bagnasco: "Se continua così si rischia il ritorno di mostri del passato". Confesso che ho provato un brivido lungo la schiena. Perché una cosa è se a pensare male sono io e mi tengo i miei pensieri dentro di me. Ben altra cosa è se un alto e influente prelato queste stesse cose le dice ad alta voce. La Chiesa, nella sua storia millenaria, ha commesso anche lei i suoi errori. Ma non ha mai parlato a vanvera. Se ora un Cardinale ben ascoltato dal Papa decide di esternare in questo modo le sue preoccupazioni, vuol dire che il rischio è reale. E io non sono la solita sospettosa.